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UniCredit, 7 miliardi per rilanciare l’economia
Scritto da r.b.   
Martedì 10 Marzo 2009 04:13

UniCredit, 7 miliardi per rilanciare l’economia
150 milioni per le imprese del Trentino, 70 sportelli e una presenza capillare in tutta la provincia

Mai come in questi tempi di crisi il ruolo delle banche è stato evocato per sostenere il mondo delle imprese e dell’economia in generale e accompagnarlo “per mano” fuori dal tunnel. Nei mesi scorsi abbiamo visto come la presenza del credito cooperativo costituisca per il Trentino una risorsa importante in momenti di difficoltà economica come questi. Non solo Casse rurali, però. C’è un’altra banca che ha una presenza capillare nelle valli ed è UniCredit, che dopo l’acquisizione della Cassa di risparmio di Trento e Rovereto, ha più di 70 sportelli in provincia, e 3 in Giudicarie ed è impegnata in un  programma di sostegno alla micro e piccola impresa molto importante; 7 miliardi per le imprese italiane, 150 milioni di euro per quelle trentine. Ce ne parla Romano Artoni, direttore commerciale di UniCredit Banca per il Triveneto.

“Si tratta di un’iniziativa molto significativa – spiega Artoni – che ci dà la cifra di quello che è l’impegno di UniCredit nei confronti delle piccole e medie imprese in questa difficile congiuntura economica. Proprio in questi giorni (il 2 e 3 marzo, ndr.) presenteremo a Roma ai consorzi di garanzia e alle associazioni delle imprese questo nostro progetto, “Impresa Italia”,  di forte impulso alla nostra economia: abbiamo infatti stanziato 7 miliardi di euro a livello nazionale per aiutare le nostre aziende a riprendersi dalla crisi e a superare questi momenti di difficoltà. Per quanto riguarda il Trentino ci saranno 150 milioni di euro a disposizione delle imprese, oltre ai normali impieghi che comunque portiamo avanti.”
Una presenza, quella di Unicredit, che in Trentino è molto radicata e capillare, nonostante essa sia un grande gruppo internazionale.
Più che internazionale, direi europeo. Siamo infatti presenti in 23 paesi europei e nella grande maggioranza siamo tra le prime banche a livello di singoli Paesi. In Italia siamo secondi per quote di mercato, ma le dimensioni del gruppo non ci impediscono di avere una presenza capillare anche in Trentino, che ci deriva principalmente dalla Caritro, e ci porta in eredità 70 sportelli in tutta la provincia. In Giudicarie sono 3, quelli di Tione, Ponte Arche e Storo, oltre ad Centro piccola impresa. Una delle cose nelle quali crediamo maggiormente e sulla quale fondiamo la nostra strategia è quella di continuare ad essere banca  nel e per il territorio.
Che cos’è il Centro piccola impresa?
Si tratta di un apposito servizio con colleghi specializzati, che segue la micro-piccola impresa, quella cioè con fatturato sino a 3-5  milioni di euro, che è poi l’impresa tipica del tessuto economico italiano e ancor più di quello trentino, di cui è l’ossatura.
Attualmente la zona delle Giudicarie evidenzia situazioni di crisi, che però con il sostegno delle banche locali può trovare anche degli spazi di rilancio. Qual è il ruolo di una banca come UniCredit in questo momento di crisi a livello di sostegno al credito e alle piccole e medie imprese?
La crisi è  un dato di fatto anche nel suo connotato di essere la prima vera crisi globale, che ha investito rapidamente tutti i continenti e, ciò che più preoccupa,  molto più persistente di quello che inizialmente ci si poteva attendere. Per quanto riguarda il ruolo di una banca come la nostra, dobbiamo pensare alla crisi come un’opportunità di uscire più forti, i nostri clienti e noi, ma lo possiamo fare solo attraverso un approccio equilibrato e facendo tutti meglio il nostro mestiere.
Questo per le imprese, per i cittadini e le famiglie, invece?
Anche qui il nostro sforzo è stato notevole. Per le famiglie in difficoltà a causa di eventi particolari, quali ad esempio la cassa integrazione, il licenziamento o altri che in questo momento possono rappresentare un problema ancora più accentuato abbiamo previsto la possibilità di sospendere per un anno il pagamento della rata del mutuo. Ora è probabile che la stessa cosa venga decisa a livello governativo e se così fosse avremmo in qualche modo anticipato il legislatore, cosa peraltro già accaduta quando per primi abbiamo eliminato i costi di chiusura e trasferimento dei conti correnti e dei dossier titoli, poi normata dal  decreto  sulle liberalizzazioni.
Qual è la mole annuale di investimenti sul territorio Trentino e giudicariese di Unicredit?
Dal 2004 Unicredit ha visto crescere la mole dei finanziamenti (prestiti, mutui) ai cittadini e alle imprese trentine in doppia cifra, con gli impieghi che rappresentano una quota ben superiore alla raccolta diretta, a dimostrazione che il Gruppo crede molto in questo territorio, nelle sue potenzialità e nella solidità delle sue persone.
Questa crisi quali influssi ha avuto sul rapporto tra i risparmiatori e le banche?
Se intende un calo di fiducia nei confronti delle banche direi di no. Al contrario si tratta di un momento di forte stimolo per noi a stare sempre più vicini ai clienti, sempre più attenti alla gestione dei loro risparmi, attenendoci naturalmente alla propensione al rischio, notoriamente improntata alla prudenza.. Niente avventure, dunque, né ora né nel recente passato: avevamo una esposizione assolutamente minima dei nostri clienti sui titoli Argentina, così come sono pochissimi i nostri clienti che hanno  acquistato titoli come Lehman, che altresì non abbiamo mai proposto.
Cosa c’è di vero nelle voci sulle difficoltà di Unicredit che si leggono sui giornali e qual è la reale situazione del gruppo?
UniCredit è quotata  e i suoi bilanci sono trasparenti,  visibili e trimestrali; non tutte le realtà bancarie in Italia hanno questa situazione. Parlando di fatti il nostro Gruppo ha consuntivato nel 2008 circa 4 miliardi di euro di utile netto ed è l’unico ad aver affrontato la situazione ricorrendo ad un aumento di capitale, senza ricorrere all’aiuto pubblico come hanno fatto le banche in Gran Bretagna, in Germania o negli Stati Uniti.