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Traduzioni e Comunicazione

“Games Without Frontiers”: la pittura di Manuela
Scritto da Alessandro Togni   
Martedì 24 Febbraio 2009 16:48

“Games Without Frontiers”: la pittura di Manuela Nicolini
Scenari cosmici e deflagrazioni di colori nei suoi dipinti

Attraverso la sua pittura cosmica che si manifesta in oceani di colore, Manuela Nicolini (vive e lavora a Ghedi – BS) rievoca scenografie della mente, psichedelie ai confini della percezione. Viaggi magici in universi siderali dove appaiono sospesi territori della memoria cosparsi di nature in trasformazione, luoghi dove coagulano materie mosse dalle energie delle sostanze sottili, deflagrazioni di enorme vastità istantaneamente osservate da un occhio bambino luccicante di stupore.

Una figurazione manifestamente voluta per rendere corpo visibile alle forme non sempre comprensibili dei nostri pensieri, una facoltà restituita alla pittura capace non solo di rendere traduzione dei macro eventi dell’immaginazione, ma anche di aiutare la nostra armonia interiore attraverso una sorta di gioco, del quale non conosciamo mai le effettive risultanze.


Il colore inteso come decodifica della luce, lasciato al suo stesso destino sopra le superfici, in maniera apparentemente incontrollata e per questo in grado di assestare cosmografie di grande effetto. La quantità rinvenibile di disordine formale nella sua casualità diviene elemento di un ordine superiore: in nessuna delle opere di Manuela appaiono masse cromatiche omogenee, mentre si muovono, mescolandosi e creando infinite variabili, i colori come fossero crema scaturita dalle pieghe nell’ombelico del mondo, midollo dove scorre l’intelligenza delle galassie.
La vorticosa evoluzione dei colori, a volte arroccati in grumi sporgenti, altre volte in liquefazione, trova la sua collocazione dentro spazi visionari attraversati da comete in viaggio e si rivela in tutta la sua potenza evocatrice.
E’ quella di Manuela una forma di astrazione estrema, dove il caso occupa un’importanza particolare, come se alla pittura venisse consentita una specifica vita autonoma, in parte anche superando le intenzioni dell’artista. Espressionismo astratto di natura novecentesca, grondante di interiorità, foriero di stille per la comprensione del futuro, abitato da macchie nel caos che tuttavia non è mai portatore di drammaticità, anzi, semmai è tramite per un nostro rientro in una dimensione morbida, pur se sconosciuta ed ultraterrena. 
In parte, dalle masse colorate dilatate e pulsanti, emergono tratti di una riconosciuta morfologia umana, come se i corpi e i simboli fossero presenti ma sommersi in una navigazione armoniosa.
E quindi ecco la distinguibile rossa figura distesa ed ammantata nel bianco dell’esplosione della Via Lattea; il gigantesco cuore multicolor inondato dalle eco delle vibrazioni di fondo; il fascinoso occhio di donna in volo sopra le onde gialle del fuoco dell’immaginazione. Intenzioni estetiche di un’artista capace di “intra-vedere” ed indicare alla nostra sensibilità le istantanee di questo mondo in costante mutazione.
Anche il suono appartiene a questa iconografia visionaria cosparsa di energia positiva: si intuisce l’esplosione costitutiva, rivoluzionaria dell’universo, avvenuta 15 miliardi di anni fa e dentro la quale vivono tutte le cose. Una musica a volte simile al rombo di tuono, altre volte come il tintinnio delle campane tubolari, altre ancora come l’atmosferico colpo del gong ad indicare congiunzioni fra Occidente ed Oriente, per la determinazione di una terza forza alla quale ci si rivolge sin dall’alba dell’Umanità. Alla ricerca delle forze per il domani, come avviene osservando l’opera “Speed Rock” del 2008, realizzata da Manuela, pochi giorni dopo aver assistito alla competizione di climbing in velocità che si tiene sulle ispide mura in cemento della diga Enel di Bissina in Valle di Daone.
Velocità ed intuito compositivo anche per questa ennesima superficie artistica, ottenuta con una tecnica dalle molteplici variazioni, in un assemblaggio che elabora strategie visive fra elementi geometrici e pulviscolarità gassose. E quindi ecco le enormi e grigie verticalità della diga restituite con decisi passaggi di spatola, le spaziosità del cielo immettersi e rilasciare cascami di azzurro turchino fino a terra, le minuscole macchie sopra le tracce biancastre ad indicare i due atleti mentre stanno scalando, il bagliore arancione della festa sportiva, dato che proprio l’arancio è il colore logo della manifestazione. Anche questa soluzione più intenzionale, vive della stessa, solita, bruciante e splendida intensità. Complimenti Manuela