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Peggio della politica c’è solo la burocrazia
Scritto da a.a.   
Lunedì 06 Maggio 2013 07:34

Caro Adelino, seguendo le vicende politiche di questi giorni sono davvero desolato. Sembra di assistere a una di quelle farse che ci facevano tanto ridere, rappresentate, durante le fredde serate d’inverno, da filodrammatiche improvvisate nei nostri teatri dell’oratorio. Purtroppo sono farse che nascondono vere e proprie tragedie, basta leggere i giornali, siamo ridotti alla fame, i figli senza lavoro e la gente che si ammazza per disperazione. Sentendo i politici, ognuno ha la sua ricetta salvifica per rimediare al disastro, peccato che non l’abbiano usata prima che il disastro diventasse irreparabile. Ma fra le tante disfunzioni che imperversano in Italia, e a dir il vero anche nel nostro Trentino, la peggiore è la burocrazia: dirigenti incapaci, impiegati svogliati, migliaia di leggi confuse e per gran parte inutili, impossibili da applicare,  funzionari che ritardano, quando non bloccano, ogni iniziativa, sia pubblica che privata. Ne sono testimoni sindaci, artigiani e commercianti che sono allo stremo della sopportazione. E’ la burocrazia la causa di tutti i nostri guai. Ne sono convinto. Mi piacerebbe sentire il tuo pensiero in proposito, data la tua esperienza in ogni ramo della pubblica amministrazione. NN

 

Caro lettore, credo che lei abbia ragione, anche se ci sono altri mali che ci affliggono, di certo la burocrazia che impesta ogni angolo dello Stato e di ogni ente pubblico, può essere considerata la madre di tutte le sventure: dal malgoverno, agli sprechi, alla casta, alla malagiustizia, alla fuga degli imprenditori e dei capitali con il conseguente decadimento economico che ci sta portando alla rovina. Gran parte dei ritardi nella costruzione di strade e autostrade, delle ferrovie, dei porti, degli aeroporti, e di mille altre infrastrutture, a livello nazionale, sono dovuti ad impicci burocratici. Ed ogni ritardo lo paghiamo con un esagerato aumento di costi e gravissimi danni alla nostra economia, danni catastrofici per il nostro turismo e per le nostre imprese. Purtroppo in Italia c’è sempre qualcuno che non decide, che rinvia, che fa aspettare, incurante dei guai che arreca all’intera comunità. Se si prende un appuntamento con un medico, un avvocato, un professionista, e questi arriva in ritardo, la prima cosa che fa si scusa e ne spiega le ragioni. Ma se avete a che fare con un ufficio pubblico, nessuno si scusa, vi danno l’appuntamento quando loro aggrada e quando ritengono di averne voglia, la vostra pratica è una delle tante sulla scrivania, niente di più.  Il funzionario ne esamina qualcuna ogni giorno e le altre, quando è stanco e stufo, le rimanda e buona notte. Il risultato che una pratica anche urgente per l’interessato e che potrebbe compromettere la sua attività, può aspettare, non sono affari che lo riguardano. C’è perfino chi fa attendere una persona, quando potrebbe riceverla subito e dirle di si o di no, per il solo gusto di dimostrare il proprio potere. Questo è l’andazzo della nostra burocrazia. Purtroppo, accanto a chi fa il proprio dovere, che non sempre sono la maggioranza, ce ne sono moltissimi, spesse volte maggioranza, che corrispondono ai connotati di cui sopra. Questo vale in Italia, ma da qualche tempo, neanche il Trentino sa essere virtuoso. Noi ci siamo sempre vantati dei nostri funzionari, eredi della sana burocrazia austo-ungarica, severa, efficiente, impeccabile, che niente aveva a che fare con la burocrazia borbonica che stava infestando lo Stato. Ricordo nei primi anni della mia esperienza amministrative, alcuni grandi funzionari provinciali, orgogliosi del proprio lavoro, uomini preparati  e di buon senso, che consideravano una vera e propria missione quella di essere al servizio dei Comuni e della gente, quella di risolvere i piccoli e grandi problemi di quanti chiedevano il loro aiuto, potrei citare nomi ed uffici, ma in generale, tutti si sentivano investiti di responsabilità ed ognuno faceva del suo meglio per far funzionare la macchina provinciale. Oggi, dobbiamo constatare che anche la nostra classe dirigente e impiegatizia, non solo ha attinto dall’apparato borbonico nazionale i lati peggiori, ma per certi versi li ha peggiorati applicandoli con la testardaggine e la presunzione tipica della nostra gente di montagna. E così ai danni che la casta burocratica nazionale garantisce, da qualche anno dobbiamo sommare i danni che i nostri neo borbonici aggiungono di loro. Ultimamente la malavoglia è arrivata anche nei Comuni, le nuove generazioni di dirigenti comunali sono sempre più impegnate nel rifiutare responsabilità, non sanno e non vogliono decidere, non sempre collaborano con l’amministrazione e con il sindaco, rimandano alle calende greche i problemi anche più urgenti perchè più rischiosi ed impegnativi, talvolta esigono pareri esterni tanto per prendere tempo e sembra che l’unica loro preoccupazione sia quella di pararsi il c..., ritirare il lauto stipendio e poco altro. La loro inamovibilità rende talvolta drammatica la situazione di certe amministrazioni. D’altronde l’esempio lo danno frequentemente gli stessi politici e amministratori che spesse volte annunciano che si farà questa o quest’altra opera pubblica, ma poi non importa a nessuno realizzarla, ne parlano, vanno sul giornale, magari in Tv, e la cosa finisce lì. Proprio in questi giorni abbiamo testimonianze di simili comportamenti in Val del Chiese. E se sono tali i politici, come possono essere diversi i loro collaboratori.  Questi comportamenti sono, secondo me, vere e proprie prevaricazioni, segni evidenti di disprezzo e di indifferenza per la comunità da cui sono pagati. Un’offesa bella e buona. L’ho tenuta un po’ lunga perchè l’argomento, ogni volta che lo tocco, mi fa imbestialire. Per fortuna ci sono ancora ottimi funzionari in Provincia e nei Comuni, ma non sono più sufficienti ormai per salvare il buon nome della nostra tradizione.

Da quanto ho detto credo sia chiaro come gran parte del salvataggio del nostro Paese dipenda dal cambio di mentalità, dal cambio di marcia della macchina statale, provinciale e comunale, che ognuno faccia la sua parte, o andremo tutti, compresi loro, a farsi benedire. (a.a.)