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Ospedale di Tione: la “denuncia” di medici e amministratori
Scritto da Ettore Zini   
Domenica 06 Gennaio 2013 16:20

Non solo un’anatra zoppa con un’ala, quella nord, inagibile da più di un anno, per lavori di ristrutturazione interrotti per più di dodici mesi, senza lo straccio di una giustificazione. Ma, per l’ospedale di Tione, c’è una lista lunghissima di criticità sottoscritte dal Consiglio della Salute della Comunità di Valle. E’ un documento corposo. Avvallato anche da tutti sindaci delle Giudicarie. Da cui traspare la preoccupazione di amministratori e medici per la sussistenza stessa della struttura. Non solo una sensazione epidermica, avvertita dai pazienti, dunque. Ma ora – ed è il caso di aggiungere finalmente – anche i responsabili della politica locale sentono la necessità di mettere, nero su bianco, disattenzioni e disfunzioni che non giovano al buon andamento dell’unità ospedaliera. Che è pur si viva e in salute, ma con pecche e lacune da rimediare.

“In materia di sanità - è scritto a chiare lettere nel documento - i cittadini delle Valli hanno gli stessi diritti di Trento e Rovereto. Quindi non si comprendono gli inadempimenti della Sanità Provinciale, che, soprattutto per Tione, finora ha promesso senza mantenere”.

Il documento è indirizzato all’Azienda Sanitaria Trentina. Ed è stato stilato dopo l’ultimo Consiglio della salute. Analizza nel dettaglio le necessità dei vari reparti. Da cui emerge un quadro non troppo rassicurante di una sanità pubblica che garantisce a fatica i livelli dei servizi erogati.

“Il Consiglio della Salute – è scritto nel documento – rilevato l’attuale stato di privazione dell’ospedale per quanto riguarda la disponibilità di risorse umane e strumentali, anche in confronto con altri ospedali di uguale valenza, evidenzia le maggiori criticità riscontrate condivise con i direttori delle Unità Operative, e chiede indicazioni e risposte”.

Nell’elenco ci sono le carenze relative al pronto soccorso; all’organico del reparto di medicina; le preoccupazioni per il futuro di ginecologia e ostetricia; la sotto utilizzazione del servizio di chirurgia generale; la saturazione dell’attività di ortopedia; l’incompletezza della dotazione di organico del servizio di anestesia e rianimazione; e l’insufficienza di personale medico di radiologia.

Una radiografia circostanziata. Che per l’ospedale più periferico del Trentino (Bondone di Storo per esempio dista 100 chilometri da Trento), con un bacino di utenza di oltre 40mila persone, più ovviamente il surplus derivante dai bacini turistici di Pinzolo-Campiglio e Terme di Comano, diventa una “cartella clinica” poco rassicurante. Con acciacchi ed ematomi per cui non basterebbero tutte le bende e i cerotti dell’intero Pronto soccorso.

“La presenza delle criticità elencate – scrivono amministratori e medici – pone interrogativi pressanti per il futuro dell’Ospedale, anche in considerazione della sempre maggior esigenza di riduzione e razionalizzazione della spesa sanitaria”. “La situazione – appare ulteriormente aggravata – dice il documento indirizzato ai vertici dell’Azienda Sanitaria – da un vissuto negativo presente nella popolazione giudicariese nei confronti della struttura ospedaliera, nel suo complesso che può essere modificato unicamente attraverso un adeguamento dei livelli minimi e un potenziamento dell’efficacia e delle qualità delle prestazioni maggiormente richieste, nonché di un concreto rapporto con il territorio”. La richiesta vale anche per la mancata nomina del Vice Direttore di Distretto. E si chiede se vi siano motivazioni particolari per non investire su tale figura, in quanto è da due anni che se ne attende l’individuazione.

Infine concludono i componenti del Consiglio della Salute:”Riteniamo che debba essere data una risposta chiara agli interrogativi e alle necessità delineate. Se così non fosse, si renderebbe necessario assumere forme più marcate di pressione, convinti che non sia più tollerabile una politica di continui rinvii che peggiorano solo la già critica situazione esistente”.

Non è la prima volta che si affronta l’argomento. Da questo stesso giornale ne avevamo dato conto nell’aprile scorso. In occasione di un’analoga mozione della Comunità di Valle. Evidentemente quegli appelli, nonostante le rassicurazioni dell’assessore Rossi e del direttore dell’Azienda Luciano Flor, sono parzialmente caduti nel vuoto, se si sente nuovamente l’esigenza di rinfrescare la memoria ai vertici provinciali. Qualche passo avanti è stato fatto. Ma non a sufficienza per tranquillizzare sul futuro di alcuni reparti.