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Dal più grande ghiacciaio al più grande lago d’Italia
Scritto da m.c.   
Martedì 03 Aprile 2012 10:42

Non è sicuramente un progetto attuabile in poco tempo (la legge non lo prevede ancora), ma l’idea ventilata nella sala della Comunità di un parco fluviale «dal Ghiacciaio dell’Adamello al Lago di Garda» potrebbe in futuro diventare realtà.  Il progetto è stato presentato nelle sue linee di fondo a fine marzo nella casa della Comunità delle Giudicarie da Piergiorgio Ferrari, con la collaborazione di Gianfranco Pederzolli, Presidente del Bim del Sarca, Claudio Ferrari, responsabile provinciale delle aree protette e Giuliano Martini dello Studio “Elementi”, incaricato di fare delle valutazioni preliminari al progetto.

Un’idea che non prevede nessuna estensione delle aree protette esistenti, ma che delinea solo un nuovo modo di gestione, con le Comunità e i Comuni protagoniste di una nuova gestione integrata in piena attuazione del principio della sussidiarietà responsabile contenuto nel piano urbanistico provinciale.

«La Comunità delle Giudicarie ritiene il progetto positivo ai fini della valorizzazione del territorio a beneficio di residenti ed ospiti, con ricadute positive non solo dal punto di vista ambientale ma anche della promozione delle attività economiche legate al turismo. Ma al progetto devono credere per primi gli amministratori comunali» – ha sottolineato il vice presidente della Comunità Ferrari.

«Fin’ora il fiume è stato visto secondo due ottiche prevalenti: qualcosa da cui difendersi e qualcosa da sfruttare per la produzione di energia, e molte potenzialità non sono state valorizzate» ha detto Giuliano Trentini. «Il parco fluviale può essere visto invece come strumento di valorizzazione dell’intero territorio dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. In questa nuova visione il Parco non è un vincolo ma diventa il catalizzatore di progettualità sul territorio».

I possibili ambiti d’azione possono spaziare dalla promozione di una gestione integrata e multiobiettivo degli gli ambiti fluviali alla riqualificazione ambientale del fiume e delle aree ad esso più prossime, dall’incremento qualitativo dell’acqua e la mitigazione degli impatti indotti dal sistema idroelettrico alla fruizione e il recupero e sviluppo dei legami della comunità con questa ricchezza ambientale.

Ma attenzione, ci tiene a precisare Claudio Ferrari, «quando parliamo di parco fluviale utilizziamo un termine che non si riscontra nella vigente normativa, anche se si stanno facendo dei passi per inserirlo». In questa fase sembra quindi più corretto parlare di “reti di riserve”, per quelle aree presenti fuori parco che  «rappresentino sistemi territoriali che, per valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici di particolare interesse, o per le interconnessioni funzionali tra essi, si prestano a una gestione unitaria, con preminente riguardo alle esigenze di valorizzazione e di riqualificazione degli ambienti naturali e seminaturali e delle loro risorse, nonché allo sviluppo delle attività umane ed economiche compatibili con le esigenze di conservazione».

Dunque «se i sindaci dei comuni “baciati dal Sarca” decideranno di collegare le riserve distribuite lungo il Sarca e di proporre interventi per il miglioramento ambientale nelle adiacenze del fiume con l’obiettivo non solo di salvaguardare il paesaggio, ma di renderlo più piacevole e allo stesso tempo più fruibile e accessibile ai cittadini è ipotizzabile un utilizzo della quota dei canoni aggiuntivi (derivati dalla rinegoziazione con HydroDolomiti dei canoni per sfruttamento dell’acqua per produrre energia) destinati al miglioramento ambientale. Si tratta di circa 1 milione di euro l’anno e sono nelle disponibilità della Comunità delle Giudicarie, al quale si potranno aggiungere un nostro contributo e quello (in minima parte) dei comuni interessati» puntualizza Gianfranco Pederzolli, presidente del Bim del Chiese. «Anche da parte del Bim del Sarca c’è massima attenzione verso questa iniziativa e siamo pronti a coordinare e a partecipare in modo attivo perché tutto possa svilupparsi al meglio».

Il prossimo passaggio prevede un approfondimento dell’interesse da parte delle Amministrazioni Comunali, funzionale al raggiungimento di un accordo di programma tra Comunità delle Giudicarie, Provincia autonoma di Trento, Comuni e BIM.