Home Economia La crisi dell’immobiliare: soluzioni divergenti

Traduzioni e Comunicazione

La crisi dell’immobiliare: soluzioni divergenti
Scritto da Marco Zulberti   
Domenica 04 Dicembre 2011 16:13

Mentre continua la querelle politica sui terreni che stanno per essere acquistati dalla Provincia e sugli interventi che insistono nella continuazione dello sviluppo immobiliare con la urbanizzazione di nuove aree sia nel capoluogo a Trento che in molti altri centri della provincia, la crisi finanziaria continua a trattenere in una morsa sia il settore delle costruzioni che del settore immobiliare. 

Le soluzioni studiate dalla giunta provinciale e dai suoi tecnici sembrano però non tenere conto della differenza economica fondamentale tra la ciclicità industriale del settore costruzioni, che mostra una frequenza decennale e l’anticiclicità del settore immobiliare che invece ha storicamente un andamento ciclico pluri-ventennale.

L’attuale classe politica, ed economica, forse è troppo giovane per aver presente questa differenza fondamentale tra il settore delle costruzioni e quello finanziario degli immobili. Ogni centesimo pubblico versato per sostenere il settore immobiliare in una fase anticiclica è infatti destinato a diventare carta straccia, e per quanti sforzi possa attuare la politica nel pensare a soluzioni unitarie per uscire da questa crisi, si ritroverà sempre al punto di partenza

Se il settore costruzioni appartiene di fatto al ciclo industriale perchè consuma prodotti veri mattoni, ceramiche, cemento, serramenti, tubi e cavi elettrici, sviluppando ricchezza produttiva il settore immobiliare è invece fortemente correlato al settore finanziario, per il suo collegamento ai finanziamenti bancari e provinciali, mutui e agevolazioni, e al settore “parassitario” della rendita. Proprio questa sorta di inseguimento della “rendita” finanziaria nel settore immobiliare, seguita alla crisi del settore finanziario dopo il crollo delle Twin Towers, è all’origine non solo della bolla dei mutui sub-prime (che di fatto sono i mutui che finanziano il 100% del valore dell’immobile e che ancora pericolosamente continuano in qualche caso ad essere erogati anche in trentino), ma anche dell’attuale impasse del settore immobiliare.

La differenza fondamentale tra il settore costruzioni e quello immobiliare, che non è ancora  stata colta dai tecnici  al servizio della politica che devono studiare piani di intervento, impone quindi soluzioni totalmente divergenti. Da una parte il settore costruzioni deve essere orientato non più a costruire nuove abitazioni o nuovi capannoni, a cui si dovrebbe subito dare uno stop generale dal punto di vista urbanistico, ma alle pure ristrutturazioni civili, rurali e industriali, già esistenti, o a nuove opere di mobilità, che vanno dai mezzi di trasporto su rotaia ma anche su ruota, mentre il settore immobiliare va sostenuto con piani di contenimento progressivo dei prezzi, su cui ogni intervento pubblico pesa invece negativamente rialzandone i prezzi e di conseguenza producendo un effetto inflativo.

I tedeschi stanno attentissimi a non produrre bolle inflative che sono alimentate  dagli investimenti e aiuti pubblici, un’ attenzione che invece non si coglie in questa fase difficile dalla classe politica trentina. Per i casi immobiliari più difficili e incagliati, pensare inoltre a un fondo immobiliare che assorba questi beni a prezzi di sconto, e non di mercato, aiutando le società in difficoltà ad uscire dall’impasse.

Senza questa distinzione fondamentale tra il settore industriale delle costruzioni, a cui vanno poi indirizzati sgravi fiscali e altre agevolazioni e nuove normative meno costose nell’ambito delle certificazioni giunte oggi a livelli burocratici assurdi a loro volta indice di inflazione, e quello finanziario legato alla rendita passiva dell’immobiliare, la crisi pluri-ventennale che caratterizza questo settore rischia se non colta di sprecare il flusso dei contribuenti. I politici devono sentirsi moralmente in debito con chi lavora ogni volta che ricevono il cedolino del loro compenso e ogni volta che varano una spesa senza valutare la qualità dell’impatto economico che questa produce nel tempo.