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Ancora scint-Ille attorno all’area commerciale
Scritto da Administrator   
Venerdì 07 Ottobre 2011 04:58

Non si placa la bagarre attorno all’area Ex-Ille di Spiazzo: dopo la corrispondenza estiva  l’autunno ha portato due nuovi documenti che contestano nel dettaglio la variante al PRG adottata il 3 agosto scorso. Gli scriventi sono i medesimi: la minoranza di Spiazzo guidata da Barbara Chesi e i presidenti delle famiglie cooperative della Rendena. I contenuti specificano le ragioni di un’opposizione che è serrata e continua. 

I consiglieri del gruppo di minoranza lamentano l’eccessiva generalità dei passaggi di testo che dovrebbero spiegare i termini dell’accordo, in poche parole cosa si farà, come e quando non appare chiaro. La seconda rimostranza parte proprio dalla mancata definizione nei particolari delle opere pubbliche che sorgeranno nell’area Ex-Ille per rivendicare la sostanziale mancanza di quel criterio del “rilevante interesse pubblico” previsto dalla legge, senza il quale alle istituzioni pubbliche non è permesso concludere accordi con il privato. A ulteriore supporto della tesi di un patto eccessivamente “generoso” con Poli i consiglieri di minoranza proseguono il loro ragionamento criticando il calcolo della perequazione: “la compensazione calcola la differenza tra il valore acquisito dai terreni del privato grazie al cambio di destinazione e il valore dei terreni ceduti al comune, questo significa che il comune paga il terreno destinato a parco pubblico posto nella fascia di rispetto del fiume Sarca 80,00 euro al metro quadro!”.

Hanno ripreso  in mano la penna anche i presidenti delle sette famiglie cooperative della Rendena per  ribadire la propria contrarietà all’operazione Ex-Ille. Agguerriti, hanno messo sul tavolo i numeri del settore commerciale-distributivo della valle a mostrare che le ripercussioni di una nuova area commerciale tanto vasta saranno pesanti e diffuse: “ogni metro quadro commerciale deve sviluppare almeno 5.000 euro di fatturato annuo per poter conseguire un pareggio tra costi e benefici. La capacità di spesa annua media stimata per abitante della Val Rendena è oggi di circa 3.000 euro. La popolazione di Spiazzo è di 1.200 residenti; la sua capacità di spesa media annua è nel complesso di 3.600.000 euro; la metratura necessaria per soddisfare tale domanda  è di circa 700 mq, ossia l’esistente”. Per rispondere ai calcoli avanzati nelle due interrogazioni si attende la perizia che Ongari si era impegnato a chiedere per fugare ogni dubbio.

Non ci sono solo minoranza e cooperative a procurare grattacapi al primo cittadino di Spiazzo. Nell’incontro convocato con i sindaci della Rendena per presentare i dettagli dell’accordo Ongari ha trovato ad accoglierlo una platea agguerrita e molto dubbiosa. La riunione informale fra gli amministratori prevedeva un dibattito sulla destinazione del blocco centrale, quello che secondo l’accordo fra Spiazzo e Poli dovrà essere adibito ad uso pubblico per fare posto a un nuovo asilo nido, una sala polifunzionale e un centro servizi.

La reazione dei sindaci è stata in buona parte perplessa: l’amministrazione di Giustino ha avanzato dubbi sulla necessità della struttura per l’infanzia, considerando che il progetto per un asilo nido di valle situato a Giustino e in grado di accogliere 60 bambini è stato già approvato ed è in dirittura d’arrivo per ricevere i finanziamenti; si mette in dubbio anche la necessità di un punto turistico informativo che appare ai sindaci un doppione delle Apt.

Edificio pubblico a parte, sul quale Ongari è ben disposto a ricevere proposte alternative, la discussione è stata ben presto monopolizzata dalle questioni commerciali: 1500 metri quadri a disposizione di un supermercato Poli spaventano molto e numerosi sindaci, in primis Walter Ferrazza di Bocenago, hanno alzato gli scudi davanti alla prospettata chiusura dei piccoli negozi minacciata dalle famiglie cooperative se la concorrenza del Poli metterà in seria difficoltà la coop di Pinzolo. “I piccoli punti vendita hanno una finalità sociale più che economica – spiega Ferrazza - ed è quella che voglio salvaguardare. Cifre alla mano i cinque piccoli punti vendita coop distribuiti in Rendena fanno solo il 5% del fatturato totale delle cooperative. E’ ovvio che se la concorrenza è sproporzionata saranno i primi ad essere chiusi. La mia richiesta è che si ridimensioni l’area commerciale a 700 o 800 mq in modo che ci sia una concorrenza sana”. Ongari risponde citando le intenzioni del Poli di non utilizzare tutta la superficie commerciale permettendo ad altri negozi al dettaglio di installarsi al suo fianco, e Ferrazza risponde a stretto giro: “Se il Poli dice di non voler usare l’intera area commerciale per far posto anche a negozi al dettaglio locali che formalizzi questa intenzione e Bocenago non si opporrà certo al resto dell’accordo”.

Tutti uniti contro Ongari, dunque? Non proprio, qualche voce si discosta dal coro. Secondo un’interrogazione presentata dalla lista civica di Pinzolo sembra che fra queste vi sia quella di William Bonomi, primo cittadino di Pinzolo, sede della più grossa famiglia cooperativa trentina, quella che con i suoi fatturati permette la sostenibilità dei piccoli negozi distribuiti capillarmente sul territorio e troverebbe in Poli un concorrente diretto e, va da sé, pericolosissimo.

Le perplessità sulla questione commerciale avanzate dagli amministratori vanno oltre l’attualità e a rivitalizzare il dilemma fra la sostenibilità del commercio in realtà periferiche come quelle montane e possibili distorsioni nel mercato che, per non far mancare un servizio ai cittadini, rischiano di creare nicchie garantite.

La questione è complessa; i livelli che si intrecciano nella valanga di critiche che arrivano a destra e a manca alla giunta di Spiazzo sono almeno due: da un lato chi ha interessi economici batte il ferro della concorrenza sleale che penalizzerebbe irrimediabilmente le realtà decentrate caricate oltre la propria valenza commerciale di un ruolo sociale di salvaguardia e vivibilità dei borghi montani; dall’altro chi amministra lancia uno sguardo ad abbracciare l’intera valle e si chiede, come Arturo Povinelli, sindaco di Carisolo, “ che senso avrà parlare di pianificazione territoriale fra uno o due anni quando si stanno concedendo, ora, ad un solo comune, 1500 metri quadri di area commerciale?”. Oltre alla gestione economica anche quella politica sovracomunale esce quindi nebulosa e confusa. La domanda è sulle labbra di tutti: perchè tanto potere in mano a sindaci di comuni mignon quando ci sono le comunità di valle? Gli stessi presidenti delle cooperative nell’ultimo documento presentato chiedono che si valuti la questione con uno sguardo d ‘insieme che vada oltre i confinidi Spiazzo.

Su questa falsariga si inserisce l’interrogazione della consigliera provinciale Margherita Cogo, ultimo atto, ad oggi, della spinosa questione Ex-Ille. Il testo indirizzato alla giunta provinciale recita: “Dalla recente riunione dei sindaci è emersa una diffusa contrarietà al centro commerciale, per il quale - scrive la Cogo - il comune di Spiazzo ha recentemente adottato una variante urbanistica su un’area produttiva dismessa. La normativa in materia lascia dubbi interpretativi, tanto che il comune ritiene che sia sufficiente per il rilascio dell’autorizzazione commerciale un vaglio di conformità urbanistica subordinato ad un accordo di programma. Ammesso che questa sia l’interpretazione corretta, chiedo se il patto tra pubblico e privato per la realizzazione di un centro commerciale di grandi dimensioni debba essere valutato esclusivamente dal comune dove si realizza l’opera o se invece necessiti di una valutazione di un’area più vasta ed ancora se non è incongruo che la comunità di valle non abbia poteri in questo senso”.

Denise Rocca