Home Economia Il futuro dell’agricoltura, fra Europa e montagna

Traduzioni e Comunicazione

Il futuro dell’agricoltura, fra Europa e montagna
Scritto da Denise Rocca   
Giovedì 08 Settembre 2011 20:39

Bilancio postiivo per la Festa dell’Agricoltura di Vigo e Dasindo che, come da tradizione, anima il ferragosto della piana e ha in quest’edizione rimescolato gli ingredienti della sua collaudata formula: via il piano bar per allestire due vòlti dedicati all’aperitivo e al dopocena che hanno riscosso il deciso gradimento del pubblico, così come la cucina che ha distribuito migliaia di pasti nella tre giorni di festa. 

Partecipato e ricco di spunti l’incontro di approfondimento sul mondo agricolo presentato dal giornalista Walter Nicoletti e dal “padrone di casa” Fabio Zambotti, che quest’anno ha ospitato il dirigente generale servizio agricoltura Mauro Fezzi e l’assessore provinciale all’agricoltura e turismo Tiziano Mellarini in una discussione – fondamentale per le prospettive agricole - sulla nuova PAC (Politica Agricola Europea) 2013-2020.

Fezzi ha aperto il dibattito per tracciare lo scenario della situazione nei palazzoni di vetro di Bruxelles. L’agricoltura e’ da sempre una delle voci di bilancio fondamentali per l’Unione Europea ma le risorse che negli anni ‘70 vi erano destinate si sono via via ridotte nel tempo e il futuro non vedra’ modificarsi questo trend. Gli stanziamenti comunitari, seppur con la premessa di mantenere inalterato il budget in termini monetari, sono destinati a calare in termini reali. La contrazione prevista per il biennio 2012/2013 e’ stata valutata nell’ordine del 12%.Rimane intatto l’impianto della politica agricola comunitaria, basato su due direttrici fondamentali: la prima si puo’ considerare la versione moderna delle vecchie politiche di mercato, mentre la seconda racchiude tutte quelle politiche finalizzate a sostenere lo sviluppo rurale e quindi gli investimenti. Allo stato attuale, il peso in termini di risorse che queste due sezioni hanno e’ grosso modo ripartito per oltre il 75% sulle prima e poco meno del 25% sulle seconda. La stessa Provincia Autonoma di Trento partecipa a questo impianto di sostegni riservando al primo pilastro circa 7 milioni di euro l’anno con il premio unico; poco meno di 1 milione di euro annui per il premio latte qualita’ e tutta una serie di specifiche politiche di mercato che si concretizzano principalmente negli aiuti al comparto ortofrutticolo, circa 15 milioni di euro annui, dei quali beneficiano le organizzazioni dei produttori del settore. Per quanto riguarda il secondo pilastro il sostegno provinciale vale circa 35 milioni all’anno dei quali 15 destinati ai pagamenti  delle indennita’ compensative e dei premi agro-ambientali; i restanti 20 milioni sono impiegati nel sostegno al settore produttivo e a investimenti di carattere territoriale che interessano il comparto agricolo in senso lato, ad esempio gli interventi in settori come quello forestale e la viabilita’.

Fin qui tutto consolidato, ma a fronte della diminuzione costante dei sostegni europei gli addetti ai lavori si interrogano sulle novita’ che riserva il futuro. Secondo l’assessore Tiziano Mellarini una di queste sara’ il passaggio dell’agricoltura di montagna dal comparto agricolo a quello ambientale. O almeno questo e’ l’auspicio dell’assessore provinciale che non usa mezzi termini: “parlare di agricoltura in termini generali oggi è fuorviante: la pratica nelle aree montane e’ qualcosa di diverso da quella industriale. C’e’ invece la necessita’ di parlare di quali sono il valore e la mission dell’agricoltura di montagna”.

E di questo sta discutendo da un quinquennio la lobby, creata dall’Italia con altre 12 regioni fra le quali Francia e Germania, finalizzata all’elaborazione di una proposta unitaria a salvaguardia del settore montano. “Abbiamo la convinzione forte e reale – ribadisce Mellarini - che sia arrivato il momento di distinguere l’agricoltura di montagna da quella industriale. L’agricoltura di montagna dovrebbe uscire dal comparto agricolo ed entrare in quello ambientale, perche’ mantiene sostenibile la vita montana, e ricopre un ruolo chiave nel preservare il territorio”. Nel finale Mellarini placa gli interrogativi di chi nell’assemblea solleva il timore che il biogas, tema caldo per l’agricoltura della piana, mini sul nascere una produzione basata sulla qualita’ piuttosto che sulla quantità favorendo la diffusione di una monocultura di mais destinato al biodigestore meccanico. L’assessore provinciale ha infatti confermato l’adozione del principio introdotto nel disegno di legge proposto da Dallapiccola che vincola l’accesso ai contributi provinciali per impianti di biogas all’uso prevalente di reflui zootecnici.