Home Economia “Congiuntura, occorre impegno comune di responsabilità”

Traduzioni e Comunicazione

Scritto da r.b.   
Giovedì 08 Settembre 2011 20:31

Dopo una settimana di ferragosto in cui sui media nazionali sono rimbalzate notizie allarmanti circa la situazione economico finanziaria globale, venerdì 19 agosto abbiamo raggiunto Davide Donati, direttore della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella, per capire, attraverso una breve intervista, cosa sta succedendo nel mondo e cosa ci si prospetta in quanto cittadini e risparmiatori. Tra alti e bassi, le borse mondiali sono sull’otto volante, i mercati sono in preda all’incertezza e la situazione finanziaria di molti Stati preoccupa. 

Direttore Donati, qual è il suo pensiero sulla situazione economico-finanziaria mondiale?

È certamente una domanda impegnativa. Dopo soli 3 anni staiamo vivendo una crisi finanziaria molto forte, originata questa volta dall’incertezza circa la solvibilità di alcuni Paesi Sovrani.

Tre anni fa l’origine della crisi era collegata all’eccesso di indebitamento privato (i cosiddetti mutui subprime) mentre oggi si fa riferimento allo sbilancio dei debiti dei governi nazionali.

Anche questa volta emerge la necessità di decisioni rapide da parte di chi ha responsabilità di governo, sia a livello nazionale che europeo. Questo perché i mercati finanziari globali sono molto sensibili. La perdita di fiducia di uno Stato sovrano è una cosa che dobbiamo considerare.

Dalla crisi finanziaria scoppiata nel 2008 è scaturita una crisi economica. Pensa che ciò si possa ripetere e che vi possa essere il rischio di una recessione mondiale?

Credo che questa debba essere il vero pericolo da scongiurare. Gli effetti della crisi finanziaria fine a se stessa colpiscono un numero limitato di persone. Una recessione mondiale colpisce, in misura diversa, tutti.

A metà agosto le agenzie di stampa nazionali attestavano il debito pubblico italiano a quota 1.900 miliardi di Euro. Pensa che per il nostro paese il debito pubblico sia ancora un problema  o sia diventato un vero e proprio pericolo?

Penso sia giunta l’ora di capire che non si può più andare avanti aggiungendo ulteriori disavanzi al debito. Ricordiamo che l’Italia, o meglio, gli italiani hanno sulle spalle uno dei debiti più alti al mondo. L’introduzione dell’Euro ci ha garantito quasi per dieci anni la possibilità di vivere da “italiani” con dei tassi di interesse “tedeschi”. Questo non sarà più possibile. Da quando è venuta meno la valvola di sfogo della svalutazione della lira lo squilibrio dei conti pubblici italiani è diventato ulteriormente rischioso. I nodi, come si direbbe, ci sono sempre stati, ma adesso sono venuti al pettine. Con i recenti e prospettati interventi a livello nazionale è probabile che si stia aprendo per noi una stagione di sacrifici che avremmo voluto evitare ma che i nostri “fratelli maggiori europei” ci hanno imposto.

I piccoli risparmiatori italiani notoriamente investono in titoli di stato (Bot, Btp). Alla luce degli scenari che si vanno delineando come si deve comportare un risparmiatore medio?

Se ci riferiamo ai risparmiatori delle nostre zone le quote maggiori di risparmio sono depositate presso le banche locali.

Certamente questa crisi enfatizza i rischi, a volte sottovalutati, del risparmiatore “fai da te”. Basti pensare che un Titolo di Stato italiano acquistato ad inizio anno è arrivato in otto mesi a perdere il 15% del suo valore. La diversificazione del portafoglio può essere un valore purchè sia coerente con la propensione effettiva al rischio e purchè vi sia l’utilizzo di strumenti professionali. Avverto sempre un brivido quando sento la gente dire che “ha giocato” i propri soldi in borsa.

Quanto ed in che modo le Casse Rurali risentono della situazione globale e nazionale?

Le Casse Rurali storicamente raccolgono risparmio prevalentemente nelle varie forme della raccolta diretta e lo prestano, per regola imposta, quasi esclusivamente nella propria zona di competenza territoriale.

La crisi finanziaria tocca solo parzialmente le Casse Rurali che hanno investimenti rischiosi molto contenuti, anche per previsione statutaria.

Se escludiamo scenari apocalittici, le banche locali sono maggiormente sensibili al contesto dell’economia della propria zona. Esemplificando: se ritornasse una crisi delle aziende locali vi sarebbero conseguenze per queste ma anche per i lavoratori che hanno comprato casa facendo un mutuo.

All’orizzonte vede una schiarita? Ci sono elementi che possono infonderci un po’ di ottimismo?

Dopo la settimana di ferragosto, una settimana a dir poco di “passione” e di preoccupazione sembrerebbe che le decisioni, ai vari livelli della politica, stiano iniziando a produrre i primi effetti con un conseguente allentamento delle tensioni.

Siamo comunque ben lontani, finanziariamente parlando, dal punto di partenza di sei mesi fa.

Potrà sembrare poco patriottico ma ho visto con favore la forzatura degli esponenti europei nel far prendere alcune decisioni ai politici italiani. D’altra parte se nella nuova famiglia europea ci sono fratelli virtuosi e fratelli viziosi potrebbe essere giusto che i primi governino i secondi sulla retta via. Come dovrebbe accadere in ogni buona famiglia.