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Le palafitte di Fiavè sono patrimonio dell’umanità
Scritto da Denise Rocca   
Giovedì 04 Agosto 2011 23:17

A due anni dall’iscrizione delle Dolomiti nel patrimonio Unesco ora anche gli insediamenti palafitticoli di Fiavè e Molina di Ledro sono stati dichiarati patrimonio dell’umanita’ dall’autorevole ente internazionale. Parte di una candidatura che comprendeva altri 150 siti palafitticoli giudicati di elevato valore scientifico tra gli oltre mille conosciuti nell’arco alpino, i reperti archeologici nostrani avevano superato nell’ottobre 2010 la prima valutazione formale che ha portato i villaggi candidati a 111. 

I commissari Unesco erano venuti in Trentino nell’autunno scorso per visionare di persona i ritrovamenti e a seguito del loro apprezzamento tecnico e’ arrivato direttamente da Parigi, alla fine di giugno di quest’anno, l’annuncio dell’iscrizione di Fiavè e Ledro nella prestigiosa lista di beni, unitamente ai partners internazionali.

Grande felicità del sindaco di Fiavè Nicoletta Aloisi e degli addetti ai lavori che, ben prima di avanzare la propria candidatura all’interno della Rete dei Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino, si sono dedicati a recupero, classificazione e valorizzazione dell’area archeologica.

I primi scritti a menzionare i reperti di Fiave’ sono contenuti nel volumetto pubblicato nel 1893 da Don Luigi Baroldi “Memorie di Fiavè e delle Giudicarie“ nel quale il religioso mostra di aver  intuito il valore del tesoro nascosto del paesino giudicariese  quando in un breve saggio invita i fiavetani a prendersene cura. Sarà il maestro Renato Perini a renderlo in parola e compiere i primi studi in loco, negli anni ‘70. Ad oggi si sa che a Fiavè sono conservate testimonianze di vita e strutture con abitazioni su palafitte risalenti al periodo compreso fra il 2300 e il 1200 avanti Cristo, l’Età del Bronzo.

è un’imponente area che rappresenta una delle scoperte preistoriche più affascinanti d’Europa, avendo restituito un numero elevatissimo di resti di pali di larice, pino e abete. Perini ne riconobbe l’importanza, condusse una serie di campagne di scavo e studio stratigrafico fra il 1969 e il 1976. Fu determinante nel divulgare  il valore degli insediamenti fiavetani all’interno degli ambienti scientifici tanto che per il suo inestimabile contributo e dedizione nel 1994 venne insignito della cittadinanza ad honorem.

Il comune di Fiavè da tempo attendeva un impegno anche a livello provinciale nella valorizzazione dei propri reperti e l’ambito riconoscimento sembra aver giocato un ruolo fondamentale nella ripresa dei lavori al polo museale adiacente al sito archeologico che si erano interrotti nel 2003. Prevista al piu’ tardi nella primavera 2012, l’apertura del museo sarà seguita dalla realizzazione di un parco dedicato ad ospitare una fedele ricostruzione degli insediamenti palafitticoli. “L’intenzione e’ di rendere fruibili i reperti anche dall’occhio dei meno esperti inserendoli in un contesto piu’ completo e facilitare l’apprezzamento, che per i non addetti ai lavori può essere difficile,di resti archeologici che rivestono un grande valore scientifico” - dichiara il sindaco Aloisi.

L’appartenenza al patrimonio Unesco porta con se anche una serie di oneri, soprattutto legati a vincoli di conservazione e tutela, che coinvolgeranno anche l’amministrazione locale nonostante il sito venga gestito dalla provincia di Trento congiuntamente alla soprintendenza ai beni archeologici. La gestione sarà vincolata alle direttive suggerite da un comitato scientifico internazionale nato proprio per favorire la candidatura dei siti palafitticoli e coordinare le singole amministrazioni nazionali nella valorizzazione dei reperti. Il riconoscimento al Patrimonio Mondiale è avvenuto anche a fronte degli impegni assunti nel Piano di Gestione transnazionale che prevede la condivisione, da parte di tutti i paesi coinvolti, di alcune azioni fondamentali relative a cinque tematiche individuate dall’Unesco: affidabilità e attendibilità, conservazione e protezione, sviluppo delle competenze, comunicazione e partecipazione popolare.

“Diventare parte di questo patrimonio significa anche diventare parte di una comunità scientifica sovranazionale. È una grande opportunità e comporta degli obblighi e dei vincoli che vanno rispettati per salvaguardare il patrimonio” ricorda Paolo Bellintani della Soprintendenza dei Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento. Una commissione scientifica apposita sta lavorando fin dal 2004 sul patrimonio palafitticolo alpino. Se il primo passo è stato l’ottenimento del riconoscimento Unesco, i lavori del gruppo di studiosi provenienti, oltre che dal nostro paese, da Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia continuano proprio in Italia, a Desenzano del Garda, in un convegno che si terrà dal 6 all’8 ottobre 2011.