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Allevamento, un settore centrale per l’economia trentina
Scritto da Roberto Bertolini   
Sabato 16 Aprile 2011 09:44

 

Mentre tutto il mondo è in stato di tensione tra crisi economica, terremoto giapponese e attacco alla Libia, c’è un settore che scorre da secoli nella sua apparente tranquillità mentre in realtà è percorso da forti cambiamenti, criticità e nuove opportunità.

 

Si tratta del settore dell’allevamento, che il 9 e 10 aprile celebra il suo momento più significativo a livello provinciale, con la “Festa di Primavera” di Trento. Un comparto importante, vitale e strategico per la nostra terra, anche se spesso dimenticato oppure visto dalla gente come un retaggio di una attività economica che – poco più di  50 anni fa, giova ricordarlo – coinvolgeva oltre il 60% della popolazione Trentina. Poi la diffusione dell’industria, e in seguito dei “servizi” hanno fatto scivolare il “settore primario” ossia l’agricoltura e l’allevamento di riflesso a tessera minoritaria del mosaico dell’economia nazionale e trentina. Negli ultimi anni poi, le vicende europee legate alle quote-latte, il prezzo molto basso dello stesso, i concomitanti aumenti del costo dei mangimi, hanno ridutto ai minimi storici i margini di guadagno degli allevatori, costringendo molti a lasciare o ad inventarsi lavori integrativi per far quadrare i bilanci.

 

Nel caso trentino e giudicariese, queste difficoltà sono esacerbate dal fatto di trovarsi su un terreno prevalentemente montuoso, ed in presenza di un eccessivo frazionamento delle proprietà fondiarie, fattori che non fanno altro che rendere ancora più insostenibile la concorrenza con gli allevatori delle pianure del nord Europa o della Padana. Il caso del Caseificio di Fiavè è emblematico di queste difficoltà, anche se in quel caso si sono sommati altri fattori di criticità.

Eppure questo settore meriterebbe di meglio. In queste settimane poi si va definendo quella che sarà la Politica agricola comunitaria (PAC) per i prossimi anni fino al 2020. Inutile dire che si tratta di un passaggio importantissimo non solo per l’agricoltura trentina ma anche per l’allevamento, perchè è in quella sede che verranno definite le risorse per gli anni a venire. In ballo c’è un pezzo di futuro di questo settore.

In primis c’è la questione delle risorse a disposizione e l’obiettivo dovrebbe essere quello di mantenere quantomeno inalterato il monte totale degli incentivi (in un momento in cui le spinte verso “tagli” indiscriminati sono davvero forti). Il secondo è quello del riconoscimento, formale e sostanziale, del ruolo degli allevatori e agricoltori che operano nelle zone di montagna e che di questa natura sono i principali custodi ed esercitano un ruolo strategico per tutti noi.

Infine - e questo è uno dei significati forti della Festa di Primavera degli allevatori – è giusto che questa attività torni nel cuore dei cittadini, facendo sì che la gente la senta come una risorsa e non come un fastidio. È importante che la gente conosca l’importanza dell’attività degli allevatori per tutta economia del Trentino, a partire dal turismo, e che sia cosciente che, se oggi il Trentino può vantare uno dei territori megli custoditi d’Italia a livello ambientale, beh, questo merito è anche degli allevatori che con grande impegno e spesso con poca remunerazione ancora si “ostinano” a lavorarlo e a viverlo.

Il messaggio forte è che l’allevamento rappresenta infatti per l’economia della nostra terra un elemento insostituibile, non solo per le produzioni di qualità di latte e carni – in un momento in cui la sicurezza alimentare e i cibi genuini sono sempre più al centro dell’agenda politica europea – ma anche per l’importantissimo ruolo di conservazione e di mantenimento dell’ambiente e delle risorse naturali, elementi chiave anche per lo sviluppo degli altri settori economici, in particolar modo il turismo. E’ importante dunque sapere che esso è per il Trentino una risorsa-chiave i cui effetti non restano confinati in quel settore, ma si riverberano su tutto il nostro comparto economico, generando reddito e occupazione.