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Cultura
Panizza: «Cultura trentina, un mondo vitale»
Scritto da r.b.   
Sabato 05 Febbraio 2011 23:16

«Cultura trentina, un mondo vitale». L’assessore provinciale Panizza spiega le nuove “linee guida” che andranno a regolamentare questo settore: «le Giudicarie hanno ottime potenzialità che vanno valorizzate». «Il contesto della cultura trentina è davvero straordinario, dinamico e vitale. Dentro questo mondo ho trovato una grande carico di valori e aggregazione che copre tutto il territorio della nostra provincia, arrivando anche nelle valli più decentrate».


Con queste parole l’assessore provinciale Franco Panizza introduce le nuove “linee guida” che andranno a regolamentare il mondo della cultura trentina, oggi sono al vaglio della commissione consigliare ad esse preposta e che dovrebbero essere approvate nel giro di un paio di mesi.
Un  provvedimento previsto dall’art. 3 della Legge provinciale n°15 del 2007, che vincola la giunta provinciale a  definire gli indirizzi pluriennali per la programmazione delle attività culturali della Provincia.
«Con questo documento – spiega Panizza – intendiamo soprattutto rendere ancora più trasparente il sistema di sostegno e di finanziamento delle iniziative culturali attraverso parametri certi e oggettivi e porre alcuni obiettivi importanti per la politica culturale dei prossimi anni. Il tutto nello spirito che informa queste linee guida, ben riassumibili nella frase: “cultura che crea valore”. Si tratta di valore economico, sociale, di aggregazione e identitario».
Quali sono gli obiettivi cardine di queste “linee guida”?
Abbiamo cercato di darci obiettivi di ampio respiro ma fattibili e concreti, da perseguire nei prossimi mesi della legislatura, approvati all’unanimità dal Forum per le attività culturali che ha espresso apprezzamento anche per il metodo partecipativo che ha caratterizzato l’iter di questo testo. I primi due sono la “coppia” identità e apertura, nel senso che il Trentino deve saper valorizzare al meglio le proprie tradizioni e peculiarità a livello culturale e storico, ma al contempo proiettarsi all’esterno, verso l’Europa, nel solco della tradizione di questo territorio mitteleuropeo.
Poi?
Poi c’è l’obiettivo delle eccellenze, cioè quello dell’implementazione dei grandi progetti di ampio respiro che portino delle ricadute positive in termini di aggregazione, diffusione culturale e anche a livello economico, come il sistema museale, quello della formazione musicale e giovanile, della ricerca e innovazione. C’è poi il capitolo della cosiddetta comunanza, cioè una serie di azioni che privilegino la crescita di un senso di appartenenza, di coesione e di comunità, valorizzando al meglio quel capitale umano fatto di associazionismo, di volontariato e di attività giovanile caratteristico del nostro territorio. Infine, il quinto ed importante obiettivo è quello dell’accessibilità, ovvero superare le barriere, anche a livello di mobilità,  e permettere a tutti di usufruire dell’offerta culturale come “terreno aperto”, fruibile.
Qual’è l’ “animus” che sta dietro la redazione di questi obiettivi?
Ci sono soprattutto tre principi guida ai quali ci siamo attenuti durante la stesura di questo documento. Il primo è quello del creare una logica di rete sul territorio, ossia fare sinergia tra le varie realtà locali per fare delle economie di scala e utilizzare al meglio le risorse disponibili anche in termini di spazi, oltre che potenziare il richiamo delle manifestazioni e delle iniziative che mettono in campo. Il secondo è quello dell’appropriatezza, ossia quello di fissare criteri certi ed oggettivi per il finanziamento delle iniziaitive culturali, privilegiando quelle che hanno positive ricadute in termini sociali. Il terzo è quello dell’intersettorialità, per legare più possibile il mondo della cultura ad altri settori importanti, il turismo, l’imprenditoria ecc.
Lei è da poco più di due anni assessore alla cultura. Che idea si è fatto di questo mondo?
Devo dire che da sempre vivo il territorio Trentino in modo intenso, partecipando a tanti appuntamenti e iniziative, ma davvero mi ha stupito constatare con la mia presenza la vitalità ed il dinamismo del settore culturale: un mondo dove l’associazionismo e il volontariato sono fortissimi, penso alle associazioni culturali, alle bande, ai cori, ai gruppi giovani, alle filodrammatiche, ma dove troviamo punte di eccellenze degne di grandi professionisti. Accanto queste realtà vi sono alcune nostre punte di diamante come ad esempio Castel Thun che ha da poco superato le 150mila presenze in 8 mesi di apertura o il Mart che con la mostra di Modigliani attira gente da tutta Italia con ottimi numeri (circa 1000-1300 persone al giorno, ndr.), giusto per citarne due.
Quali sono le sfide della cultura trentina per i prossimi mesi?
Innanzitutto quella di essere maggiormente “produttori” di buona cultura e non solo buoni ospiti, ossia creare le condizioni perchè anche nel nostro territorio nascano professionalità e opportunità di progetti importanti. Per questo mi sono battuto perchè vi siano risorse nel bilancio provinciale su formazione, per una cultura che produca sviluppo e occupazione. Poi dobbiamo creare maggiori sinergie anche con “Trentino Marketing SpA” per promuovere al meglio alcuni nostri grandi progetti, come quello della rete di castelli, quello del centenario della grande guerra, di valorizzazione delle tradizioni popolari, il progetto Trentino Presepi, quello delle ville e palazzi aperti d’estate;  le iniziative di ampio respiro sulle quali siamo impegnati a livello provinciale.
Per quanto riguarda le Giudicarie che cosa ci può dire?
Si tratta di una terra che ha una forte identità e una marcata caratterizzazione a livello linguistico, storico e culturale. Su tutto va enfatizzato il lavoro di ricerca del Centro Studi Judicaria, per come ha saputo e sa valorizzare la storia locale. Poi ci sono realtà importanti come i due Ecomusei, che stanno intraprendendo un percorso di ulteriore radicamento al territorio. Attorno a queste realtà istituzionali c’è un mondo variegato di associazioni, una tradizione bandistica con una storia che supera il secolo e strutture e progetti da sviluppare ulteriormente, penso a Casa Cus a Darè, al museo del Moleta, le miniere di barite di Darzo, i musei della grande guerra di Bersone e Spiazzo, senza contare le palafitte di Fiavè di cui stiamo completando il museo, e il castello di Stenico. Infine il nuovo Paladolomiti di Pinzolo che può davvero diventare il fulcro di iniziative culturali ed esposizioni.

 
Tedesco seconda lingua in Trentino
Scritto da Paolo Magagnotti   
Mercoledì 05 Gennaio 2011 00:06

Finalmente ci siamo. La Provincia autonoma di Trento, seppur con molto, troppo ritardo, sembra aver capito che una conoscenza diffusa della lingua tedesca nel Trentino è necessaria. Sia pertanto la benvenuta l’iniziativa dell’assessore provinciale all’Istruzione di promuovere una vasta e incisiva azione tesa a favorire l’apprendimento del tedesco da parte dei trentini, giovani e non.  

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In Valvestino voglia di Trentino
Scritto da Administrator   
Lunedì 08 Novembre 2010 23:10

In Valvestino, sabato 9 ottobre, si è vissuta una di quelle giornate che dovrebbero lasciare il segno in nome della storia e di quella proiezione di vita amministrativa autonoma della vita comunitaria che è diventata parte determinante della storia stessa.


Infatti nel parlare di storia si è obbligati a fare riferimento a quelle forme di aggregazioni sociali, che dipendono obbligatoriamente dall’esercizio del “potere politico, che nei vari secoli si sta succedendo dando a ciascun territorio ed a ciascuna popolazione, di periodo in periodo, un determinato e quasi sempre diverso modo di “governo” (ossia maniera di intendere e di far vivere la società… tribale, regionale, statale, nazionale, regionale, comunale).
Proprio questo è stato l’argomento che ha visto raccolti numerosi convalligiani dei sette paesi della Valvestino - Armo, Bollone, Càdria, Magasa, Moerna, Persone, Turano - riuniti nella sala del Municipio di Turano ad ascoltare la dotta presentazione del volume “Storia dell’Asar” esposta dallo stesso autore Lorenzo Baratter. Una presentazione che sembrerebbe anomala in quella sede, ed invece è risultata quanto mai inserita in un contesto comunitario, poiché le indagini, gli studi e le attività dell’Asar (Associazione Studi Autonomistici Regionali con sede a Trento) si proiettava su tutti i territori che per secoli e secoli avevano fatto parte del “Tirolo di lingua italiana”, poi Trentino, del quale la Valvestino era sempre stata parte integrante, in quanto obbligatoriamente annessa alla provincia di Brescia, con un atto d’imperio del governo italiano, solo nel 1934.
Ecco l’argomento base: la “storia”, che aggancia anche le popolazioni della Valvestino alle popolazioni trentine, con le quali hanno condiviso tutti i secoli passati, da ancor prima del Mille - (periodo Longobardo-Carolingio, Principato Vescovile di Trento dal 1027 al 1803, periodo asburgico-tirolese 1815-1918) - fino al 1934, quando, l’atto d’imperio del regime fascista, aveva staccato quella stupenda (anche se poverissima) oasi montana dalla provincia di Trento per annetterla alla confinante provincia di Brescia. Un taglio netto, una ferita che ancor oggi sanguina, poiché per oltre sessant’anni non si è fatto nulla per rimarginarla e per porre mano ai grossi problemi giuridico-amministrativi-logistici-viari che quel freddo provvedimento politico-amministrativo politico aveva esasperato e che nessuno si era poi mai preoccupato di affrontarli e risolverli con la meritata e dovuta considerazione sociale.
Anche su queste colonne, a suo tempo, era stata data notizia del referendum del 2008 che quelle popolazioni hanno fatto (e vinto) per chiedere la riannessione della Valvestino alla loro “terra madre” (il Trentino), ed ecco il perché di volerne ancora parlare grazie alla presentazione storico-letteraria di un libro che, appunto, sente coinvolte nelle sue componenti fondamentali anche le genti della Valvestino perché anch’esse parte, inalienabile, viva e vitale, delle genti e delle vicende trentine, specie se considerate, come aveva fatto l’Asar che era nata, ed intensamente ed entusiasticamente vissuto i suoi primi anni, per “studiare” quella “autonomia” che scaturiva dai secoli della storia trentina della quale la Valvestino era stata parte integrante per oltre dieci secoli.
Nella sua analitica esposizione, l’Autore del volume ha fatto sentire e vivere ai presenti quell’afflato storico che riportava i pensieri ed i sentimenti al passato, a quei secoli vissuti nella semplicità, nel lavoro, nel sacrificio ma nei quali la gente aveva saputo e voluto vivere il proprio territorio con i propri Statuti, mediante i quali erano state istituite quelle Comunità localizzate che erano state capaci di attraversare anche i momenti più difficili. Concetti che facevano sentire quel passato “vissuto insieme”, alla stessa maniera, con gli stessi sentimenti, con la propria “autonomia” di aggregazione localizzata, che è rimasta non solo nelle pagine della storia, ma soprattutto nello spirito della gente che l’ha tramandata di secolo in secolo, fino ai giovani d’oggi. Poiché - e questa è la constatazione più eclatante - sono stati proprio i giovani di oggi che hanno voluto riagganciarsi ai valori antichi; sono stati i giovani della Valvestino che hanno voluto il referendum di annessione al Trentino; sono i giovani presenti sul territorio che stanno combattendo la battaglia per riportare la loro terra nella provincia di Trento.
E lo hanno confermato le parole del giovanissimo sindaco Davide Pace, che ha salutato e presentato il relatore in apertura dell’incontro, augurandosi che il movimento (di cui era stato presidente) intrapreso con tanto entusiasmo possa superare le non poche difficoltà che restano da affrontare e da superare; mentre il consigliere regionale del Trentino-Alto Adige, Mauro Ottobre, portando il saluto del Presidente e dei Consiglieri, ha confermato l’adesione della Regione e della Provincia Autonoma Trentino alla richiesta della Valvestino, assicurando il massimo impegno, suo personale e di tutto il Consiglio, affinché in campo giuridico-amministrativo non abbiano a prevalere “intoppi” di sorta, e dicendosi quanto mai lieto e soddisfatto di avere potuto conoscere una terra ed una popolazione così ricche di spirito comunitario e di “verace vita di montagna”.
All’incontro era stato invitato anche il pubblicista Mario Antolini, il quale ha voluto evidenziare due aspetti particolari sull’argomento; prima di tutto ha delineato gli aspetti dell’unione storica della Valvestino con le Giudicarie (anche come diocesi di Trento), sempre legata alla Valle del Chiese: ancora ai tempi dei Lodron, e poi agli organi politico-amministrativi e religiosi di Condino; ed in secondo luogo ha espresso la necessità, da parte di tutti, ad impegnarsi a parlare e scrivere continuamente della Valvestino, non lasciandola sparire nella dimenticanza del silenzio (soprattutto dei mass-media) isolandola ancor più che non lo sia geograficamente.
L’auspicio più concreto che ha aleggiato attorno all’iniziativa culturale è stato il desiderio che venga realizzato quanto prima possibile l’auspicato “tunnel viario” da Baitoni a Persone (pochissimi chilometri già previsti da tanto tempo) che “legherebbe” davvero la terra giudicariese-trentina ad una entità montana del tutto straordinaria e meravigliosa ed, anche dal punto di vista geografico, del tutto unica in tutto l’arco delle Alpi.

 
Na césa nóa per San Lorènz
Scritto da Administrator   
Giovedì 08 Luglio 2010 07:35

I giovani recuperano la cultura locale - Na césa nóa per San Lorènz - Lo spettacolo dei ragazzi dell’istituto comprensivo delle Esteriori pone l’accento su storia e tradizione dei nostri paesi.

Coltivare la memoria, riscoprire le tradizioni e la cultura delle generazioni passate, costituisce un grande valore sociale all’interno di qualsiasi comunità per favorire il senso di appartenenza alla comunità stessa ed il recupero delle “radici” storiche.
Da diversi anni, anche all’interno di tutte le scuole dell’Istituto Comprensivo “Giudicarie Esteriori”, agli alunni viene proposta l’attività di “Curricolo o Cultura locale”, disciplina che fa conoscere ai bambini e ragazzi le caratteristiche specifiche del territorio nel quale vivono, affinchè possano diventare anche per loro un prezioso patrimonio da salvaguardare per il futuro.

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Il dirigente Severino Papaleoni spiega come cambia l’Istituto Guetti con la legge-Dalmaso
Scritto da Administrator   
Venerdì 05 Marzo 2010 06:17

Il dirigente Severino Papaleoni spiega come cambia l’Istituto Guetti con la legge-Dalmaso. Tione, l’offerta formativa post-riforma.
Si è fatto tanto parlare della riforma scolastica, prima statale, poi provinciale. Molte sono state le polemiche e le contestazioni, come sempre accade quando si riforma una materia tanto delicata. Ma, dietro gli slogan, le diatribe e le molte pagine di giornale spese su questo argomento, è bene chiarire i termini dell’offerta formativa che questo cambio epocale porta in dote.

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