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Flop di Salvini a Roncone
Scritto da Administrator   
Mercoledì 16 Settembre 2015 08:10

Urla che invadono il cielo. Suvvia Saltaro rimbambito, ormai, delle Giudicarie, all’erta! Non hai letto i giornali (e come faccio mezzo cieco come sono!), non segui le vicissitudini delle tue valli con l’accortezza d’altri tempi? Non senti rumoreggiare i torrenti, nitrire cavalli, muli e asini, belare capre e pecore, becchi e montoni, e bestemmiare gli incalliti bevitori delle nostree osterie?

Vecchio Saltaro, antico e spompato, non riesci più a stare al passo col mondo che vola. Rimani avvolto nel tuo mantello, lassù, sui massi violati della Val Genova, ad aspettare che piova, mentre in ogni parte delle Giudicarie c’è movimentazione come non mai.

 

Arrivano i migranti, arrivano quelli dell’Africa ,ormai è deciso, cominciando da Roncone, nobile paese della val del Chiese. Saranno 10, o venti, o cento, ancora non si sa, ma saranno l’avanguardia di una “invasione”  a tutto campo. Fra qualche anno anche nelle nostre valli ci saranno africani che bianchi. Allarme, per bacco! Movimentiamo pompieri, cacciatori, Schützen, alpini, squadra omicidi d’ogni comune, con le armi di cui sono dotati difendano il territorio degli avi, porca vacca, diamoci da fare. Lassù nell’empireo sono scettici, ma l’ordine è quello di partire, capire e riferire quel che sta succedendo.

Ormai stanco dalle continue vicissitudine della nostra terra, e preoccupato dal clima che aleggia sgradevole in ogni dove, il vostro Saltaro chiama a raccolta i suoi amici fidati, per troppo tempo trascurati, tastare il polso della situazione, con prudenza, nonchalance, ma con caparbietà e convinzione. Tutti a Roncone a prendere possesso degli animi, dei pregiudizi e delle paure della gente, conosciuta in tutto il mondo per la sua forza, la sua franchezza e la sua sfrontatezza, intrepida da sempre, mai nella storia ha subito abusi senza reagire con l’intelligenza dei giusti. L’Abele, strabico, luce dei miei occhi, ha lasciato i campi per servire la patria, l’Osvaldo Caccola, ha abbandonato i suoi maiali per accodarsi ai suoi mentori, l’Arcadio, s’è messo il fazzoletto al collo, non si sa mai, può sempre far comodo se fosse necessario strozzare qualcuno, l’Orsolina non aspettava altro, da tempo voleva tornare alla ribalta e la maestra Camilla si sentì chiamata alle crociate, rosario in mano e croce sul petto, ha risposto come si deve: “Dio, lo vuole!”.

 

Tutti a Roncone. Appuntamento al lago, cosi esige l’Abele, per godersi la visione libidinosa delle ultime befane mezze svestite, e lo splendore delle nuove generazioni, belle, vivaci e disinvolte. Ma la goduria dura poco, sono arrivate le prime informazioni, tutti all’opera. Ormai è fatta, la decisione è stata presa dal Consiglio Pastorale (?), arriveranno quanto prima, una quindicina di migranti fuggiti dalle stragi di casa loro, laggiù, nelle lontana Africa francese. C’è stata un’assemblea con la comunità di Roncone, dove è stato dato per certo l’arrivo. Finalmente. Ma dove sono accadute cose inenarrabili. L’Orsolina rabbrividisce al sol pensiero di quanto ha raccolto dalle chiacchiere in cooperativa. Roba da matti, roba mai vista e sentita, roba che griderà vendetta al cielo per i prossimi anni, una macchia al decoro di Roncone che passerà alla storia. L’Osvaldo Caccola rincara, all’osteria si stanno raccogliendo adesioni, vogliono abbattere la casa dei Sordomuti che li dovrà ospitare, altri minacciano stragi, i più sparlano e dicono le cose più disparate, finalmente protagonisti.

Poi da Trento  sono arrivati aiuti non richiesti, è intervenuta la Lega, quella di Bossi, del Trota e adesso del Salvini ghignoso e pericoloso. “Arriviamo noi e risolviamo la situazione...” sembra abbiano detto. Orpo, in poco tempo, coadiuvati da qualche buontempone, sono riusciti a raccoglier 500 firme contro l’’arrivo dei migranti. Gran risultato, sui giornali poi aumentavano giorno dopo giorno, no, erano seicento, no settecento...mezzo paese insomma contro. La Lega trionfante come sempre, noi difenderemo Roncone dall’invasione, noi faremo da diga all’arrivo, noi proteggeremo Roncone dall’infezione dei “negri”, noi... noi...noi chiameremo in aiuto il nostro capo, il Matteo Salvini, che verrà a Roncone e dove passa lui le cose cambiano da un attimo all’altro, niente paura Ronconesi, dimenticate gli africani, Salvini , in quattro e quattr’otto chiuderà la questione.

 

E allora tutti ad aspettare l’arrivo del Salvini, il protettore dei poveri ronconesi, vessati ed angariati dalla matrigna Provincia con la complicità dei Preti, dei Vescovi e della Chiesa tutta, che per il leghista dovrebbero pensare ad altro e così sarebbe meglio. Parole del Salvini che non tollera più Vescovi e Cardinali. Poveri noi! L’Archimede, che mica è scemo, s’è recato in comune a controllare le firme che gli sembravano un po’ troppe. Verificate con l’aiuto di probi paesani, non sono più di 250 quelle dei ronconesi, poi ce ne sono di quelle indecifrabili, gente da fuori, gente che con Roncone non ha niente a che fare. Poca roba insomma...ma i giornali, fedeli depositari della loro verità, son rimasti sui loro numeri, così tanto per imbrogliare la gente. E allora non c’è rimasto che aspettare l’arrivo del Salvini Matteo, gran redentore delle genti alpine. Così ho convocato gli amici fedeli in un’oasi accanto al laghetto per decidere il da farsi. “Ma chi è sto Salvini che l’ho sentito nominare da mio nipote, non sarà mica il salumaio delle Sarche che ogni tanto viene in Rendena?” Sbotta l’Orsolina, curiosa di sapere. “Ma cosa dici? Orsolina sei ignorante come Taco, Salvini? Quello della Lega, quello che ogni giorno è in Tv come fosse il nuovo messia, che ne dice di tutti i colori, ma non dice niente di giusto...” spiega con pazienza la maestra Camilla. “Ah, quello grande e grosso, che ha un ghigno feroce e che urla sempre spropositi.... quando lo vedo in Tv io spengo o cambio canale, ne ho avute piene le scatole di mio marito, buon anima, che era più animale che uomo, e che diceva un sacco di stupidaggini e per punirlo il buon Dio se l’è portato via, e m’ha ridato la vita...” si rifà l’Orsolina. “Io lo ricordo, giovane, qualche anno fa, accanto al vecchio Bossi, sparlare dei “taliani”, lui era padano, con l’Italia allora non aveva niente a che fare, quasi come un africano d’oggi. Allora auspicava che l’Etna, il vulcano,  esondasse seppellendo nella lava tutti i siciliani, mafiosi e criminali, tutti, nessuno escluso. Simpatico! Coi napoletani, poi, ce l’aveva a morte, puzzolenti e cenciosi. Infine via da Roma, Roma ladrona, piena di corruzione e di furfanti. Nel frattempo a Milano scoprivano che proprio i suoi sodali della Lega ne facevano quante Bertoldo.

E lui, il Salvini dov’era? “Io? Non c’ero, e se c’ero dormivo”. A quei tempi aveva il sonno facile, dormiva e non vedeva e non sentiva...bravo così si fa!” precisa l’Archimede, il dotto. “E’ proprio un bel tipo, ‘sto Salvini, pensa che in vita sua non ha mai lavorato. É entrato a diciassette anni nella Lega e da allora ha vissuto alle nostre spalle e si è già assicurato privilegi milionari, e poi ce la spiega con una faccia di bronzo che non finisce più...” racconta l’Abele, sicuro d’aver centrato bene il soggetto in questione. Delineato nei tratti più significativi e interessanti, soddisfatto dei miei collaboratori, siamo rimasti sul posto a continuare le ricerche. Cosi, lavorando, abbiamo aspettato il gran giorno della venuta del Salvini a Roncone. Il clima d’attesa s’era arroventato. “Adesso arriva, sistema ogni guaio dei Preti e dei loro sacristi. Vedrai quanta gente ci sarà ad aspettarlo. Finalmente c’è chi ci difende, con lui a fianco, addio agli africani.  Così sparlavano i giornali e le Tv locali: Salvini a Roncone, accolto con grande clamore. Salvini, show a Roncone.

Roncone simbolo nazionale contro l’invasione dei migranti. Roncone (che qualche giornalista distratto ha addirittura assegnato alla Valsugana) sta ribollendo dentro e fuori aspettando Salvini. Roncone in piena sollevazione, a mezzogiorno tutti in Piazza, arriva il Salvini. Roncone contro ogni intrusione, viva Salvini. Oibò! Al vostro Saltaro e a i suoi, non sembrava che le cose andassero proprio in quel modo, ma se lo dicono i giornali...mah!

 

Finalmente in un venerdì di fine agosto (il 21), è arrivato il gran giorno. La piazza dell’incontro è del tutto normale, i soliti passanti, qualche cane randagio e poco altro. Verso mezzogiorno, arriva gente da fuori paese, qualche ceffo noto per le sue intemperanze proveniente da paesi vicini, e lo staff del Salvini per preparare l’avvento. La gente stenta ad arrivare. Arrivano le televisioni con i loro operatori, arrivano sei sette carabinieri, con la rivoluzione che si preannuncia, meglio qualche caramba in più! Il campanile, anch’esso sorpreso, annuncia il mezzogiorno. Salvini sta per arrivare, annunciano i suoi portaborse. E arriva con un macchinone blu scuro, nero (?), con un autista “gorilloso”, aspetta a scendere, è preso dal telefonino, poi scende...Ehi...dove sono  i rivoltosi? Qui, cavolo, non c’è nessuno! I soliti ceffi che mi accompagnano ovunque, ma i Ronconesi? Non c’è un cane! Per consolarlo viene circondato da Tv e giornalisti, interviste, parole illuminanti, qualche abbraccio, qualche stretta di mano e nient’altro. Finalmente, arriva qualcuno. Soprattutto villeggianti, curiosi di vedere dal vivo la star della politica boccaccesca. Poi qualche curioso del paese che se la ride, infine, timidamente, quasi impacciati, per niente guerrieri, arrivano i fan ronconesi, una quindicina, non di più. Il passa parola porta in piazza qualche altro villeggiante e qualche paesano in più, e Salvini, desolato, decide di parlare e chiudere in fretta. Non sa dove mettersi, è un po’ basso e rischia di non essere visto, alla fine sale su di una panca della Pro-Loco e inizia la sua solita tiritera. No ai Rom, non ai “gender”, che nessuno capisce a chi faccia riferimento, no ai migranti  con una novità brillante, perché non li aspettiamo sulle piattaforme abbandonate  nel Mediterraneo, gli africani li ospitiamo sulle piattaforme petrolifere. Qualche applauso per dovere, qualche foto, qualche risata, qualche gesto di compassione. Comunque, che vi sia poca tanta gente non importa, il vento provvederà a diffondere gli storici messaggi del Leghista verso orizzonti lontani giungendo fino all’Empireo ed entreranno nelle più eccelse pagine della storia mondiale.

E piano piano la gente se n’è tornata al desinare. Niente rivolte, niente tumulti, niente ovazioni, niente grida di guerra, niente proteste. Il Salvini concede ulteriori interviste nell’indifferenza di quasi tutti, poi se ne va, non senza essersi fatto fotografare davanti alla casa Sordomuti, la casa del contendere. Il giorno dopo tornano i giornali, c’è chi spara: grande successo  a Roncone, Salvini accolto da oltre 200 persone, solo cento dice qualche altro notiziario un po’ più serio, a conti fatti, il vostro Saltaro ne ha contati una novantina di cui una cinquantina di villeggianti, una ventina di curiosi di Roncone, e una ventina di fan salviniani più o meno convinti. Un flop grande come una casa. Viva Roncone! E sulla giornata del “messia”, del padano spavaldo, è calato da allora un velo di pietosa indifferenza. Sereni per le assicurazioni del Salvini, i ronconesi hanno visto arrivare i migranti  cinque giorni dopo. Birba di un Salvini, quante balle hai raccontato! Una dozzina di uomini e una donna, dignitosi, hanno iniziato a girare il paese senza problemi, la gente comincia a guardarli con simpatia. Buona gente in fondo, pensavano peggio. Il Salvini è entrato nel dimenticatoio. E la comunità di Roncone, fedele ai suoi sani principi cristiani, è rientrata nella normalità, continuando nella sua quotidianità e riflettendo sul proprio futuro in un mondo fuori controllo che richiederà per tutti adeguamenti imposti da eventi epocali che nemmeno nell’Empireo si riesce più a capire e controllare.