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Traduzioni e Comunicazione

I valori del Parco in campo perché l’ambiente sia il motore del turismo
Scritto da Antonio Caola   
Mercoledì 16 Settembre 2015 08:02

Ho avuto modo di leggere sui quotidiani la lettera di Aldo Marzoli, indirizzata al Sindaco di Pinzolo, e la relativa risposta di Michele Cereghini. Non posso che compiacermi del fatto che, quantomeno, ci si interroghi sul futuro, non solo turistico, della nostra terra rendenera, tuttavia, chiamato in causa, vorrei portare a conoscenza di Marzoli, e di tutti gli interessati a questo dibattito ferragostano, alcune mie considerazioni per lo più riguardanti il Parco Naturale Adamello Brenta.

 

Se, come ritengo fosse nelle intenzioni di Marzoli, l’interesse si deve focalizzare sul ruolo del Parco nel settore turistico, indubbiamente trainante e prioritario nella nostra economia, credo che vadano ben distinti ruoli e competenze tra i vari Enti ed istituzioni interessate, fermo restando che la strategia debba essere elaborata in seno al CdA dell’Azienda per il Turismo - stranamente nemmeno citata da Marzoli – organo di indirizzo per la nostra realtà turistica composto da tutti i rappresentanti delle amministrazioni comunali, del Parco, degli albergatori, dei commercianti, degli affittuari di seconde case, del Consorzio delle proloco, dei maestri di sci, e delle Funivie.

Come Presidente del Parco non posso che vedere positivamente l’aver individuato da parte di Marzoli il ruolo, più o meno espresso a seconda delle opinioni, del Parco nella promozione del nostro territorio. In linea generale, però, la lettura di Marzoli mi sembra eccessivamente approssimativa e tesa a non considerare, come viceversa sarebbe necessario, la complessità del momento storico e soprattutto risulta poco incline a riconoscere la diversità di ruoli, di competenze e di mission dei vari Enti interessati nella promozione e i non pochi sforzi già portati avanti congiuntamente per innovare l’offerta, come, per fare un esempio su tutti, il lancio delle Card elettroniche per le quali il Parco ha messo a disposizione il proprio know-how decennale.

Certo è che il Parco conduce la propria vita politica ed amministrativa nel solco dei concetti e dei valori dettati dalla propria legge istitutiva che parlano di “uso sociale dei beni ambientali”. Per dirla brevemente, il Parco nulla interferisce con le scelte, rilevanti anche dal punto di vista degli investimenti, di strategia della promozione turistica stretta. Il Parco, viceversa, si sforza, con risultati in continua crescita, di garantire al turista, una rete sentieristica ben curata, un territorio quanto più integro nei suoi aspetti tradizionali, paesaggistici e colturali ed alcune offerte innovative legate alla frequentazione, quali la mobilità sostenibile o le visite accompagnate da esperti. Dette attività rappresentano i primi, anche se non esclusivi, segni  distintivi di essere un Parco attivo e non un territorio sotto una campana di vetro.

Crediamo, in disaccordo con Marzoli, di essere molto più di un Parco che vive e si crogiola in regole che possono apparire come inutili ed antipatiche. Il recente nuovo Piano del Parco per il quale, non credo sia un delitto, abbiamo utilizzato le professionalità interne, sentendo e coinvolgendo tutte le Amministrazioni ed associazioni interessate secondo le logiche di partecipazione e concertazione, accennate anche da Marzoli, contiene sì un plafond di norme ma costituiscono, a mio avviso, un nuovo patrimonio culturale e un’opportunità di sviluppo, orientate in una determinata direzione.

Riferendomi al passaggio di Marzoli sulla necessità al Parco di individuare “consulenti seri”, posso senza tema di smentita evidenziare che sotto la mia Presidenza gli incarichi di consulenza esterna siano stati sostanzialmente aboliti, se si escludono le ricerche di tipo specialistico, privilegiando sempre la professionalità del personale dipendente.

D tutto abbiamo bisogno all’infuori di “consulenti portatori di verità”. Certo non viviamo isolati e tanto meno ci nutriamo di autoreferenzialità, ma ritengo che i confronti continui con i portatori di interessi, la valorizzazione del personale interno e lo scambio di esperienze con altre realtà siano strumenti molto più utili che i pareri di “consulenti seri”.

 

I riconoscimenti internazionali ottenuti dal Parco quali, Geopark e Carta europea del turismo sostenibile, che sono a tutti gli effetti riconoscimenti di Enti terzi, indipendenti ed autorevoli, sulla bontà della nostra gestione, li abbiamo saputi valorizzare diventando noi stessi consulenti verso altre realtà (Comuni, Parco Fluviale della Sarca, altre aree protette in tutto il mondo).

Margini di miglioramento ne abbiamo molti e vogliamo fortemente continuare a lavorare con tutti ma rifuggiamo decisamente da alcuni luoghi comuni ed atteggiamenti gratuitamente critici, anche sul Parco, rintracciabili in più passaggi della disanima di Marzoli.

 

* Presidente

Parco Naturale

Adamello Brenta