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Coraggio e lungimiranza per un futuro più sicuro
Scritto da Paolo Magagnotti   
Mercoledì 16 Settembre 2015 08:00

Gli eventi epocali e le crisi regionali che stiamo vivendo in questi drammatici tempi impongono a chi è chiamato a guidare i popoli e le comunità a qualsiasi livello e a tutti noi cittadini un forte supplemento di responsabilità rispetto ai tempi “normali”. È certamente difficile per tutti rassegnarsi ad uscire da situazioni di sicurezza che si ritenevano consolidate per affrontare, immergersi ed abituarsi a nuovi e meno privilegiati contesti nei quali gli eventi, volenti o nolenti, ci trascinano.

Il grande economista inglese John Maynard Keynes (1883-1946) scrisse nella sua prefazione alla Teoria generale “La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere dalle idee vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente”. Tolto dall’economia ed utilizzato per le trasformazioni di più ampio spettro, tale pensiero keynesiano deve aiutarci a riflettere su grandi imperativi che si impongono nei nostri giorni.

Purtroppo assistiamo troppo spesso a comportamenti politici e anche sociali improntati ad un conservatorismo delle situazioni acquisite o di interesse di parte non più compatibili nei nostri tempi. Le reazioni di fronte all’epocale fenomeno migratorio e le chiusure nazionali nel considerare ed affrontare ulteriori processi integrativi dell’unità europea sono segnali preoccupanti.

In merito al fenomeno migratorio è necessario rendersi conto che in molte parti d’Europa e del mondo, compreso il nostro bel Trentino, la futura struttura delle società non sarà più quella di ieri o di oggi.

Resistere all’immigrazione e non voler confrontarsi con essa significa perdere in partenza una causa che altri vinceranno nostro malgrado. Solo attrezzandoci per gestire al meglio i processi di integrazione potremo pensare ad avere anche nelle nostre comunità locali una convivenza migliore rispetto a processi che sconfiggeranno ogni volontà di respingimento di ciò che inesorabilmente avanza e avanzerà. Non è certamente sempre facile accettare le differenze e convivere con esse, soprattutto quando si ci si trova di fronte a di divergenze profonde. Tuttavia, agire sul fronte culturale e formativo, pensando che nuovi arrivi saranno un domani parte della nostra società, anche in ruoli istituzionali, sembra cosa saggia.

Sul fronte europeo avvertiamo purtroppo con grande amarezza che tropi governi degli Stati membri dell’Unione di fronte alle difficoltà generali, coinvolgenti di riflesso anche il loro Paesi, si rinchiudono troppo spesso in un riccio per difendere pur legittimi interessi nazionali, ma senza avere il coraggio e la lungimiranza di quell’unità d’intenti e di azione per un generale bene comune che nel secondo dopoguerra animò i coraggiosi pionieri del processo di unificazione del Vecchio continente, fra cui il nostro Alcide De Gasperi. Si deve con amarezza costatare che sono disattesi e spesso calpestati principi fondamentali che come la solidarietà debbono essere basi fondamentali per una sana società.

Come abbiamo denunciato con scritti precedenti in questo nostro Giornale, parlando della “Bugia su Bruxelles”, i governi nazionali, dai quali dipendono in ampia misura tempi e modi del processo di integrazione europea, trasferiscono con troppa superficialità e irresponsabilità su Bruxelles responsabilità e carenze che sono esclusivamente loro, esercitando così anche un influsso ingiustamente negativo nella popolazione per rapporto al Progetto europeo nel suo insieme. Solo un’Europa forte con poteri condivisi fra le Stati membri potrà garantire maggiore sicurezza a tutti noi, soprattutto per il nostro futuro. L’Europa tutto il mondo hanno bisogno di leader illuminati e capaci di agire con coraggio e lungimiranza, prima che eventi europei e planetari facciano cadere addosso, su di noi tutti, pesi insopportabili.