Home Il Saltaro Ma che caldo fa…

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Ma che caldo fa…
Scritto da Administrator   
Sabato 01 Agosto 2015 08:14

Fa un caldo boia e la gente si lamenta. Non sa più dove finire per non morire dal caldo. È quanto si sente dire in piazza dalle comari che si ritrovano a farfugliare, perditempo che non sono altro. Così hanno la scusa di concedersi un caffè nella vecchia osteria del paese, mezza infossata, con i muri come quelli di un castello, che garantisce frescura e un oste mezzo alcoolizzato. 

“Finalmente un po’ di fresco!” sospirano contente e si rituffano nelle loro mormorazioni. Persino l’Orsolina s’è tolta il gonnone che le arrivava alle caviglie, adesso indossa una minigonna, si fa per dire, che le arriva sotto le ginocchia mostrando due residui di gambe rinsecchite e segnate da venature profonde, pronte per scoppiare. L’Abele, prudente se ne sta nell’orto, all’ombra del ciliegio che domina i suoi possedimenti. Il troppo caldo, si sa, per gli anziani è micidiale, ti arriva un colpo di sole senza che te l’aspetti e arrischi la pelle. Occhio, meglio l’ombra! Ma il saggio Archimede non ne vuol sapere, lui preferisce il caldo: “Che venga e si mantenga...siamo tutto l’anno al freddo e ci lamentiamo di quel poco di caldo che ci da l’estate? Mah! L’anno scorso tutti a bestemmiare per la troppa pioggia, oggi per il troppo sole, ma Buon Dio, lasciate che la natura faccia il suo corso...” Giusto. Ognuno faccia quel che più gli aggrada, in Giudicarie abbiamo posti stupendi per gli amanti del sole e per quelli che preferiscono il fresco. Altro che mare! Che ti scioglie le membra ed il cervello.

Quanto è più bella la montagna con la sua frescura, i suoi luoghi incantevoli, la varietà dei suoi paesaggi, i boschi che sono tutta salute, le piante che ce le ha donate il Signore per rendere più gradevole la nostra esistenza. E c’è ancora chi insiste con il mare...acqua...acqua...e per di più salata, che fa schifo! Spiagge piatte, monotone, incasinate di belle (non sempre!) statuine, inebetite dal sole per un po’ d’abbronzatura, invidiose del colore degli africani, che quando ritornano in paese necessitano d’un mese buono per riprendere coscienza e rinsavire. Vuoi mettere le nostre montagne, i nostri boschi sono vitamine viventi, ti rinfrescano, ti rigenerano, ti illuminano, più d’ogni altra medicina. La Rendena, la verde valle, che quando la percorri ti sembra di salire in Paradiso, il Brenta, il Parco, rocce incantevoli che sono uniche al mondo, che ti concede a piene mani momenti di gloria e di beatitudine per gli scalatori e gli amanti del cielo. Il Bleggio, il Lomaso, il Banale, che ti placano l’animo con le acque delle Terme più benevoli d’Italia, con le piane verdeggianti di foraggi d’antico sapore, e con la ciuiga che come scimmiotta un mio amico del luogo, mangiati la ciuiga e muori in pace! Per non dire del Chiese con il suo mare di “zaldo” (mais) in quel di Storo, una miniera d’oro per la farina gialla che garantisce la miglior polenta del mondo. Vista dall’alto con l’ondeggiare sinuoso del mais, mosso dal vento, sembra davvero di vedere un mare verde, ondoso, magico, orgoglio di tutti gli Storesi e di chi l’ha inventato. Belle e serene le praterie di Condino, invitante l’altipiano di Boniprati, così come Rio Caino, prima ricostruzione storica del nostro passato, e la val di Daone, infinita, ricca d’ogni peculiarità alpina, bella d’estate e d’inverno, per finire al lago di Roncone, che sarà anche un laghetto, ma di certo è una perla per tutte le Giudicarie. Mai come quest’anno frequentato ed apprezzato.

E infine la Busa di Tione, vero centro sociale di tutte le Giudicarie, con sorprese non da poco: l’ameno santuario della Madonna del Lares, meta di devoti e di innamorati e i molteplici servizi, estivi e soprattutto invernali, di Bolbeno. Una vacanza in Giudicarie, a voce di esperti, è paragonabile ad una vacanza in un centro benessere d’altre zone, solo che le Giudicarie non hanno bisogno di muri, sono di per sé un centro benessere, da nord a sud, da est a ovest, ovunque le si frequenti è garantito il massimo giovamento del corpo e dell’anima. Provare per credere. Quest’anno con il caldo che fa, saranno in molti a scoperchiare i segreti salutari della nostra terra. E ne siamo lieti. Purtroppo non sono pochi quelli che trascurano i nostri ragionamenti e vanno dritti, testardi come muli, a sbattere contro guai d’ogni genere. Si, perché il colpo di sole, fra le tante cose, talvolta fa uscire di testa.

 

Lo sanno i politici che se ne stanno a ridosso di condizionatori d’ogni specie per poter essere presenti col fisico e con la mente nelle loro impegnative occupazioni. E ciò nonostante non sono pochi quelli che matteggiano con discorsi strampalati e ragionamenti senza capo né coda, ma quello , a dir il vero, capita tutto l’anno, con il caldo o con il freddo. Ma d’estate è peggio, sono presi dalla fregola d’andare in ferie, e così non vedono l’ora di potersene andare. Ovvio, si sa, il loro lavoro è stressante e poco pagato(?), lavoro usurante, che richiede lunghi periodi di riposo. Prima d’andarsene di solito rilasciano le ultime dichiarazioni, quasi un testamento spirituale, convinti che senza di loro la gente, il popolo, ne soffrirà la mancanza, “Torneremo, più forti di prima...” dichiarano di solito. Chiaro? Aspettami e vedremo. Che cambi qualcosa verso l’autunno, forse prima, forse dopo.

 

Beh, la Borgonovo Re cambierà di certo, il metodo ha detto, il metodo di approcciarsi alla gente: è già una bella cosa riconoscere le proprie mancanze, con tanta coda di paglia, ma è opportuno che cambi anche il resto...di Bindi ne abbiamo già una da sopportare a livello italiano, che pensare di convivere per molto nella nostra terra con la sua fotocopia, è una prospettiva agghiacciante. Ma credo sia troppo tardi, nonostante il sostegno del suo cerchio magico fatto di trote, carpe, tinche e qualche pesce sega anche delle Giudicarie (orrore!), il presidente Rossi l’ha sostituita, finalmente!, il nuovo assessore alla Sanità è Luca Zeni, altrettanto spocchioso, ma di certo più furbo. Dalla padella alle brace...speriamo di no! “Ma non finisce qui...” ha sentenziato severa la dolce Borgonovo, aspettiamo per ridere.

 

Il Patt vorrebbe invece cambiare il segretario Panizza. Non se ne parli, Panizza resta perché è senatore e perché un “casinista” scaltro e capace come lui lo dovresti ordinare in Val Gardena, se già non l’avessi in carne ed ossa. Con buona pace dell’on.Ottobre. Quel che succederà nell’UpT permane un mistero, qui davvero sarebbe necessario un colpo di sole, una mattana intelligente per uscire dall’empasse, Cantieri Cittadini alla grande purché siano democratici, raccomando, con Fravezzi capomastro e il Dellai a fare da imprenditore edile, la Segretaria Conzatti che resiste, meglio l’artigianato nostrano, che resta la spina dorsale del nostro territorio, con i tempi che corrono, meglio tenere i piedi per terra, con il Mellarini d’accordo, lui e gli altri consiglieri che vengono dalle valli. Per il resto, caldo o non caldo, non cambia nulla, continua la rappresentazione del basso livello della nostra rappresentanza politica e che Dio ce la mandi buona. Anche perché per le Giudicarie si sperava che con l’estate e il caldo si calmassero un po’ le nostre angustie, l’ospedale, l’orso, le circonvallazioni, il lavoro, la crisi, e quant’altro, invece il caldo ci ha reso ancor più nervosi e sospetti, abbiamo l’impressione che in città ( in Provincia) si continui a considerarci polli da spennare, buoni solo per pagare tasse e raccogliere voti, terra da mantenere divisa e povera, la periferia infelice di zone prosperose dove non si pagano tasse, si foraggiano cani e porci con i nostri soldi, e vivono felici e contenti alle nostre spalle. Così non può andare avanti, caldo o non caldo, è un messaggio che sale convinto e tonante a chi ci governa e a chi ci rappresenta. Alla Comunità di Valle in particolare, che si è rinnovata in questi giorni, che torni a fare il suo dovere, senza soggezioni, compromessi o, peggio ancora, sottomissioni. E noi, Giudicariesi, godiamoci il caldo finché dura, che di freddo ne subiamo anche troppo, ogni anno, tutti gli anni, da mille anni a questa parte.