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Traduzioni e Comunicazione

Un Trentino plurilingue
Scritto da Paolo Magagnotti   
Mercoledì 18 Marzo 2015 10:13

Gli investimenti nella conoscenza sono fondamentali presupposti per tentare di garantirci un futuro più sicuro. Nel patrimonio di conoscenze di noi tutti e dei giovani in particolare un posto speciale va creato per le lingue  straniere.

Ne deriva che il piano “Trentino Trilingue”, approvato dalla Giunta provinciale e fortemente voluto dal presidente Ugo Rossi, si inserisce in un’intelligente strategia di crescita culturale, sociale ed economica della comunità provinciale. Si tratta di un potente strumento per portare sempre più il Trentino verso ed oltre l’Europa. Se l’impegno per la sua messa in opera sarà pari alla determinazione politica con cui è stato promosso ed elaborato, sarà pure possibile recuperare in parte il tempo perduto negli anni precedenti, con un significativo salto di qualità per l’intera provincia.

Come obiettivamente riconosciuto in atti di Giunta non si tratta certamente di un tema nuovo, anche se attuale; certamente inedito è l’impegno con cui ci si è mossi con atti di governo provinciale per il plurilinguismo.

Va riconosciuto che è stata la società civile più che il livello istituzionale  ad avvertire e sollecitare con molto anticipo l’esigenza per la nostra terra del plurilinguismo, con particolare riferimento al tedesco, dando sempre per scontato l’apprendimento della lingua inglese.

L’ ”Associazione Italo-Tedesca per l’Europa”, fondata nell’aprile 1975,  ad esempio, ha dato avvio il 20 dicembre 1979 presso la biblioteca comunale di Levico ad una serie di pubblici incontri nelle valli sul tema “Il Trentino, l’autonomia, il modo tedesco e l’Europa” e nei quali, unitamente all’indiscutibile importanza dell’inglese, per la nostra provincia si proponeva un “bilinguismo con tedesco seconda lingua e non lingua straniera”.

Già nel 1976, peraltro, con un gruppo coordinato  da Giuseppe Prosser, era stata organizzata presso l’Istituto del  “Sacro Cuore”, con maestra del Vorarlberg, una scuola materna in lingua tedesca; non fu nemmeno possibile accogliere tutte le numerose richieste di genitori . Seguirono, negli anni ‘80 e ‘90 numerose altre iniziative a vario livello, dal soggiorno di bambini in Austria al progetto “Ranzarse en Todesc” del gennaio 1999, ai programmi televisivi dell’anno europeo delle lingue 2001 e così via negli anni successivi, compresi numerosi corsi di lingua.

Per quanto riguarda sensibilità della società civile in merito al plurilinguismo in Trentino è il caso di ricordare anche l’iniziativa sorta sul finire del 2001 per “creare in Trentino una scuola trilingue, dalla materna fino alle superiori, dove alcune materie vengono insegnate in inglese, altre in tedesco e altre ancora, naturalmente, in italiano, permettendo ai ragazzi di trovarsi, al termine del ciclo scolastico, con una buona padronanza della lingua madre, ma anche di altre due importanti lingue europee. “

Attori dell’iniziativa furono genitori docenti universitari e ricercatori scientifici operanti in Trentino che unitamente a rappresentanti di associazioni culturali interessate alla promozione delle lingue europee costituirono un comitato promotore con portavoce Jens Woelk. Il progetto nella sua organicità non andò oltre la convinta  attenzione del dirigente del servizio Università e ricerca scientifica della Provincia Fernando Guarino. Il presidente Lorenzo Dellai, nel ricevere il comitato promotore il 12 maggio 2003 valutò “molto positivamente” la proposta, ritenendo che la Giunta avrebbe visto con “molto favore” l’iniziativa, ma in seguito egli non volle probabilmente sostenere con l’usuale determinazione il progetto visite le riserve sulla proposta del suo assessore all’istruzione Claudio Molinari, il quale si rifiutò di ricevere il comitato promotore.

L’iniziativa, pur non essendo stata accolta e realizzata nella sua interezza, ha comunque contribuito alla promozione e relazione, ad iniziare dal 2005, dell’insegnamento sperimentale bilingue in due scuole elementari del Trentino: italiano-tedesco all’Istituto Comenius  a  Cognola e italiano-inglese alle Sanzio a Trento. Furono probabilmente anche azioni della società civile che l’8 febbraio 2001 contribuirono a “salvare” in Consiglio provinciale, con 16 contro 16, l’insegnamento obbligatorio nelle elementari previsto dalla legge Passerini-Panizza del 1997.

Detto questo per quanto riguarda alcuni richiami di fatti storici vissuti personalmente, è da auspicare fermamente che da parte di organi istituzionali e strutture provinciali il piano del trilinguismo trovi  corrente attuazione più di quanto ne abbia avuta il progetto con “tedesco lingua regionale” del luglio 2010 ispirato dal dirigente provinciale  Mario Turri.

Come ricordato anche in recenti atti di Giunta, moltissime sono evidentemente le ragioni che militano in favore dell’apprendimento delle lingue. Dovrebbe trattarsi di dato acquisito parte del sentire comune. Oltre agli aspetti culturali dobbiamo puntare molto anche sul significato economico.

Il raffronto fra dati dell’economia trentina e sudtirolese deve portare tutti a riflettere sulla grande importanza delle lingue nell’internazionalizzazione del territorio e nel favorire processi di localizzazione economica. Al riguardo le conoscenze linguistiche, con il particolare significato che il tedesco può e deve avere per il Trentino, vanno viste sia come fattore di produzione sia come esternalità positiva che attira investimenti.

Nell’attuare il nuovo sistema educativo di istruzione si terranno certamente presenti errori del passato che hanno penalizzato chi fin dall’infanzia si è impegnato in modo particolarmente attivo per apprendere una nuova lingua. È il caso degli alunni della bilingue di Cognola, i quali, dopo otto anni di bilinguismo fra elementari e medie hanno avuto l’unica possibilità di immettersi nelle superiori con compagni che  della stessa lingua straniera studiata nelle classi bilingui  avevano potuto avere solo conoscenze molto più limitante, in percorsi standard; una situazione che oltre a demotivazione non consente una avanzamento adeguato nell’acquisizione linguistica.  Doveva essere facilmente intuibile e logico prevedere alle superiori anche percorsi avanzati. Si aggiunga che quando si stipulano accordi per favorire l’apporto di soggetti di madrelingua ci si dovrebbe preoccupare dei risultati ottenibili piuttosto che di salvare protocolli nella loro valenza politica.

Oltre all’insegnamento scolastico, con le relative esperienze all’estero, fondamentale è creare nella comunità provinciale una diffusa sensibilità e cultura per rapporto alla conoscenza delle lingue.

Al riguardo un particolare impegno è richiesto all’attuazione di “un azione pubblica coerente e integrata” molto opportunamente prevista dal piano “Trentino Trilingue”.

Per avere la migliore risposta, al di là di generiche affermazioni  sull’importanza della conoscenza delle lingue, è necessario promuovere una vera e propria campagna volta a creare motivazione con argomentazioni e, soprattutto, dati. Tanti dati concreti che tocchino l’interesse dei destinatari. In merito significative sono state le risposte avute dell’iniziativa di base che dal 2008 in estate porta bambini di elementari e medie trentine con genitori nella regione bavarese dell’Allgäu per soggiorni di studio, al che si può aggiungere la risposta positiva avuta da un progetto lingue di “Associazione reciproca” della Cassa rurale di Pergine Valsugana.

Il nuovo piano provinciale per il trilinguismo rappresenta indubbiamente un positivo investimento per il futuro dell’intera come la provinciale. Nella sua attuazione si dovranno valorizzare anche le risorse della società civile impegnate su tale fronte, producendo sinergie per rafforzare  la competitività del Trentino sul piano internazionale, creando pure  presupposti per ampliare ulteriormente gli orizzonti del plurilinguismo.