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Un anno di Renzi, ma quanti ancora?
Scritto da Adelino Amistadi   
Mercoledì 18 Marzo 2015 10:08

 

Il 22 febbraio 2014 Matteo Renzi si insediava a Palazzo Chigi quale Capo del Governo dopo aver suonato la campanellina di fronte ad un corrucciato Letta che qualche giorno  prima era stato fintato con l’ormai famoso tweet “Enrico stai sereno”.

Da allora Renzi ha occupato gran parte della scena politica con scaltrezza ed audacia superando prove che avrebbero sfiancato persino l’indistruttibile Andreotti.  

Dalla riforma del lavoro a quella della Costituzione, dalla legge elettorale al semestre europeo, alla corruzione, al fisco, all’Isis, ed ora alla scuola, alla Libia, alla Rai, non c’è un tema su cui il giovane Presidente non abbia detto la sua, come la pensa e cosa intende fare. Con il suo capolavoro, Mattarella Presidente, ha saputo ricompattare il suo partito, ha messo sotto scacco i vari Fassina, Civati, D’Alema, Bindi e compagnia, ormai diventati agnellini che belano inascoltati. Ora viaggia più sicuro che mai verso le non facili prossime battaglie.

Una cosa è certa, se continuerà con la stessa lena di questo primo anno, l’Italia sarà rivoltata come un calzino e forse potremo sperare di uscire dal tunnel, la luce in fondo al tunnel sembra da qualche tempo più vicina. Le opposizioni continuano a dire che Renzi è tutta apparenza e poca sostanza,“solo annunci”, ma un anno dopo, lui è ancora in sella, con ottimi consensi, come dicono i sondaggi. Al contrario le opposizioni sembrano più che mai divise ed incapaci di proporre qualcosa nuovo in alternativa alle proposte governative. E così, invece che mettere in campo proposte diverse sull’economia e sulla politica estera, sulle tasse, sulla sicurezza, sul terrorismo che incombe e sulla scuola da reinventare, ossia su tutto ciò che interessa alla gente, l’opposizione ha scelto di “buttare tutto in vacca”. Parlano d’altro, e si capiscono solo fra di loro.

Ormai i contestatori di Renzi ricorrono al più bieco populismo, ad un linguaggio e ad un comportamento stravagante, indegno per la carica che ricoprono e per i privilegi di cui godono: da Matteo Salvini a destra, a Maurizio Landini, l’ultimo arrivato, a sinistra. A Beppe Grillo che nessuno ha ancora capito se sia di destra o di sinistra, o che pensi soprattutto ai fatti suoi. Sono loro i nuovi guerrieri di questa arida e strampalata opposizione. Vendola non rappresenta nessuno e su Berlusconi ed i suoi c’è ben poco da dire, c’è solo da rimpiangere il Berlusca di qualche decennio fa. Chi critica Renzi ha sempre più difficoltà a prenderlo in castagna sulle cose che fa e quelle che promette di fare. Preferisce invece innalzare muri contro l’Euro, la moneta europea, o scagliarsi contro l’abolizione del famigerato articolo 18. Regna la pura demagogia, facile ma inconcludente, che non cambia una virgola la politica del governo, né le aspettative degli Italiani. Le opposizioni credono di poter battere la popolarità di Renzi con le manifestazioni di piazza, con le risse in parlamento, con le denunce sbracate, tutte battaglie all’insegna dei nuovi eroi che vanno per la maggiore. Ma non è con Marine Le Pen, con Alexis Tsipras e con i fascisti inglesi che si potrà mettere rimedio alla grave crisi che ci attanaglia, quelli non hanno nulla da spartire con i nostri problemi e soprattutto non hanno niente da insegnare per risolverli. Se le opposizioni continueranno di questo passo, potranno intercettare il malcontento, ma non faranno nulla per cambiare. Alla fine saranno loro a garantire a Renzi molti anni anni ancora alla guida del Paese e molte altre provvidenziali “rottamazioni”.