Home Primo Piano Pronto soccorso di Tione, una soluzione “indigesta”

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Pronto soccorso di Tione, una soluzione “indigesta”
Scritto da Administrator   
Domenica 14 Dicembre 2014 07:50

CVD. Come Volevasi Dimostrare. Era questa la sigla con cui, a scuola, si concludeva la dimostrazione di un teorema. E, come volevasi dimostrare, lo possiamo scrivere a ragione anche al termine della- è il caso di dirlo -poco edificante vicenda del pronto soccorso di Tione, di cui finalmente sono state rese note le decisioni definitive. Non se ne costruirà uno ex novo da 3,4 milioni, come era stato annunciato e ribadito più volte. Anche perché i soldi non ci sono. Anzi, non ci sono mai stati. Semplicemente, si ristrutturerà il “provvisorio” - appena inaugurato - aggiungendogli anche ambulatori e spazi della prima accoglienza dismessa.

E’ mettendo insieme i locali della precedente struttura, con quelli inaugurati l’estate scorsa che si sta tentando di mettere una toppa al pasticcio del pronto soccorso provvisorio di Tione, che diventerà definitivo in virtù di una ristrutturazione da 2.000.000 di euro.

Ed è così che ci si può permettere di rimetter mano per pura negligenza a una struttura appena inaugurata. Di cui ci si è resi conto dell’inadeguatezza, a trasloco avvenuto. Il progetto dovrebbe essere realizzato entro il 2015. Sempreché, come spesso capita nelle ristrutturazioni ospedaliere, non subentrino le lungaggini, cui troppo spesso (l’ospedale giudicariese ne sa qualcosa) ci hanno abituato.

La decisione è stata annunciata nell’ultimo Tavolo di concertazione del Consiglio della salute di Tione, martedì 11 novembre. Dove c’erano: il direttore dell’APSS provinciale dott. Luciano Flor e l’ingegner Giuseppe Comoreto. E dove c’era pure “miss mani di forbice”, alias l’assessore alla sanità Donata Borgo novo Re. L’argomento principale, ovviamente, i locali del pronto soccorso, di cui ci siamo già occupati copiosamente nelle edizioni precedenti. Com’è noto, quelli inaugurati in via provvisoria, avrebbero dovuto sopperire temporaneamente alla ristrutturazione del vecchio, ormai inadatto. Per farla corta, il direttore Flor ha spiegato che il pronto soccorso non era previsto nella ristrutturazione complessiva dell’ospedale. Quindi, che, per salvare capra e cavoli, ci si dovrà accontentare della messa a norma degli spazi inaugurati a luglio, a cui verranno aggiunte delle stanze ricavate nel vecchio reparto. Più, ovviamente, la realizzazione di una via di accesso separata delle lettighe e del personale di soccorso dall’utenza. La novità più importante, di cui si sta studiando la soluzione meno impattante, è la creazione di un padiglione coperto, con funzione di camera calda, per autoambulanze e utenti, proprio sopra il piazzale d’accesso alla struttura ospedaliera. Ecco dunque, in sintesi, il progetto tampone, con cui si provano a risolvere le attuali carenze dell’area destinata alla prima accoglienza. Di cui difettano spazi e una logistica di accesso non conforme alla normativa. E’ la classica toppa che si sta mettendo a un’organizzazione ospedaliera malaccorta, che dopo essersi reso conto che non poteva mantenere quanto promesso, cerca di rimediare con palliativi estemporanei, che costano però all’utenza 4 miliardi delle vecchie lire.

“Ci hanno preso in giro” ha detto l’assessore alla sanità Luigi Olivieri, durante l’ultima assemblea della Comunità, commentando la vicenda del pronto soccorso. Ed è la sintesi appropriata di come sono andate realmente le cose. E, ancor più, il succo di come i vertici di Trento sono abituati a comportarsi con la periferia. Per fortuna, il personale medico, già scarso di suo, sta facendo del proprio meglio per sopperire alle carenze di un pronto soccorso che deve farsi carico anche dei bacini turistici di Madonna di Campiglio e Comano Terme. Ma, in questo Trentino ancora troppo avvezzo agli sprechi, sarebbe opportuno che si avesse un occhio di riguardo per strutture sanitarie che per la gente di montagna sono dei presidi indispensabili per chi, a diversità di chi abita in città, dispone di tre o quattro ospedali nel raggio di venti chilometri.