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L’orso entra nella cronaca d’agosto
Scritto da e.z.   
Martedì 09 Settembre 2014 08:17

E’ la notizia d’agosto. In val Rendena un fungaiolo è stato aggredito da un orso. Fortunatamente se l’è cavata con un grande spavento e ferite non gravi che gli hanno permesso di essere dimesso dall’ospedale di Tione dopo un paio di giorni. Punti di sutura a una gamba e a un braccio, una scarpa addentata dal plantigrado. Ma, niente di più. A far più rumore è stato il grande clamore mediatico, che ha scomodato persino la stampa straniera e quotidiani compassati come l’inglese The Guardian, che alla vicenda  ha dedicato un servizio corredato di istruzioni per l’uso: “Come comportarsi in caso di incontri fortuiti con i plantigradi”. 

E’ la prima volta dalla reintroduzione dell’orso in Trentino che un uomo è aggredito e ferito da uno degli animali del progetto “Life Ursus”, con cui nel 2000, si è tentato di ripopolare la specie ursina nel parco Adamello Brenta con l’importazione dalla Slovenia di 7 femmine e 3 maschi di orso. Daniza, la femmina che ha assalito il cercatore di funghi, era una del gruppo. Per quattordici anni, munita di collare, ha scorazzato in lungo e in largo attorno al massiccio del Brenta, dando alla luce ben diciotto orsacchiotti. Nel bel mezzo dell’estate più uggiosa e piovosa che si ricordi, lo sfortunato incontro che ha portato i due protagonisti: Daniele Maturi di Pinzolo e Daniza con la sua prole, agli onori delle cronache. Entrambi, immaginiamo, ne avrebbero fatto volentieri a meno. Il primo, perché ha dovuto ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale di Tione e porterà con sé, per sempre, i ricordi di quel brutto momento. La seconda perché è tuttora braccata dalla Guardia Forestale che ha l’ordine di rinchiuderla a Trento nei recinti del Casteller, con la possibilità di essere uccisa se, al momento della cattura, metterà in pericolo la vita degli operatori. Dal 15 agosto, in Trentino non si parla d’altro. Sull’argomento l’opinione pubblica  è divisa. Gli anti e i pro. Chi è a favore del plantigrado e chiede che l’animale sia lasciato in libertà. E chi ritiene che sia un pericolo serio per chi frequenta la montagna. Basta affacciarsi su internet, per captare gli umori in materia. Contro la decisione della Provincia e del Comitato Fauna e Foreste di catturare l’animale (per Daniza, si è scatenata una caccia all’orso con il Corpo Forestale sguinzagliato sulle sue tracce) si è mosso il popolo del web (“iostoconDaniza”) con la raccolta di quasi 100 mila firme. Cui hanno aderito personaggi di spicco come Licia Colò, l’ex ministro al turismo Michela Brambilla e persino il conduttore di MelaVerde Edoardo Raspelli. Le reazioni concrete degli animalisti, poi, non si sono fatte attendere. Sono stati creati presidi permanenti in piazza Duomo a Trento, per dire no alla cattura dell’orsa. E’ stata occupata anche il Palazzo della Provincia con scontri con le forze dell’ordine. Mentre la protesta di chi vuole Daniza libera è arrivata fino a Pinzolo, dove Polizia e Carabinieri hanno avuto il loro bel daffare a tenere separati manifestanti dai “Pinzoleri”, schierati a difesa del loro concittadino, il 38enne che ha avuto la disavventura di assaggiare le zampate dell’orsa. Della vicenda, non esente da tensioni all’interno della Giunta Provinciale per com’è stata gestita l’emergenza orso, si è interessato anche il Ministro Ambiente Gian Luca Galletti. Quest’ultimo, ha avvallato appieno il comportamento della giunta trentina, dando il totale assenso alla cattura dell’animale. La vicenda, però, ha lasciato strascichi ancora aperti su come gestire in futuro il “Progetto orso”. Le opinioni di animalisti, etologi, antropologi, turisti, e semplici cittadini impazzano sul web e sulla carta stampata. L’orso insomma, nel bene o nel male, è il divo del momento. Ora la politica trentina, anche sulle forti spinte dell’opinione pubblica, si interroga. Che fine farà “Life Ursus”? E’ possibile proseguire come se nulla fosse accaduto? Oppure sono necessari correttivi quali la drastica riduzione della specie ursina nei territori del Parco? Certo. Se finora non ci si era mai posto l’interrogativo sulla proliferazione “assistita” dell’animale, ora, anche a fronte dei crescenti timori da parte della gente ad andare nei boschi, qualche riflessione dovrà pur esserci.