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Comuni, momento strategico
Scritto da Administrator   
Martedì 09 Settembre 2014 08:13

Si accelera sulle fusioni del comuni trentini. Dei 210 attuali, si potrebbe arrivare a 100, nemmeno non tanto tempo. Quello che fino a pochi mesi fa era veduto come un processo di medio termine (da completarsi in due legislature, anche attraverso la fase intermedia delle unioni) sta diventando una delle priorità del riassetto delle autonomie locali, anche in vista delle elezioni amministrative del maggio 2015. E, anche fra i sindaci e in ambienti provinciali c’è già chi paventa uno spostamento di quella scadenza elettorale al fine di permettere di arrivarci con i nuovi assetti comunali già consolidati. Che si possa fare davvero è cosa non scontata, anche dal punto di vista giuridico, ma già il fatto che se ne parli testimonia come si sia di fronte ad un momento importantissimo nel quale si ridefinirà la geografia amministrativa del Trentino. 

 

In Trentino. In tutta la provincia, infatti, stanno venendo avanti progetti ed idee di fusione, magari nell’aria da anni ed oggi tirati fuori dal cassetto. Basti pensare al Primiero, dove, in questi giorni è in corso un sondaggio telefonico promosso dal comitato “per un Primiero meno diviso” per la fusione dei comuni di Fiera, Tonadico, Transacqua, Canal San Bovo, Sagron Mis, Mezzan, Imer e Siros, per un unico comune che lasci però ai singoli municipi la gestione del patrimonio silvo-pastorale attraverso la costituzione di appositi usi civici. Allo stesso modo, seppur su presupposti diversi sta venendo avanti la fusione in Valsugana tra Ronchi, Roncegno, Novaledo, Borgo e Castelnuovo.

In Val di Non si discute invece della fusione tra Cavareno Romeno, Sarnonico, Don, Amblar, Fondo, Ronzone, Malosco e Ruffrè in un unico soggetto comunale Alta Ananunia.

 

In Giudicarie. Così anche in Giudicarie vengono avanti interessanti progetti di fusione. Ad oggi, dati per fatti quelli di San Lorenzo e Dorsino e Daone-Praso-Bersone, ci sono altri movimenti in vista. A partire dalla Valle del Chiese, dove i sindaci di Storo e Bondone si mandano reciproci messaggi di interesse a discutere di aggregazione; più avanti la situazione a Condino, Castel Condino, Brione e Cimego, dove sono già coinvolti i consigli comunali, che stanno ratificando le prime fasi dell’intesa (vedi intervista nella pagina a fianco). Nelle Giudicarie Esteriori, dove c’è l’esempio di Bleggio Inferiore e Lomaso e la presenza di tante piccole frazioni, si guarda già oltre e c’è chi ipotizza, come il consigliere provinciale Mario Tonina, di puntare in poco tempo al comune unico. Una mossa che potrebbe ingenerarne altre, anche nella Busa di Tione e in Rendena. In quest’ultima i “poli” d’attrazione sono ovviamente Spiazzo e Pinzolo, ma i discorsi sono ancora abbastanza vaghi. Così come nella Busa, dove il potere di attrazione di Tione, nettamente il comune più grande, “spaventa” un po’ gli altri comuni anche se è chiaro che il futuro assetto più probabile è l’estensione del comune maggiore a quelli minori, nonostante Preore, Ragoli e Montagne stiano facendo prove di dialogo in nome della comune appartenenza alle Regole Spinale Manez.

 

Scenario legislativo. Di fronte a questi movimenti negli enti locali, il Consiglio delle Autonomie ha recentemente approvato a larga maggioranza la proposta del presidente Paride Gianmoena di chiedere la modifica della legge regionale per favorire le fusioni tra i Comuni, dirottando a questo scopo gli incentivi oggi previsti dalla Regione - circa 3 milioni di euro - per le unioni, che verrebbero dunque bypassate ed di allargare le giunte di un assessore rispetto ai limiti previsti dalla nuova legge regionale, lasciando immutati i risparmi della spesa. Inoltre, i sindaci e i presidenti di Comunità hanno approvato la proposta di cambiare (abbassandolo) il quorum perché sia dichiarato valido il referendum comunale sulla fusione, prevedendo il 50% più uno non più degli aventi diritto, ma di chi ha partecipato al voto alle ultime elezioni comunali. Considerando che la media della partecipazione alle ultime amministrative in Trentino è stata di circa il 70%, è semplice calcolare che basterà un’affluenza intorno al 35% perché il referendum sia valido, rendendo molto più semplice il percorso. Si capisce come questo sia un punto delicato, ed infatti è stato quello che ha sollevato più dubbi e discussioni.

Sullo sfondo, come detto la possibilità di rinviare le elezioni amministrative del 2015. Qualora venissero svolte con l’attuale assetto, infatti, si vedrebbero allungati i tempi per ridurre davvero il numero dei comuni, circa della metà, così come si vorrebbe in ambiente provinciale.