Home La posta di Adelino Orso, cosa ne pensano i Giudicariesi?

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Orso, cosa ne pensano i Giudicariesi?
Scritto da Administrator   
Martedì 09 Settembre 2014 08:00

Caro Adelino, la storia dell’orso che ha assalito Daniele, l’uomo rendenese che cercava funghi, ha fatto il giro del mondo, ne parlano anche i sassi, i giornali sono pieni di lettere di lettori che prendono posizione, ma non c’è un giudicariese che si sia espresso, né per l’una, né per l’altra parte...secondo te come la pensano i nostri conterranei?

Gianni di Tione

 

Caro Gianni, come la pensino i nostri convalligiani non lo so, so come la penso io già da qualche anno. Sono sempre stato e lo sono tuttora perplesso sul progetto di reintroduzione dell’orso sulle nostre montagne.

Ricordo da ragazzo mio padre che tornava  dalla malga infuriato con i resti di vitelli assaliti e sbranati dall’orso, quando succedeva per l’allevatore erano danni non da poco. Cosi come ricordo il pastore che smalgando ci raccontava di quante pecore quell’estate erano state sbranate dall’orso, più di una volta ci avevano rimesso le penne anche i cani pastori che cercavano di difendere il gregge a loro affidato. Dell’orso ne avevamo una visione truce e selvaggia tramandataci dalla storia vissuta dai nostri nonni. L’eroe della nostra fanciullezza era Luigi Fantoma, gran cacciatore di orsi, imperatore della Val Genova, le cui imprese ci venivano raccontate nei filò, al caldo tepore delle stalle. Poi, pian piano, con l’abbandono dell’allevamento da parte dei nostri contadini e il conseguente abbandono delle malghe e dei pascoli, dell’orso se ne parlò sempre meno, fino a che non fu accertata la loro totale scomparsa dalle nostre valli. Era evidente che si erano estinti per mancanza di cibo, per il cambiamento radicale della montagna e dei suoi abitanti, per essere ormai animali senza futuro.

Poi i nostri politici, seguendo le scalmane degli “scienziati” che le nostre montagne le conoscono solo per averle viste in fotografia, hanno avuto l’idea geniale di reintrodurre l’orso, credendo di fare chissà che grande promozione turistica per la nostra terra, vuoi mettere una montagna con l’orso? E’ tutta un’altra cosa, si scia persino meglio! E così  sono andati in Slovenia, ne hanno prelevato un paio di coppie e le hanno catapultate qui  da noi, in un ambiente nuovo, con clima e tipologia di bosco differente, ignare delle potenzialità alimentari della nuova dislocazione, totalmente spaesate, seguite con attenzione da un costosissimo apparato di personale ed altro, seppur in parte a spese dell’Europa. Fin dai primi tempi del forzato soggiorno sui nostri monti, gli orsi cominciarono a creare difficoltà d’ogni genere. Il fatto di non trovare più greggi in alta montagna, né malghe coperte dal bestiame, hanno obbligato gli orsi, che nel frattempo erano aumentati di numero, ad abbassare il loro circuito vitale sfiorando i paesi, e sfasciando recinti e steccati anche in prossimità di case abitate. Sbranarono le prime bestie, asini, pecore, cavalli, ma nessuno si scandalizzò, né gridò allo scandalo, un pecora, o un asino, non vale un orso. La provincia pagava i danni e zitti! Questo girovagare degli orsi, sempre più numerosi, in boschi e zone sempre più vicine all’abitato, cominciò a creare preoccupazione fra la gente, il bosco diventava sempre meno sicuro, e nel bosco ci si entrava il meno possibile.

Non ci sono problemi, confermava la Provincia, se trovate l’orso, non abbiate paura, stendetevi per terra e restate fermi, immobili, e l’orso se ne andrà senza toccarvi. Una simile stupidata divenne una barzelletta diffusa e commentata in ogni bar: “Ci provi la forestale a stendersi a terra quando incontra l’orso!” e giù tutti a ridere. E fra una risata e una parolaccia siamo arrivati a quel che si temeva, Daniele Maturi è stato aggredito e ferito in più parti del corpo, la Daniza, l’orsa con i due cuccioli, l’ha affrontato e Daniele ha rischiato la pelle e si ritrova ricoverato all’ospedale. La Provincia ha così deciso di catturare Daniza per evitare altri guai, qualcuno ha addirittura chiesto la sua eliminazione, e, apriti o cielo!, da ogni parte del globo si sono alzati proclami di indignazione, ambientalisti, animalisti, politici, galline, oche e star dello spettacolo, buonisti, radical chic d’ogni specie, a difendere la Daniza, povera orsa, che ha dato un buffetto (sic!) al Daniele per difendere i suoi piccoli, cosa vuoi che sia! Cosa ci faceva lì quello? Cercava funghi? Basta con i cercatori di funghi, se ne stiano a casa, beceri razziatori del bosco, se quello se ne stava a casa non gli sarebbe successo niente! Povera Daniza...povera mammina...quanto è stata coraggiosa... e giù con simili scemenze, ogni giorno, e chissà ancora per quanto. Intanto la Daniza, più che coraggiosa, almeno lei sincera, sapendo d’averla fatta grossa, sta scappando alla grande prendendo per il naso l’intera Provincia.

Alla fine Daniele risulta essere l’aggressore e la Daniza la vittima! In conclusione di questa vicenda, che sembra a dir poco paradossale, ho rafforzato alcune mie personali convinzioni. L’orso è un animale inaffidabile ed insidioso, non ci sono balle che tengano, ormai ce ne sono troppi (più di 50!), per una zona limitata come il Trentino. Daniza non è particolare, non è un caso problematico, ma ha avuto il comportamento che avrebbero avuto tutti gli orsi in simili circostanze, estremamente pericoloso. I nostri boschi non sono più sicuri. Il fatto ha dimostrato che si è perso il controllo della situazione: è impensabile poter monitorare degli animali che crescono di numero in modo esponenziale, che si spostano decine di chilometri ogni giorno e non sono disturbati da nessuno. La presenza incontrollata dell’orso sulle nostre montagne condiziona, e non poco, la vita delle nostre valli e dei nostri paesi. La gente ne ha piene le scatole. Ne sono testimone quotidiano. Personalmente sono stufo e schifato dei moralisti, ambientalisti da salotto, dei fighetti di città, che ci vogliono dar lezioni su tutto, anche sul modo di vivere in montagna, di vivere il nostro bosco, da sempre parte integrante e fondamentale dell’essere montanari. Io sono dalla parte di Daniele, dalla parte della nostra gente che vuole continuare ad andare nei boschi in libertà e serenità, sono dalla parte dei cercatore di funghi, sono dalla parte di tutti quelli che vivono in montagna e con la montagna ci lavorano. Sono dalla parte degli allevatori, dei pastori, di quei pochi che ancora contribuiscono a tenere in vita il nostro paesaggio. Sono dalla parte dei Pinzoleri schierati alla grande. E non é finita! La stessa cosa, se non peggio, ci capiterà per i lupi che, introdotti, stanno per arrivare anche da noi. Al lupo! Al Lupo! Roba da matti! Fermiamoli, fin che siamo in tempo. Difendiamo la nostra montagna, tutta da amare, tutta da vivere! Chi vuol farne una giungla, se la cerchi in Africa, che ne è piena!

Adelino Amistadi