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giornale delle giudicarie aprile 2014

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E il treno va…
Scritto da e.z.   
Giovedì 10 Aprile 2014 06:05

Guardare i treni mentre si allontanano, sembra uno degli hobby preferiti dai giudicariesi. La locomotiva è lì che sbuffa, si prepara a partire. E noi ce la prendiamo con comodo. Ci perdiamo in discussioni infinite. Il più delle volte, sul sesso degli angeli. Oppure, come nel caso che stiamo per affrontare, si disquisisce dove far passare una circonvallazione: in destra o sinistra orografica di un fiume. O dove indirizzare il tracciato: in galleria o in trincea. In superficie o interrata. Intanto gli ultimi passeggeri sono saliti in carrozza.

Il più delle volte, è solo dopo il fischio del capostazione che vorremmo prendere posto negli scompartimenti. Il treno, però, non c’è più: è già partito. Il rumore della locomotiva e i pennacchi di fumo che scorgiamo da lontano ci fanno capire che siamo arrivati tardi. Solo allora ci rendiamo conto che certi convogli, specialmente i più importanti, bisogna prenderli al volo. Perché, nella maggior parte dei casi, non aspettano. E chissà se passerà il prossimo.

La metafora calza. E sembra fatta apposta per raccontare i nostri tentennamenti in tema di viabilità. Da quarant’anni le Giudicarie attendono collegamenti più facili. Strade più percorribili. Paesi bypassati. Eppure, come tanti garruli fanciulli, ci  perdiamo a giocare, senza renderci conto che i “treni”, passano una volta sola. E’ stato così per la variante di Pinzolo, e ci siamo ripetuti per la circonvallazione di Ponte Arche. Atteggiamenti diversi. Modi e motivazioni differenti, di affrontare i nodi della viabilità primaria. Ma, stessi risultati. Per anni, quando c’erano le risorse, abbiamo nicchiato. Tergiversato. Persino snobbato. Fors’anche, nella speranza che nulla cambi, per proteggere piccoli interessi di bottega.

E adesso che vorremmo, i soldi non ci sono più. Per ora ci hanno detto di attendere. “Che bisogna andare più in...là”. Un eufemismo per dire: mettetevi buoni, perché il piatto piange. E’ accaduto per Pinzolo: bando di gara in via di espletamento, sui siti internet, dove le ditte concorrenti chiedono delucidazioni sulle clausole dell’appalto. Il progetto è stato elaborato nel 2012, aggiornato nell’agosto del 2013. Il finanziamento annunciato nell’ottobre dello stesso anno: 85 milioni di euro, da spalmare nel quinquennio fino al 2018, di cui 64 milioni l’appalto base, 23.000.000 le somme a disposizione. Vadaione-Carisolo avrebbe “circumnavigato” il centro storico di Pinzolo, in zona Pineta. Dei 4.473 metri di variante: 2.750, in galleria. Stop al traffico e allo smog in centro. A beneficio del turismo interno e della viabilità di arroccamento verso Madonna di Campiglio. Ma, è bastato una mezza frase dell’assessore Gilmozzi in sede di bilancio: i fondi a disposizione non bastano. Pinzolo avrebbe dovuto mettersi in coda. Non sarebbe stato così negli anni ottanta, quando i bilanci provinciali erano “grasso che cola”. Allora i treni, si sono volutamente persi. Oggi sulla “variante” pesa un rinvio. A “chissà quando”. Lo stesso è accaduto anche per la circonvallazione di Comano. La Ponte dei Servi-Ponte Arche, in sponda sinistra del Sarca. Novanta milioni di lavori per un tunnel in roccia che avrebbe dovuto assorbire il traffico dalla cittadina termale, particolarmente penalizzata dalle automobili e mezzi pesanti che la tagliano a metà. Trent’anni di “nì”. Voluta, ma anche temuta. Agognata e al tempo stesso rifiutata. Oggi tutti la vorrebbero. Ma i denari che scarseggiano dalle casse provinciali, sono un ostacolo. Inserita nel Pup nel 2003, l’avvio era preventivato per i primi mesi del 2010. Nel 2007 l’assessore ai lavori pubblici Silvano Grisenti l’ha inserita tra le sette opere prioritarie del Trentino. Il 23 maggio 2013 l’annuncio shock da parte dell’ex presidente della Provincia Pacher: “Non c’è copertura di bilancio”. Anche per questa grande opera pubblica i tempi sono incerti. “Ad calendas graecas”. Si diceva un tempo. Chissà mai se, alla fine, ne verremo a capo. Tutto si confonde e si perde nei pennacchi di fumo di quei treni che, sbuffando, hanno lasciato la stazione.