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Crisi edilizia. Quali sbocchi?
Scritto da e.z.   
Giovedì 10 Aprile 2014 07:04

Recupero del patrimonio edilizio esistente, innovazione, risparmio energetico. Sono le tre direttive dove si potrà incanalare la forza lavoro finora assorbita dall’industria del mattone. Da sole, però, riusciranno a rimpinguare un settore che - a cascata - ha coinvolto capillarmente centinaia di piccole imprese? “Finché, tira l’edilizia la crescita è assicurata. Se si ferma sono guai seri”. Quante volte abbiamo sentito frasi di questo tipo? Eppure, senza quasi rendercene conto, siamo arrivati alla fine di un ciclo. 

Oggi, obbiettivamente, è difficile prevedere il ritorno a posizioni ante crisi. Lo ha avvertito anche la Giunta Provinciale con la separazione del Prg provinciale dalla Finanziaria. “Vogliamo mettere i cittadini e le amministrazioni nelle condizioni di avere uno strumento più snello” ha detto il presidente della Provincia Rossi. L’approvazione è prevista a breve. Forse già entro aprile. “E l’obiettivo – ha spiegato il capo dell’esecutivo - è proprio quello di accorciare i tempi dei Piani Regolatori comunali, soggetti finora a iter troppo lunghi e macchinosi, a beneficio soprattutto del comparto edile”. La riduzione degli intoppi burocratici, però, è solo una delle componenti essenziali per dare slancio all’economia del mattone. L’altra parte dipende dalla disponibilità denaro in circolazione. Purtroppo carente, anche per l’indisponibilità delle banche ad aprire i cordoni della borsa. La politica, dunque, si preoccupa per le condizioni di sofferenza di tutto il comparto delle costruzioni. E propone pratiche più snelle per la rivalutazione dei centri storici, il recupero delle aree industriali produttive dismesse e l’assegnazione alle Comunità di Valle della pianificazione paesaggistica. Strumenti importanti. Che potrebbero dare nuova linfa a un settore in grande difficoltà. Ma, queste iniziative riusciranno a dare rimettere in moto la paralisi dei cantieri?

La sensazione è che ci debba essere un cambio di strategia radicale.  Che, in parte - come affermano gli esperti di settore - passa attraverso la riqualificazione energetica e abitativa. Una fetta sempre più ampia dell’edilizia che punta soprattutto sulla costruzione di case in legno che garantiscono resistenza antisismica e isolamento termoacustico. Che, però, ai pro, unisce un elemento negativo capace di stravolgere  le tecniche costruttive tradizionali: la drastica diminuzione dell’uso del cemento. Il superamento di un momento così difficile passa poi dal recupero dei centri storici, troppo spesso mortificati da una politica espansionistica proiettata fuori dalla cintura urbana. Oltre a guardare verso nuove opportunità, fuori dal comparto. Di cui, è davvero difficile individuarne gli sbocchi. Solo turismo, agricoltura e utilizzo delle risorse boschive (ecco uno dei settori da sempre trascurati che potrebbe davvero offrire nuove chance!) possono davvero fornire occasioni diverse. Un percorso segnato da nuovi modi di pensare, nuove professionalità e nuovi modi di guardare  al futuro. Un salto non facile. Di cui però dovremo, giocoforza, farci carico, se non vogliamo che, gli anni a venire ci riportino a quando la sopravvivenza dei nostri paesi era legata alla valigia di cartone. A quei flussi migratori a cui, in anni bui, si è aggrappata la speranza di una vita migliore per tanti uomini e donne della nostra terra. (e.z.)