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Recupero dei centri storici. Possibile via d’uscita?
Scritto da e.z.   
Giovedì 10 Aprile 2014 07:03

Per anni, anche nei nostri paesi, lo sviluppo edilizio non ha badato a risparmiare territorio. I piani regolatori di quasi tutti gli agglomerati della valle, più che al recupero e al risanamento dei centri storici, hanno puntato su un’edilizia più facile. Meno costosa in termini economici. E meno soggetta a vincoli e costrizioni. La stessa legislazione - anche alla presenza di strutture di poco pregio o scarsamente rappresentative di un’edilizia tipica del luogo - ha posto paletti troppo onerosi per chi intendeva metter su casa o ristrutturare immobili, per incrementare il proprio patrimonio immobiliare. Tant’è che, invece di migliorare e rendere più confortevole quel che c’era, si è preferito utilizzare in modo poco parsimonioso le aree disponibili. Risultato? Località importanti come Madonna di Campiglio, Pinzolo, Tione o Comano Terme, tanto per citare le più note, non hanno più niente da rodere.

E, solo piani regolatori stiracchiati, poco rispettosi dell’ambiente e di quanto rimasto, permettono l’urbanizzazione di nuove aree. Il problema non è di oggi. Comuni poco lungimiranti hanno preferito incentivare l’edilizia facile. Anziché propendere per una gestione oculata delle proprie risorse ambientali. Ora i tempi sono cambiati. Come in quelle automobili che rimangono a secco di benzina, c’è la necessità di riempire i serbatoi di carburante. E cosa c’è di meglio se non affidarsi a quelle porzioni urbane, già urbanizzate, che attendono solo di essere utilizzate? C’è il bisogno impellente di riqualificare quella parte di edifici snobbati e lasciati, per convenienza economica, nel dimenticatoio. Case vecchie e abbandonate del nostro patrimonio edilizio richiedono essere ristrutturate, ammodernate, sottoposte a processi di recupero, capaci di  alimentare un “nuovo” mercato delle costruzioni. Proiettato, non più sull’espansione, ma sul restauro dell’esistente. “Non sarà il solo modo per rimettere in moto un sistema in difficoltà – concordano urbanisti ed esperti di settore – ma è un modo intelligente per tentare di svincolarsi dai tentacoli di una crisi, mai come ora, dalle vie d’uscita limitate”. Quante sono le abitazioni da ristrutturare e con quali criteri (magari più elastici e meno penalizzanti di quanto siano stati adottati in passato) lo può dire solo una pianificazione meticolosa e mirata. Di certo, però, parte del recupero dei posti di lavoro di un settore ormai saturo e bisognoso di nuovi stimoli, passa anche attraverso la riqualificazione di un patrimonio edilizio dimenticato. Che, non bisogna illudersi, da solo non basterà a recuperare i fasti pre-crisi ed evitare un ridimensionamento del settore, con le dolorose conseguenze che comporta. Ma, potrà dare respiro a un’economia, più che al nuovo, prevalentemente destinata ad adeguamenti e riconversioni strutturali.(e.z.)