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L’intervista all’assessore Daldoss: «Ecco la mia riforma delle Comunità»
Scritto da r.b.   
Sabato 15 Marzo 2014 14:32

La riforma delle Comunità di Valle è uno degli argomenti di maggiore attualità nella politica trentina. Come cambierà l’assetto degli eredi dei Comprensori che – è sotto gli occhi di tutti – così come impostati ora faticano a funzionare? Lo abbiamo chiesto all’assessore provinciale agli Enti Locali e alla Riforma istituzionale, Carlo Daldoss. 

Assessore, quali sono gli architravi della sua riforma dell’assetto delle Comunità di Valle?

L’obiettivo della riforma istituzionale è far sì che le Comunità di Valle possano diventare il luogo di confronto e supporto per gli enti territoriali, rappresentando al tempo stesso un sistema amministrativo in grado di perseguire i criteri di semplificazione decisionale e contenimento della spesa pubblica. Proprio per questo parte delle risorse disponibili per i futuri investimenti sovracomunali saranno messe in campo e gestite attraverso un fondo di finanza locale distinto non più su ambito comunale, ma ad un livello più ampio di Comunità.

Grazie a questa riforma saranno inoltre definiti in modo chiaro i ruoli e le competenze che dovranno passare dalla Provincia alle Comunità, rideterminando l’assetto e i meccanismi di governance attra un alleggerimento organico dell’apparato istituzionale.

Il ruolo dei sindaci riacquista centralità e le Comunità si avvicinano a dei Consorzi di comuni decentrati. È così?

L’intento è quello di rinnovare il sistema istituzionale trentino con l’obiettivo di portare l’esercizio delle funzioni amministrative al livello istituzionale più vicino al cittadino e di costruire un nuovo sistema di relazioni tra i diversi livelli di governo, in un’ottica di sistema e di rete. Per questo ritengo che gli enti locali e le Comunità siano al centro di questo grande progetto riorganizzativo della nostra Provincia. Va da sé che ad un passaggio di autonomia decisionale debba giocoforza corrispondere un alto grado di responsabilità degli amministratori locali. In questo nuovo ente i Sindaci saranno chiamati a decidere gli obiettivi e gli interventi strategici da dare al territorio, gestendo in modo collegiale le risorse economiche della Comunità.

Quali fattori hanno determinato questo ripensamento rispetto alla L.P. 3/2006?

I sindaci sono stati pressoché unanimi nel richiedere questo cambio di passo rispetto alla legge del 2006. Dagli incontri intrapresi sul territorio è emersa la volontà di poter ridefinire l’assetto istituzionale ma soprattutto le competenze delle Comunità di Valle. Dobbiamo ricordarci che dal 2006 ad oggi il mondo è profondamente cambiato; la Provincia e l’intero apparato amministrativo provinciale dovranno essere pronti a rispondere in modo efficace e celere a quel grande bisogno di cambiamento, in modo da continuare a garantire quel buon governo che da sempre contraddistingue la nostra Provincia.

L’accoglimento del progetto di riforma da parte delle forze politiche della maggioranza è stato vario, da favorevole fino a decisamente contrario. Pensa che sarà possibile superare queste divergenze senza annacquare la riforma in Consiglio?

Credo che le visioni riportate dai vari membri della maggioranza con i quali mi sono confrontato in questi mesi non siano così contrastanti come si vogliono dipingere. Certo, è abbastanza scontato che all’interno di una coalizione possano emergere considerazioni più o meno diverse, ma sono altrettanto convinto che da questo confronto possa nascere una riforma arricchita nella forma e nei contenuti.

All’interno di questo nuovo assetto, saranno incentivate con nuovi meccanismi di premialità le fusioni fra Comuni?

Certamente la volontà della Provincia è quella di incentivare l’aggregazione dei servizi comunali perseguendo un criterio di economicità della spesa oltre che mantenere (se non innalzare) il livello qualitativo degli stessi servizi.

Un sistema di 217 Comuni per un totale di 531.000 abitanti si scontra con questa politica di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica provinciale. Un un cambio di rotta pare dunque non solo auspicabile, ma fortemente necessario.

Quali saranno i tempi per la discussione e approvazione consigliare del testo?

Il percorso di revisione della legge di riforma istituzionale ispirato ai criteri appena illustrati farà riferimento ad uno specifico disegno di legge che la Giunta provinciale intende presentare all’Assemblea legislativa provinciale in tempo utile da garantire le nuove regole già a partire dalle elezioni amministrative previste nella primavera del 2015.