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Lavoro, 2013 con dati in ulteriore flessione
Scritto da e.z.   
Sabato 15 Marzo 2014 14:31

E’ davvero difficile non grattarsi la testa di fronte ai dati occupazionali delle Giudicarie, in netto peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2012. L’orologio del Centro per l’impiego di Tione è fermo al 30 novembre 2013. Mancano i riscontri dell’ultimo mese dell’anno.  Ma, all’appello difettano 3.696 posti di lavoro. Per una comunità di poco superiore ai 37 mila abitanti, il dato sta a significare che quasi il 10% della popolazione non ha uno stipendio fisso. E che, anche i fortunati che riescono a trovare impieghi saltuari, faticano ad entrare a pieno titolo nei gangli produttivi. Il dato fa accapponare la pelle quando le stime si spostano sul settore giovanile, dove i numeri si attestano ad un preoccupante 25,84%. 

Secondo l’Ufficio del Lavoro, 507 sono i disoccupati iscritti al di sotto dei 25 anni, e 446 quelli dai 25 ai 29 anni. In totale 953 giovani in cerca di occupazione, che in termini percentuali danno appunto quasi il 26% di quelle 3.700 persone in attesa di collocamento. Lì, siamo abbondantemente al di sopra di quel 17,9% registrato a livello provinciale. Solo 12 punti più in basso del disastroso dato  rilevato su scala nazionale. Se poi si analizzano gli iscritti agli uffici di collocamento per durata di iscrizione, si scopre che 2.157, vale a dire il 58,4% del totale, sono in cerca di lavoro da oltre 12 mesi. E’ pur vero che secondo gli esperti dell’Ufficio del Lavoro, la maggior parte dei soggetti (quasi i due terzi) si dichiara autonomo nella ricerca dell’impiego.

“Si tratta – spiega una nota dell’Ufficio - di lavoratori stagionali che alternano ciclicamente periodi di lavoro a non lavoro, per i quali l’iscrizione in qualità di disoccupato è principalmente legata alla possibilità di usufruire di alcuni benefici e sostegni al reddito (si pensi agli stagionali agricoli o del turismo)”. Ma è altrettanto vero che anche i casi specificati dimostrano pur sempre una precarietà che non migliora il quadro complessivo della disoccupazione locale. Isola felice solo fino a qualche anno fa. Oggi, alla stregua di altre realtà regionali, luogo di difficile inserimento soprattutto per le fasce più deboli della popolazione: vale a dire giovani e occupazione femminile. Alla stregua di tantissime altre località italiane, da qualche anno, le Giudicarie stanno soffrendo il male endemico dell’avviamento al lavoro di una vasta fetta di cittadini. Per rendersene conto, non occorre scartabellare elenchi e liste di iscritti all’ufficio di collocamento. Il polso della situazione appare già evidente anche solo confrontandosi con le persone. Ascoltando le situazioni di molti ambiti familiari, dove salta all’occhio che l’elemento giovanile e le donne sono gli anelli deboli di una catena ardua da inanellare. Sono i giovani in cerca di prima occupazione che, all’uscita dell’insegnamento scolastico, trovano il vuoto. La scuola forma, plasma. Ma, soprattutto, illude. Alla fine dei cicli di studi c’è il nulla: solo porte che si chiudono, con poche speranze di utilizzare il titolo di studio guadagnato a fatica sui banchi di scuola, o nelle aule delle università. “Mi invii il curriculum. Le faremo sapere”. La risposta è quasi sempre la stessa. Con l’unico risultato di ingrossare le fila di quelli in attesa.

Una realtà che va oltre i numeri forniti dalla responsabile dell’Ufficio di Collocamento di via Circonvallazione di Tione Rosanna Parisi, che si sostanzia 647 posti di lavoro in meno (- 22%) rispetto allo stesso periodo del 2012, con 1.300 persone in attesa di chiamata. Dei 3.600 iscritti il 58% sono donne. Mentre la fascia centrale di età, dai 30 ai 54 anni, rappresenta il 60% del totale. Nel 2012 il calo di assunzioni in Giudicarie aveva fatto registrare una diminuzione di quasi 400 unità: esattamente 389. Mentre nello stesso periodo del 2013, il calo si è ridimensionato a 133. Una variazione di un meno 1,9%, molto più positivo di quanto registrato a livello provinciale (- 4,8%). Non sufficiente, però, a guardare al futuro con ottimismo. Come in tutto l’ambito regionale, il settore più colpito è quello edilizio. 376 sono i posti di lavoro che mancano all’appello nell’industria delle costruzioni. Mentre anche  il turismo, in particolare i pubblici esercizi - un tempo ancora di salvataggio delle nostre valli -  la situazione non è rosea. I posti in meno, rispetto agli stessi mesi del 2012, sono 250 (- 9,3%). E, anche se le vere cartine di tornasole sono i mesi di dicembre e gennaio, il settore dimostra minor effervescenza che in passato. C’è un leggero incremento occupazionale nell’agricoltura (+ 12,1% con 54 nuovi posti di lavoro). Mentre ci si barcamena nel comparto servizi alle imprese, in linea con le dinamiche degli anni precedenti. Il segno rosso più vistoso rimane comunque quello fatto registrare dagli under 30, con un aumento di disoccupati superiore al 35%. “Un trend allarmante – fanno osservare negli uffici di Tione – che rispecchia, a fotocopia, quanto accade in ambito provinciale”. Sui 15.200 disoccupati registrati in provincia di Trento, il 17,9% sono da collocare nelle caselle dell’occupazione giovanile. Una percentuale rilevante. Distante anni luce da quel 31,4% fatto segnare nei primi tre mesi del 2013, quando si era temuto addirittura il tracollo. Un dato pesantissimo per i nostri paesi, abituati in passato a fare i conti con percentuali minime di persone prive di occupazione, ma se può essere di consolazione, di gran lunga inferiore a quel 24,4% rilevato nelle Regioni del Nord-Est e all’ancor più negativo 37,3% registrato su scala nazionale. Anche nei nostri paesi dunque, nonostante le numerose iniziative messe in campo da Ufficio del Lavoro, Comunità di Valle e Istituti bancari, il tallone di Achille in campo occupazionale è rappresentato dai giovani in cerca di primo impiego, e da una popolazione femminile desiderosa di contribuire al bilancio familiare. Penalizzata però, sia dai venti di crisi che stanno intaccando il settore del turismo e da tutte le altre occupazioni solitamente destinate all’occupazione femminile.