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Soldi che “gridano vendetta”
Scritto da Il saltaro   
Sabato 15 Marzo 2014 14:30

“Tira fuori le palle, vecchio mio, dobbiamo intervenire...tutti i giorni se ne sentono di grosse, sempre più grosse...sveglia, armiamoci che dobbiamo andare a fare quattro conti con i nostri politici provinciali!” L’Osvaldo Caccola  è ormai un fiume in piena: “O venite con me o vi cancello dagli uomini d’onore delle Giudicarie, non avete letto, non avete udito, ne parlano ovunque...tiriamo fuori carri, carrette, cavalli, muli, forche e forconi che dobbiamo andare a ramazzare la provincia...tutti nell’Adige in pasto ai pesci, quei malfattori... politici del c***zo!” 

Il vostro Saltaro, prudente d’indole e saggio da secoli, uso a pesare le parole dei suoi conterranei, cerca di far luce su quello che sta avvenendo. Qualcosa di grosso, è certo, dato che gli amici di sempre, raccolti nell’osteria della Bagoza, sono armati di tutto punto con facce che sembrano grugni, occhi che lanciano fiamme, mani nodose, come randelli, che aspettano di sfogare la loro rabbia.

In Provincia sono stati scoperti gli altarini finora tenuti nascosti da tutti, nessuno escluso: i Consiglieri Provinciali si sono votati a più riprese, non solo stipendi d’oro - e passino! - ma anche pensioni altrettanto dorate con l’aggiunta di cospicui fondi di liquidazioni chiamati nei più svariati modi. Non è facile da spiegare e neanche da capire, ma hanno anche cercato di prendere in giro il mondo intero quando nel 2012, con un’ultima legge, si sono dimezzate le pensioni, facendosi belli con dichiarazioni in tv e sui giornali, come gli unici politici virtuosi d’Italia, ma, poi, quatti, quatti, zitti, zitti, hanno accumulato in un deposito a loro disposizione, quanto tolto e risparmiato sui vitalizi. Per un totale di una centinaia di milioni di euro, mica bazzecole!

Così i Grillini, che a qualcosa servono, con una loro interrogazione, sono riusciti a spifferare al mondo intero come stavano le cose. Un gran bene per i Consiglieri, un po’ meno per la gente comune, che niente o poco sapeva di come se la spassavano in Consiglio. “Gran figli di buona donna, tuona imbufalito il Caccola, e io che credevo che davvero i nostri politici fossero diversi da certi sperperoni di regioni di cui si è parlato molto in questi ultimi tempi, questi sono anche peggio, poveri noi, povera la nostra autonomia...” “E dire che la cosa va avanti da decenni, non è che quelli di adesso siano peggio di quelli passati, nel garantirsi lauti compensi e privilegi d’ogni tipo hanno iniziato fin dagli anni ‘70, poi man mano se li sono aumentati...” chiarisce l’Abele che le cose le ha lette sui giornali. “E noi, bacucchi, zitti, mai a dire qualcosa, mai protestare, siamo proprio dei poveri cristi...mangiavano alle nostre  spalle, per Dio, e noi neanche ce ne accorgevamo!...dice l’Archimede, rassegnato.. io mi fidavo, era tutta gente nostra, brava gente, che han fatto grandi cose anche per la nostra valle, va a pensare che erano anche dei furfanti patentati...” “Non esageriamo, concilia la maestra Camilla, han fatto il loro mestiere e poi si sono giustamente ricompensati come credevano di meritare...” “Meritare cosa? Ci sarà stato anche qualcuno che sapeva cosa faceva, abbiamo avuto anche ottimi amministratori, ma la maggioranza ha fatto cacca...neanche più si ricordano, non hanno lasciato niente, hanno scaldato il banco per interi decenni, hanno incassato e sono spariti...” si aggiunge ormai fuori di sé l’Evaristo, irrecuperabile  alla ragione. “Ma perché vi agitate tanto, spiega l’Orsolina comprensiva, vediamo le cose dal bicchiere mezzo pieno, non è poi così grave, senza andare troppo indietro, se non avessimo avuto il Pino (Morandini), in questi ultimi anni, a sostenere le ragioni di noi donne pie e sacriste, cosa sarebbe successo? Lui i soldi se li è meritati tutti! Caro Pino, quanto mi dispiace che ti sia ritirato...poverino adesso cosa fai...torna...” “Che cavolo dici, bacia pile che non sei altro, il tuo Pino vive felice con una bordata di soldi maturati in vent’anni e oltre, nonché la pensione del suo lavoro che si somma al vitalizio, povero diavolo, e chissà quant’altro, io quasi quasi farei una colletta per andarlo a trovare...ridacchia l’Osvaldo Caccola...e con lui andrei a trovare anche quel bel articolo di Delladio che s’è fatto vent’anni di Consiglio portandosi a casa una valanga di soldi e lasciando in Consiglio una unica proposta di legge, che si ricordi, che prevedeva contributi per costruire case turistiche sugli alberi, gran trovata....io lo farei anche commendatore, un uomo così illuminato non capita in Consiglio tutti i giorni!”

“E va beh! Vai proprio a far le pulci a tutti, io sono contenta, dice l’Orsolina, sono contenta per la Cogo, la nostra Margherita, che era così povera, adesso sarà felice, con tutto quello che si ritrova...sono proprio contenta!” “Toglietemela dalle palle, quella vecchia donnaccia, non sa quello che dice!” Ormai l’Evaristo è fuori di testa e straparla, ma l’Orsolina insiste: “E pensa a quel bel fusto di Pinter, il Roberto, poverino, è stato il paladino dei proletari, lui stesso povero proletario, adesso è salito nella categoria dei padroni, padrone di se stesso, s’intende, pieno di soldi, magari ancora proletario ricco sfondato, che bello, sono contenta per lui! Vuol dire che le cose vanno bene se i proletari diventano capitalisti...comunque un proletario in meno è sempre una bella cosa...Così va il mondo...” Beh, allora che dire della Caterina (Dominici)..., ha dichiarato che si ritrova piena di debiti, che non ha visto una lira dalla Provincia, a parte il vitalizio che si somma alla sua pensione, roba da poco, sui 5.000, poco  più, poco meno...e neanche se n’è accorta! Sarà l’età!”

E giù tutti a ridere sulla battuta dell’Abele che continua: “Il più bravo è stato Giovanazzi, che neanche sapeva di guadagnare ed accumulare tanto, orpo!, e allora ha deciso di devolvere tutto all’associazione cacciatori provinciale...!” E ancora giù tutti a ridere: “Birbante d’un Giovanazzi che in Giudicarie ha illuso e disilluso...che i suoi soldi gli vadano di traverso!” “Ehi, dato che ci sei, Osvaldo, raccontaci dell’Angeli, ex presidente della Regione, della Provincia, della Cooperazione e di altre mille cose,  e presidente oggi, degli ex consiglieri...hai sentito cos’ha detto, no?” Chiede curioso l’Archimede. “Beh, quello ha superato tutti!, dice il Caccola, ha detto che sì, forse hanno esagerato, ma che non sarà facile chiedere di ritorno i soldi  a chi li ha avuti, già è successo anche a lui, quando gli hanno ridotto il vitalizio da circa 6.000 euro a circa 3.000,  è un po’ (udite, udite!) come se ad un operaio che prende 1000 euro al mese, gliene portassero via 500....roba da matti, l’operaio con 500 euro muore di fame, l’Angeli con 3.000 euro al mese, sommato a tutto il resto, può sopravvivere serenamente... paragoni di questo genere sono un’offesa a Dio e agli uomini...comunque in dietro non si torna, se non torna indietro anche il resto d’Italia, parlamentari, direttori di banche ecc. ecc. come  a dire che se nel resto d’Italia se ne approfittano, perché noi dovremo essere onesti? Meglio tutti approfittatori! Viva l’Italia!” Così l’Angeli che rappresenta un po’ tutti. E nessuno che gli dice di tacere...faccia di bronzo! La riunione s’è fatta mesta, non c’è più voglia di ridere, sospiri, moccoli, qualche bestemmia mite, rabbia, impotenza, disappunto, sdegno, sono i sentimenti che hanno annichilito gli animi garibaldini dei nostri. L’Osvaldo Caccola, ormai spompato, rinuncia alla guerra e depone la sua “podetta” pronta all’uso, l’Archimede si calca il cappello intesta e se ne va portando con sé “il rampino”, rinunciando alla battaglia, l’Abele deposita la forca ancora infognata di letame, che avrebbe usato in quel di Trento per spalare la sporcizia... l’Evaristo sputa per terra in segno di disprezzo per il mondo intero, la maestra Camilla rinuncia alle sue giaculatorie quotidiane, e l’Orsolina, innamorata del Pino, se ne va soddisfatta di aver tenuto testa a quei guerrafondai dei suoi sodali.

Il Saltaro vostro, ha assistito, allibito alla discussione, pienamente d’accordo, sui fatti e sui misfatti, ma anche lui triste, come gli altri, per l’ignavia, l’accidia e l’indolenza, che ormai sono padrone dello spirito trentino, non più degno della nostra storia e del nostro passato, incapaci di reagire anche con i  furfanti in casa, vigliacchi che per non essere rosi dal rimorso e dall’impotenza facciamo finta d’essere ciechi, sordi e rimbecilliti, così tutto diventa più facile  e la vita continuerà alla grande...per i nostri politici, s’intende!