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Trentino Sviluppo & dintorni, presidente Rossi dia un taglio
Scritto da Administrator   
Lunedì 10 Febbraio 2014 08:41

 

Bismark, il cancelliere di ferro, ebbe a dire una volta : “Se i tedeschi sapessero come si confezionano in Germania le leggi e le salcicce farebbero la rivoluzione”. Anche i trentini, se sapessero fino in fondo come vengono spese certe risorse pubbliche avrebbero qualcosa da dire e forse potrebbero anche protestare davanti alla Provincia. Queste breve tiritera per entrare a gamba tesa nel problema : la consulenza proposta e negata da Trentino Sviluppo all’ex dirigente provinciale dott. Paolo Spagni, che ha provocato – tra l’altro – le dimissioni del presidente di Trentino Sviluppo Diego Laner. 

I contorni della vicenda sono noti: il presidente Laner va in consiglio di amministrazione e propone (forse sollecitato da qualcuno , leggi Dellai?) di assegnare una consulenza per tre anni al dott. Spagni, dirigente provinciale fresco di pensione. La proposta è bocciata e Laner prende cappello. Di questa storiella di sapore un po’ terronico ne parliamo per evidenziare due piccoli problemi, due questioni che pongono però aspetti di etica pubblica e di trasparenza, che sarebbe ora e tempo che il Trentino, terra di autonomia e di amministrazione seria se non austro-ungarica, prendesse nota e li risolvesse non all’italiana (volemose bene, io do una cosa a te e tu ne dia una a me) ma con un minimo di correttezza. “Una volta – ha scritto di recente un ex dirigente della Provincia – in Trentino c’erano molte idee e pochi soldi: Ora ci sono poche idee e troppi soldi”. E’ così e anche lo scostumato andazzo delle consulenze di fine corsa lo dimostra.

Partiamo dunque dalla consulenza che si voleva assegnare ad un ex dirigente provinciale, peraltro competente e serio. Ma è giusto e corretto che dirigenti provinciali (non tutti per la verità ma quelli graditi a Dellai) escano dall’ufficio e il giorno dopo si ritrovino consulenti del tal ente o nel consiglio di amministrazione di qualche Società pubblica, ovvero partecipata dalla Provincia. La nostra risposta è secca e può essere solo no. Va notato che prima che arrivasse il bullismo politico di Dellai i dirigenti provinciali che andavano in pensione per almeno cinque anni non potevano avere consulenze, né incarichi dalla casa madre. Mi parrebbe una cosa naturale in un’amministrazione seria, perché se un dirigente esce dalla porta ed entra dalla finestra ha raggiunto solo due obiettivi : continuare a servire il Potere di piazza Dante, creare disagio nella classe dirigenziale rimasta in Provincia, alimentare anche possibili motivi di conflitto di interessi e di interferenza. Ma a Dellai questo importava molto poco, tanto che ha cominciato ad assegnare incarichi e prebende ai dirigenti pensionandi o di fresco pensionati, purchè fedeli. I nomi che si potrebbero citare qui sono molti. Con questo sistema Dellai si è garantito fedeltà, riconoscenza, ha messo le sue pedine nei posti da controllare, ha creato una super casta burocratica, spesso – non è il caso di Paolo Spagni – arrogante ed anche un tantino incompetente per le funzioni assegnate una volta finita in pensione. Non solo ma ha creato anche le condizioni per non valorizzare un turn over di professionisti e dirigenti sicuramente disponibili sul mercato. I balletti sono stati molti e quello che meraviglia è che sindacati e categorie professionali non abbiano mai detto nulla. Usi ad obbedir tacendo ! Anche questo è Trentino.

Su questo sistema brevettato da Dellai vorremmo che il presidente della Provincia Rossi, che giustamente più volte ha parlato di discontinuità, desse un taglio. Un dirigente provinciale che va in pensione e, se vuole continuare ad essere attivo e produttivo, vada a cercarsi consulenze in altri mondi e non in quello comodo ed ovattato della Provincia o delle sue consociate.

L’altro aspetto è questo ed è riconducibile alla conclamata trasparenza. Immaginate se la consulenza di Spagni fosse passata tranquillamente in consiglio di amministrazione. Spagni avrebbe avuto in tre anni i suoi 240 mila euro ( questo il modesto compenso ) e nessuno avrebbe saputo nulla. Invece il diavolo ci ha messo la coda e la cosa è diventata pubblica. Ma quante consulenze, quante spese discutibili passano attraverso le Società partecipate della Provincia, ben protette dal silenzio impenetrabile che circonda queste Spa ? Alla fin fine quelli che gestiscono Trentino Sviluppo & C son pur sempre soldi pubblici e un cittadino avrebbe pure il diritto di sapere come vengono spesi. Invece nulla perché le Società partecipate nulla comunicano. Nell’era di internet e del web la trasparenza dovrebbe essere il requisito minimo dell’agire di una società pubblica. Spesso noi trentini guardiamo al sud con sufficienza e competenza. Ma al sud ci sono partecipate pubbliche che sul loro sito riportano perfino le delibere di spesa di 300/400 euro ! E in Trentino invece niente. Siamo i più furbi della compagnia ? I primi della classe ? Ovvero non persiste anche qui un sistema che puzza di chiuso  e di sistemi clientelari e casarecci ?

Anche su questo terreno noi pensiamo che il presidente Rossi dovrebbe – potrebbe – dare un segno di discontinuità, obbligando le società partecipate dalla Provincia a pubblicare on line tutte le delibere, grandi e piccole. Come del resto fa la Provincia. Non solo ma cominciando a guardarci dentro, in queste società , misurando risultati ed obiettivi raggiunti. Se così fosse magari ne vedremo delle belle. Ma sarebbe un buon sistema non solo per far sapere al cittadino ciò che è giusto sappia ma per mettere anche sul chi va là qualche dirigente ( e politico ) che con i soldi pubblici fa a disfa senza avere obbligo di render conto alla comunità, che quei soldi gli ha dato da gestire. Tanto, se poi la Società va in passivo, paga la Provincia ( vedi Trentino Tis indimenticabile esempio di spreco e di boria ).