Home Cultura Le Regole Spinale-Manez vanno sul piccolo schermo

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Le Regole Spinale-Manez vanno sul piccolo schermo
Scritto da Denise Rocca   
Lunedì 10 Febbraio 2014 08:39

Si chiama “Due Regole per il Futuro” ed è il video documentario che Piero Badaloni, giornalista e volto noto della Rai, ha realizzato per raccontare la Comunità delle Regole di Spinale e Manez fuori dai confini del suo territorio naturale. Il video è il racconto per immagini del viaggio compiuto dal giornalista, e dagli spettatori con lui, alla scoperta del significato, dalla nascita alla contemporaneità, delle proprietà collettive come gli antichi giudicariesi le avevano intese e normate. Prodotto dalla Fondazione Museo Storico, il documentario è ancora sconosciuto ai regolieri che lo vedranno a breve in una serata nella quale interverrà il giornalista della Rai.

“La Comunità delle Regole di Spinale e Manez è una comunanza agraria esistente ab immemorabili, di proprietà delle popolazioni dei comuni di Ragoli, Montagne e Preore e da loro amministrata. I terreni e i beni immobili della Comunità sono inalienabili, indivisibili e vincolati in perpetuo a destinazione delle popolazioni delle tre comunità” la voce di Badaloni, fuori campo, scandisce le prime righe dello statuto delle Regole, sullo sfondo scorrono le immagini della Giornata delle Regole, il 7 luglio 2013, quando le riprese iniziarono.

Inizia il viaggio: nelle origini, nei documenti, nei luoghi simbolo che testimoniano la millenaria storia della Comunità, ma anche a conoscere una serie di personaggi del presente e del passato che quella storia la incarnano. La telecamera e il microfono di Badaloni incontrano l’unico e ultimo abitante di Irone, Giovanni Giovannella la cui moglie se ne sta nella casa di famiglia a Ragoli e lo viene a trovare una volta in settimana; si sofferma sui Baschenis che affrescarono la chiesa dei Santi Faustino e Giovita, fulcro religioso e sociale della Comunità regoliera; non si fa sfuggire due parole con Cesare Maestri che mise per la prima volta le mani sulle rocce del Brenta, nel ‘49, per non togliercele mai più; compare il malgaro che insegna a nipotino il mestiere, incurante del fatto che ai tempi del primo era una professione dura, ma comune, oggi è una scelta di vita considerata alternativa; in primo piano parla la giovane regoliera, che l’essere capofuoco pone in una posizione diversa all’interno della propria relazione di coppia; accanto ai regolieri, anche una serie di personaggi illustri il cui sguardo sulle Regole di Spinale e Manez è professionale, come il giudice della Corte costituzionale Paolo Grossi, il presidente del Centro studi proprietà Collettiva e Demani Civici dell’Università di Trento Pietro Nervi, il docente di Storia del Diritto dell’università di Trento Diego Quaglioni, perfino una delegazione di studiosi cinesi arrivati in Giudicarie a studiare l’unicità della Comunità. Sullo sfondo la meraviglia del territorio delle Regole, e lo sguardo del giornalista Badaloni per il quale le proprietà collettive giudicariesi sono state una scoperta.

Cosa l’ha colpita di piu? “L’attaccamento e il rispetto dello statuto, quindi alle regole della Regola che hanno un valore che viene dal passato ma non è assolutamente conservativo, piuttosto una proiezione nel futuro. E’ l’anticipazione, in qualche modo, di una struttura sociale che è straordinario fosse già stata intuita nel XIII secolo e che poi è stata ribadita nella sua stragrande maggioranza dopo la legge provinciale del 1960. Ma anche il rispetto del ruolo della donna, le interviste alla giovane regoliera e all’ultimo abitante di Irone che sembrano opposti ma hanno lo stesso senso di fierezza per un’appartenenza e per la bellezza del proprio territorio. E poi questo straordinario senso di gestione dal basso, di democrazia diretta. E’ perfetto il sistema da questo punto di vista: il presidente che non ha un ruolo preponderante ma di stimolo e coordinamento, il criterio di gestione delle entrate, che servono a sostenere la gioventù e le associazioni presenti sul territorio, e torniamo ancora al valore della solidarietà che è un’altra delle cose che mi ha intrigato”.

Proprietà collettive: “un altro modo di possedere” scrivono sul loro sito le Regole di Spinale e Manez, il privilegiare l’uso rispetto al possesso” spiega Franco De Battaglia sullo schermo, un sistema che si poggia anche su uno degli esempi più puri di democrazia diretta in uso al momento.

Un documentario che testimonia la longevità di una gestione del territorio, bene di tutti, basata su pochi, semplici principi di vita comune, un esempio di democrazia diretta capace di generare non la parcellizzazione del potere che finisce per gestire solo se stesso, ma un vertice effettivamente in grado di prendere decisioni. Una formula di lunga vita applicabile anche fuori dai confini e dai numeri infinitesimali di tre piccole comunità montane? La domanda rimane aperta.