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giornale delle giudicarie aprile 2014

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«Enti locali, i prossimi sei mesi saranno strategici»
Scritto da r.b.   
Venerdì 17 Gennaio 2014 16:06

Da metà dicembre Attilio Maestri, primo cittadino di Pieve di Bono, è il nuovo presidente della Conferenza dei Sindaci delle Giudicarie. Sostituisce Giuseppe Bonenti, sindaco di Bondo e dimissionario, anche a fronte di alcune riunioni nelle quale il numero dei colleghi è stato decisamente basso. Specchio della situazione di incertezza in cui si dibatte la Conferenza dei sindaci nell’attuale assetto istituzionale della Comunità di Valle. 

Un ibrido che non si capisce bene che competenze abbia, se  esecutive, di indirizzo generale, consultive o che altro.

Anche questo è stato tema di discussione nel primo incontro dei sindaci giudicariesi con il neo assessore provinciale con delega alla Riforma delle comunità Daldoss e sarà certamente – stando agli indirizzi programmatici della Giunta guidata da Ugo Rossi – uno dei punti qualificanti di quella che viene già chiamata “riforma della Riforma”, attesa per giugno.

Tutte questioni che la Conferenza dei sindaci affronterà nel suo interno. Ne è cosciente il neo presidente Attilio Maestri e sa che proprio da questo organismo dovranno arrivare impulsi importanti alla Provincia in merito al nuovo assetto istituzionale delle autonomie locali.

“Ritengo – spiega il primo cittadino di Pieve di Bono – che i prossimi sei mesi saranno cruciali per quanto riguarda le sorti della riforma istituzionale, visto che si vorrà arrivare alle elezioni del 2015 con la riforma emendata. Che le Comunità, specie quelle molto estese come le Giudicarie, non possano funzionare con l’attuale assetto penso l’abbiano capito un po’ tutti, così come c’è la volontà da parte della Provincia di modificare la normativa in tempi rapidi”.

Come si inserisce la Conferenza dei Sindaci in questa dinamica di cambiamento?

Abbiamo la responsabilità a mio modo di vedere di essere interlocutori propositivi nei confronti della Provincia. Nel nostro ruolo abbiamo sperimentato in prima persona quali sono le pecche dell’attuale normativa e, attraverso il confronto interno, stiamo cercando i giusti correttivi. Questa attività di proposizione e di confronto con la Pat dovremo esercitarla con forza e compattezza nei prossimi mesi. E’ quanto ho chiesto ai miei colleghi quando mi è stata chiesta la disponibilità di guidare la conferenza dei sindaci, cioè un comune impegno a lavorare su una proposta forte che sappia imprimere alla Comunità un cambio di passo decisivo.

Qual è stata la risposta dei suoi colleghi?

Intanto li ringrazio di avere pensato a me per questo ruolo di responsabilità e per il sostegno e la fiducia che hanno indirizzato alla mia persona (Maestri è stato votato all’unanimità da 33 sindaci presenti sui 39 giudicariesi, ndr). Poi per il fatto di avere compreso l’importanza della sfida che ho prospettato loro, ossia di essere davvero protagonisti, attraverso un impegno forte, dei prossimi mesi cruciali per le sorti della riforma. L’alternativa a questa responsabilizzazione è quella della marginalizzazione e delle soluzioni imposte dall’alto, come nelle Regioni ordinarie d’altra parte è stato già fatto dal 2012 con accorpamenti forzosi di comuni in agglomerati da 5000 abitanti.

A proposito di marginalizzazione. Si dice che uno dei motivi di malcontento dei sindaci è il loro sentirsi marginali rispetto alla Comunità. E’ vero?

In primis va detto che quando parliamo di sindaci dobbiamo riferirci non a loro come persone, ma alla rappresentanza che essi hanno del proprio comune. Dunque parliamo di comuni, ed è vero che nell’attuale architettura della Comunità essi sono un po’ messi da parte. Soprattutto è troppo farraginoso il rapporto tra Conferenza, Assemblea e Giunta della Comunità, il che crea meccanismi lenti, per non parlare della dimensione del corpo assembleare, di oltre 100 componenti, sproporzionato per un territorio come il nostro. Da qui occorre partire per cambiare.

E poi? Quali sono le altre proposte che porterete all’attenzione della Provincia?

Innanzitutto va chiarito il ruolo della Comunità di Valle. Se è un ombrello che aiuta i comuni a favorire la gestione di servizi associati e gestisce quelli chiaramente sovra comunali (rifiuti, scuola, servizi sociali) va bene, se diventa uno strumento per esautorare i comuni, direi di no. Però noi sindaci abbiamo il dovere di dare un’alternativa credibile, ossia proporre percorsi di aggregazione dei comuni ragionate che partano dai servizi associati per arrivare poi a coinvolgere consigli e giunte comunali. Nella Valle del Chiese, ad esempio, questo progetto c’è già e prevede un assetto finale a 4 comuni. Sarebbe bene fare un ragionamento di medio periodo che vada in questo senso esteso a tutte le Giudicarie. Serve però un gesto di responsabilità di tutti.

Nel senso?

E’ chiaro che i sindaci sono in prima linea e deve nascere proprio dagli amministratori la proposta e la disponibilità al cambiamento e al superamento dei campanili. Detto questo serve, a partire dagli amministratori, alla Provincia, ai dipendenti pubblici, una presa d’atto che il mondo è cambiato e che se vogliamo costruire qualcosa di più sostenibile e che dia risposte ai cittadini anche in futuro occorre fare tutti un passo indietro non nascondendosi dietro rendite di posizione.