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giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Sui diritti civili siamo sempre su uno stretto crinale
Scritto da Administrator   
Venerdì 17 Gennaio 2014 15:59

Caro Adelino,

qualche tempo fa avevo letto sui giornali una notizia che a me sembrava una scemenza, ma sotto Natale ho avuto l’occasione di parlarne con altri e non tutti condividevano il mio parere. Si tratta della trovata dei soliti  intellettualoidi che propongono di sostituire nei moduli scolastici e negli atti comunali le parole “padre” e “madre” con genitore 1° e 2° per non urtare la sensibilità delle coppie omosessuali. Dello stesso parere sembra essersi espressa anche la presidente della Camera dei Deputati. Roba dell’altro mondo! Tu che ne dici?

Francesco

Caro Francesco, la tua lettera è giunta in tempo per rendermi indigesto il pranzo di Natale. L’avevo letta anch’io, ma mi sembrava una delle solite sparate dei soliti buontemponi e non ci ho fatto caso. Poi ho appreso che già alcuni Consigli Comunali di grandi città stanno dibattendo la proposta e che quanto prima verrà portata in Parlamento. Io non sono un sociologo, Dio me ne scampi, né un tuttologo, categorie oggi di gran moda. Ti dico il mio parere col buon senso antico del mondo da cui provengo. Numerare i genitori per non chiamarli con il loro nome (madre e padre), non so se elimini le discriminazioni sessuali, ma di certo elimina la normale intelligenza. Mi spiego.

Perché un essere venga al mondo ci vogliono un maschio e una femmina che diventano padre e madre della creatura. Questo è da sempre. Non ci sono alternative, anche le innovazioni della scienza prevedono comunque un incrocio tra un elemento maschile e uno femminile. Tra gli esseri umani, ma anche tra gli animali o nel mondo vegetale. Dunque un padre è un padre e una madre è una madre. E cancellare queste definizioni penso sia pura stupidità. Riconoscere che esistono altre aggregazioni fra persone, con tutti i loro diritti, diverse dalla famiglia naturale uomo e donna, è invece un altro discorso che potrà essere approfondito, l’Italia in proposito è in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, ma lasciamo stare i numeri 1° e 2° che, con la maternità e con la paternità, c’entrano come i cavoli a merenda.

Adelino Amistadi