Home Spazio Aperto La qualità della spesa pubblica

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

La qualità della spesa pubblica
Scritto da Marco Zulberti   
Venerdì 06 Marzo 2009 03:09

La crescente preoccupazione generata dalla crisi economica ha riportato al centro delle osservazioni dell’opinione pubblica il capitolo della spesa pubblica. Per agevolare la ripresa gli imprenditori per mezzo della Confindustria, i commercianti per mezzo della Confesercenti e i lavoratori per mezzo di CGIL, CISL e UIL chiedono nello stesso momento alla classe politica di “tagliare la spesa pubblica”, di “aumentare gli investimenti”, di “tagliare le tasse” e di “garantire l’occupazione”. Tutte queste azioni che appaiono di per sé corrette e sensate, peccano però tutte di una sorta di generalizzazione che non porta a niente. Come si fa nello stesso momento a tagliare la tassazione, garantire l’occupazione e ad aumentare gli investimenti? Sono consigli inapplicabili soprattutto nei semicicli negativi delle crisi come quello che stiamo drammaticamente vivendo.

La classe politica è pertanto chiamata a manovrare queste diverse leve della spesa con molta attenzione, perché non tutte hanno lo stesso effetto come abbiamo purtroppo visto negli ultimi decenni. Aver cercato negli anni Novanta di applicare in modo allargato il modello liberista per uscire dalla crisi generata dal modello keynesiano, ci ha condotto a questo nuovo stato di crisi. Non è più possibile rispondere ai nuovi problemi con le vecchie soluzioni adottate negli anni Settanta. Oggi è necessario fare tesoro della lezione economica vissuta nel Novecento e distinguere con grande chiarezza i settori ciclici e produttivi, che devono rimanere in mano all’iniziativa privata e i settori anticiclici delle infrastrutture dei trasporti e dell’energia che invece vanno governati dalle istituzioni come la provincia, la regione e lo Stato.
Non si può pertanto più parlare del passaggio “pendolare” tra il modello keynesiano e quello liberista, per poi ritornare a quello keynesiano, ma mettere insieme le esperienze che la storia economica del Novecento ci offre con i suoi errori e i suoi successi e capire che esiste una “qualità” della spesa pubblica che si traduce rapidamente in benessere se si toccano le leve giuste.
Una volta identificati i settori effettivamente anti-ciclici e d’interesse generale, il buongoverno inseguito dalla nuova classe politica provinciale, dovrebbe indirizzare gli investimenti in questa direzione e non in altre. Essere in grado di capire quali opere pubbliche sono in grado di far da volano alla ripresa economica e quali invece possono aggravare ulteriormente la spesa. Si deve inoltre comprendere l’errore keynesiano di aiutare direttamente l’impresa privata, perché potrebbe comunque rimanere impantanata nella congiuntura negativa internazionale, mentre è meglio finanziare nuove opere nei settori strategici che aiutano di riflesso le imprese impegnate nella loro realizzazione creando nuova e una più sostenibile occupazione.
Nel suo specifico, la classe politica deve comprendere quindi come che non tutti i settori dove interviene la spesa pubblica sono settori in grado di far ripartire il ciclo economico. Se da una parte dunque imprenditori e Confindustria, commercianti e Confesercenti, lavoratori e sindacati chiedono tutti correttamente un intervento nella politica sulla spesa pubblica per salvaguardare l’economia, dall’altra, dopo gli errori del modello Keynesiano nel secolo scorso, abbiamo il privilegio, tramite gli occhi della storia economica, di poter capire come indirizzare la qualità degli investimenti pubblici, al punto da immaginare un virtuosismo in grado di mettere anche sotto controllo le tariffe dei servizi, in modo da lasciare a disposizione un reddito maggiore, senza aumentare l’inflazione.
La qualità della spesa passa quindi per l’attenta selezione dei settori anticiclici dove indirizzare i finanziamenti pubblici. La difficile contingenza non permette di commettere ulteriori errori in questo campo fondamentale.
Marco Zulberti