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«L’architettura è razionalità e talento». Lamberto Amistadi racconta la sua esperienza di ricercatore e docente nelle Università italiane
Scritto da Administrator   
Martedì 10 Settembre 2013 22:48

Lamberto Amistadi, nato a Roncone nel 1971, è risultato vincitore della procedura di valutazione comparativa per un posto di Ricercatore universitario di ruolo indetta dalla Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena e da settembre prenderà servizio come Ricercatore del Dipartimento di Architettura dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e docente del Corso di Laurea in Architettura.

Amistadi si laurea con 110 e lode in Architettura all’Università IUAV di Venezia con una tesi in progettazione sulla ricostruzione della città libanese di Jbeil-Byblos, all’interno di un laboratorio di Laurea diretto da Luciano Semerani, di cui è allievo e con cui svolge attività didattica e di ricerca per molti anni a Venezia.

Sempre a Venezia, nel 2003, consegue il titolo di Dottore di Ricerca in Composizione architettonica con una tesi dal titolo “La nozione di paesaggio nei progetti di architettura contemporanea”, poi pubblicata dalla Clean di Napoli con il titolo “Paesaggio come rappresentazione”. Dal 2003 ad oggi insegna Progettazione architettonica come professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Parma.

Autore di numerosi saggi e progetti pubblicati su riviste nazionali e internazionali, nel 2005 fonda la collana TECA – Teorie della Composizione architettonica e dal 2010 coordina con Enrico Prandi il Festival dell’Architettura di Parma, che si occupa di diffusione e divulgazione della cultura architettonica e per il quale è promotore di molte iniziative già a partire dal 2004. Sempre nel 2010 fonda con Enrico Prandi ed è caporedattore della rivista on-line del Festival dell’Architettura, FAmagazine (www.festivalarchitettura.it). Nel 2012 esce per i titoli del Poligrafo di Padova il volume “La costruzione della città”. Vive a Venezia dove dal 2008 è co-titolare dello studio associato Amistadi-Mayr architetti.

 

Buongiorno Amistadi, intanto complimenti...

Grazie.

Venezia, Parma, Bologna, Lei è un globetrotter della ricerca  architettonica e dell’insegnamento...

Sì, è vero, diciamo che ci sono due tipologie di carriere universitarie: quelli che sono nel posto giusto al momento giusto e che rimangono sempre nello stesso Ateneo e gli altri, che devono farsi strada con i titoli e con...il treno. Per questa seconda categoria alla quale appartengo mi piace pensare alla prova di Amburgo. Conosce la storia? Il punteggio d’Amburgo è importantissimo. Tutti gli incontri di lotta sono truccati. Gli atleti si fanno mettere con le spalle a terra secondo le istruzioni dell’impresario. Ma una volta l’anno si riuniscono ad Amburgo in un’osteria e lottano a porte chiuse, con le tende tirate. Lottano a lungo, pesantemente, senza eleganza. Il punteggio d’Amburgo serve a stabilire la classe reale di ciascun lottatore e ad evitare il totale discredito (...delle istituzioni universitarie).

Ahah... anche l’architettura non sta attraversando un buon momento in Italia...

Purtroppo no, ma sa.., l’architettura è una cartina di tornasole molto precisa dello stato sociale e culturale di un paese, e questo dipende in buona misura dalla classe dirigente che lo ha governato.

Mi preoccupo di più per gli studenti di architettura italiani, che rimangono tra i più bravi e motivati del mondo ma spesso dopo la laurea devono scappare all’estero, dove si costruisce ancora qualcosa.

Non ci lascia con un messaggio di maggiore ottimismo?

Più che di ottimismo oggi abbiamo bisogno di realismo e di uno sforzo per ritrovare degli obiettivi comuni e condivisibili...ognuno nel proprio campo. Ad ottobre si riunirà a Torino il terzo Forum di Proarch, un’associazione che raccoglie i docenti di Progettazione architettonica delle Università italiane. Il tema del forum non verte su quale tipo di architettura fare, quali case, chiese, scuole, teatri, ecc. (che tanto non se ne fanno più), ma su come debbano cambiare la ricerca e la professione dell’architetto per avere ancora una qualche ragion d’essere. Il titolo del convegno è: L’architettura è un prodotto socialmente utile?. Cioè serve ancora a qualcosa, a qualcuno? Esiste ancora? ...Speriamo bene...

 

Ah...ma lei non insegna ai futuri architetti? Con quale spirito?

Appunto, ho la sensazione di insegnare un mestiere che non esiste più, una professione in via di estinzione. Pensi che recependo una direttiva europea, il governo italiano ha trasformato l’architettura in una “prestazione di servizio”. Sa cosa significa? Che è la prestazione ad essere apprezzata e non tanto l’idea. L’idea non viene percepita, né plasticamente, né idealmente, né tanto meno ricompensata. L’onorario percepito dall’architetto corrisponde alla prestazione fornita. Ma una buona idea porta un notevole plusvalore economico al committente oltre naturalmente ad un plusvalore sociale e culturale. Tale valore non è misurabile, dunque ancora più difficilmente comunicabile, al punto che oggigiorno tende a non avere più alcuna importanza.

 

Quindi dissuaderebbe un giovane dallo studio dell’architettura...

Neanche per idea..! Rimane una delle discipline più affascinanti in assoluto. L’Architettura è una scienza che ti costringe a lavorare con entrambe le parti del cervello, la razionalità e il talento e che ti costringe al confronto con diverse e varie erudizioni, la letteratura, la storia, il disegno, la geometria, l’ottica, l’aritmetica, finanche la filosofia e la musica...e l’astronomia, è molto importante l’astronomia, perchè – diceva Semper - architettura, musica e danza sono le sole tre arti cosmiche.

L’architetto deve riunire tutti questi saperi in un’opera che sia sintesi allo stesso tempo di utilità e di  bellezza.