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Artigiani, De Laurentis promuove le Giudicarie
Scritto da Administrator   
Lunedì 10 Giugno 2013 05:31

«Le Giudicarie presentano un tessuto artigianale sano, con oltre 3.800 occupati e oltre 1.000 realtà; un settore che sta tenendo botta alla crisi rimboccandosi le maniche e che resiste grazie al forte senso di appartenenza». Così Roberto De Laurentis, vulcanico presidente dell’Associazione artigiani della provincia di Trento, fresco di rielezione (secondo mandato), descrive la situazione delle aziende in Giudicarie, terra “premiata” anche con l’elezione a vice-presidente di Narciso Marini di Storo, assieme al valsuganotto Claudio Ropelato. 

Sessantun anni, carattere deciso, grande eloquenza: questi i tratti salienti di De Laurentis, patron della Sima Tech e Sima Software di Arco, azienda che opera nel campo della logistica software per il settore trasporti, oltre che grande appassionato di calcio (è presidente dello Stivo) e opinionista “filosofo” del football di una trasmissione su Rttr del tipo “bar sport”.

Tornando all’artigianato, qual’è lo stato del settore in questo momento di sofferenza economica?

Stiamo vivendo – spiega De Laurentis –  una situazione che indubbiamente è di difficoltà per le nostre aziende, dovuta principalmente a due fattori, che sono la mancanza di fiducia, dunque riferita al settore del credito e i “cattivi” pagamenti, ossia la difficoltà, spesso, di riscuotere il dovuto. Va detto però che il mondo artigiano, se escludiamo l’edilizia che vive un periodo di crisi vera, ha aumentato di 1.000 unità i propri addetti nell’ultimo anno e mezzo. Un dato che la dice lunga su come le imprese artigiane considerino la persona al centro del proprio capitale.

Cosa occorre perché finisca questo periodo di congiuntura?

Innanzitutto occorre che l’economia riprenda a correre a livello generale. Poi è necessario che ci sia più fiducia da parte del settore del credito, soprattutto delle “nostre” Casse Rurali che non hanno certo brillato più delle grandi banche nazionali o internazionali nel momento della crisi. Infine occorre che gli enti pubblici, paghino con maggiore regolarità. Mi riferisco in questo caso soprattutto ai comuni, non alla Provincia. Ma, a livello di sistema economico, occorre un ripensamento generale.

In che senso?

Va rivoluzionato il sistema trentino che ha dato troppo all’industria ottenendo in cambio solo delocalizzazioni e perdita di posti di lavoro. L’artigianato, al contrario, non delocalizza, perché il suo capitale principale sono le persone ed il territorio. Ma non è un problema di Trentino, è il modello industriale che l’Italia ha portato avanti per tanti anni ad essere in crisi. Per questo, diciamo, non rincorriamo più la grande industria e mettiamo invece il focus sulla piccola-media impresa.

Il podio delle cose da fare per uscire dalla crisi?

Un’azione di forte rilancio del credito; rivedere il modello economico di sviluppo ri-bilanciando le risorse a favore della pmi; riformare la macchina politico-amministrativa, soprattutto arginando lo strapotere della casta burocratica a favore del primato della politica.

Un’ultima domanda. Da mesi si legge sui giornali che alle elezioni provinciali del 27 ottobre lei sarà presente, magari come candidato presidente. Che c’è di vero?

A livello generale un buon imprenditore prima o dopo si impegna in politica. D’altra parte, se non lo fanno loro chi deve farlo? Magari i soliti professori universitari (e poi vediamo come è andata con Monti)?