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Robin Hood, accanto a chi è in difficoltà
Scritto da Denise rocca   
Domenica 06 Gennaio 2013 15:57

Chissà come sarà questo 2013: c’è chi parla di timida ripresa, chi dell’anno peggiore di tutti nel quale ancora di più si espliciteranno gli effetti della crisi. Non che le previsioni ci abbiano azzeccato granchè fino ad ora. Stiamo sui fatti, quindi.

Per alcune, tante, troppe, famiglie giudicariesi sarà un anno duro, a guardare come si è concluso il 2012: sono raddoppiati nell’arco di 12 mesi i nuclei famigliari che i venerdì e i mercoledì pomeriggio formano una lunga fila davanti alla sede dell’associazione Robin Hood, a Tione, in attesa di una borsa della spesa donata con generosità, e ricevuta con gratitudine, ma anche tanta tristezza. 

Nelle difficoltà non ci sono nazioni, lingue, status sociali, religioni o colori, niente è più egualitario della povertà. Eppure colpisce scoprire che è salito ancora il numero delle famiglie italiane fra quelle aiutate dalla Robin Hood, fino a sfiorare il 50 per cento dei bisognosi. Fa specie, perchè ci si può immaginare che chi viene da lontano, fuggendo già a condizioni di indigenza nel suo paese per stabilirsi lontano da legami familiari e sociali, con una lingua da imparare e un mondo diverso da comprendere, passi dei momenti di difficoltà anche estrema. Ma come è potuto accadere che non ci si sia accorti delle difficoltà crescenti dei parenti, dei vicini, degli amici, di chi magari è solo ma vive in una comunità che tale si chiama perchè fra i suoi componenti esistono delle relazioni personali? Come mai si è permesso che compaesani più fragili si ritrovassero in quella fila per una borsa della spesa, invece di adoperarsi per fermare la spirale discendente della povertà prima che toccasse il fondo?

I volontari della Robin Hood non cercano risposta a queste domande, si occupano dell’emergenza e reagiscono alle mutate condizioni con nuove iniziative: intanto sono più numerosi di qualche mese fa, anche grazie alle colonne del nostro giornale (e ci fa piacere), e questa pur nella drammaticità della situazione è una buona notizia. Così il presidente Adriano Accili, liberato dal lavoro di raccolta e distribuzione dei generi alimentari, ha iniziato ad occuparsi di progetti e acquisti. Si è avviata la trafila burocratica per godere dello statuto di “onlus”, che porterà a dei vantaggi in termini di accesso ai contributi statali, mentre sono aumentati i volontari impegnati nella distribuzione, per far fronte alla fila che si allunga. Altri schedano chi chiede aiuto e le loro esigenze specifiche – dagli alimenti specifici per bambini se ci sono piccoli in famiglia alle  necessità alimentari per allergie e intolleranze -, forniscono loro una tessera con la quale dal prossimo anno dovranno presentarsi a ritirare i pacchi spesa. D’altronde, con i numeri in crescita rapida, diventava difficile controllare che tutto filasse come deve e in trasparenza. La povertà non è la cura alla furberia, pare.

Da 1400 si è passati a 2700 chili di cibi secchi in arrivo dal banco alimentare, con due forniture a cadenza mensile, e sono aumentati anche i donatori locali con l’entrata fra i negozi che forniscono prodotti freschi in scadenza prossima all’associazione anche dei Supermercati trentini, proprio a partire dal mese di gennaio, oltre alle singole donazioni in denaro che permettono di pagare le spese della sede e mettere da parte qualcosa. Nuovi volontari, anche per aiutare nella gestione della burocrazia che comincia a diventare importante, sono sempre bene accetti, e all’associazione si spera ancora di riuscire a comperare un furgoncino per i trasporti a domicilio, servizio di cui anziani e famiglie che per far fronte alle spese hanno venduto la macchina, godrebbero.


Denise Rocca