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La Cooperazione, la Comunità e il Territorio
Scritto da Alberto Carli   
Domenica 06 Gennaio 2013 15:56

L’importanza e l’enfasi che negli ultimi anni è stata data alla cultura cooperativa in Trentino, attraverso attività formative, di incontro, partecipazione, discussione e divulgazione, vanno nella direzione di mantenere viva e alimentare la consapevolezza dell’importanza e della forza “sociale” oltre che economica, che il movimento cooperativo ha espresso e continua a esprimere nel nostro territorio. Considerando che in Trentino, 227.000 persone su una popolazione di poco oltre i 500.000 abitanti sono socie di una delle 550 cooperative, possiamo affermare che in due famiglie su tre entra la cooperazione.

Nelle Giudicarie troviamo 21 cooperative sociali e di lavoro, 7 casse rurali, 12 quelle del consumo, oltre a cooperative attive nell’ambito dell’edilizia, della formazione, del turismo e i consorzi elettrici di Stenico e Storo. Un insieme di imprese che sono associazioni autonome di persone, volontariamente unite per soddisfare i propri bisogni economici e culturali oltre che le proprie aspirazioni, attraverso società di proprietà comune controllate democraticamente. E’ l’identità cooperativa, che esalta il ruolo delle persone e i valori attraverso cui partecipazione e responsabilità si esprimono.

La forza che scaturisce da questo modo di pensare e di agire ha fatto la differenza in Trentino rispetto a molte altre regioni italiane, consentendoci di affrontare questo  momento storico di recessione, forti di un tessuto sociale coeso aldilà dei campanilismi che talvolta affiorano quando giochiamo in casa, tra di noi, ma che si annullano appena usciamo fuori, facendo anzi emergere l’orgoglio di essere trentini. Pensiamo ad esempio all’Emilia: il senso di solidarietà e di unità che abbiamo saputo esprimere trova nelle manifestazioni di gratitudine e di affetto della gente, nella società civile più che nelle istituzioni, il vero riconoscimento.

E proprio per il senso di responsabilità che ci contraddistingue, la visione di un territorio coeso e che risponde in primis alle esigenze dei suoi abitanti deve essere prevalente rispetto all’approccio locale o di paese. Seppure l’azione debba essere mantenuta a livello locale, la visione e il pensiero devono essere di più ampio respiro.

Ed è risultato di una visione di ampio respiro anche la costituzione delle Comunità di Valle. La contribuzione di 40 milioni di euro di contenimento della spesa pubblica, richiesto alle autonomie locali, oltre ai vincoli macro-economici imposti dall’Unione Europea, non può che generare nelle comunità l’esigenza di valorizzare forme aggregative, un sistema intelligente di gestione della cosa pubblica per abbattere i costi e garantire l’erogazione e la qualità dei servizi ai cittadini. Un’architettura dove è corretto che i Comuni mantengano la scelta di merito, il ruolo politico, la vicinanza con il territorio e il cittadino mentre a livello gestionale, organizzativo, non può che essere vista positivamente la centralizzazione di alcuni servizi in seno alla comunità, quale espressione della cooperazione tra i Comuni stessi e non come ente che esercita alcuni compiti e attività per delega della Provincia.

La visione deve essere più lungimirante dei particolarismi o peggio ancora dei personalismi, la politica deve assumere un ruolo di rappresentanza civile, coraggiosa nelle scelte che devono essere, oggi soprattutto, funzionali alle prossime generazioni.

La comunità delle Giudicarie in questo senso può e deve rimanere unita sia in funzione della sua storia ma anche e soprattutto per le future esigenze del territorio. Pensiamo ad esempio alla recente discussione circa la chiusura estiva della statale di Ponte Arche, un episodio che ha di fatto evidenziato come la relazione sia stretta e influenzabile tra le nostre valli e come, guardando da una prospettiva diversa, le scelte di una zona della comunità influenzino e o abbiano effetti sulle altre. Questo ci dà la misura di come, “l’ecosistema” delle Giudicarie vada mantenuto e rafforzato, in una prospettiva di crescita e positiva reciproca influenza.

La cooperazione non può esimersi dal riflettere su questioni sostanziali e fondamentali come quelle in atto all’interno delle Comunità di Valle, e lavorare all’assunzione di un ruolo più vicino al territorio con obiettivo di consentire una partecipazione sempre più attiva dei soci nella definizione delle esigenze da una parte, e dall’altra nell’aumentare la possibilità di influenzare le scelte circa le risposte, anche quelle che il movimento esprime tramite il suo organo di rappresentanza, la Federazione.

 

 

L’importanza e l’enfasi che negli ultimi anni è stata data alla cultura cooperativa in Trentino, attraverso attività formative, di incontro, partecipazione, discussione e divulgazione, vanno nella direzione di mantenere viva e alimentare la consapevolezza dell’importanza e della forza “sociale” oltre che economica, che il movimento cooperativo ha espresso e continua a esprimere nel nostro territorio. Considerando che in Trentino, 227.000 persone su una popolazione di poco oltre i 500.000 abitanti sono socie di una delle 550 cooperative, possiamo affermare che in due famiglie su tre entra la cooperazione.

Nelle Giudicarie troviamo 21 cooperative sociali e di lavoro, 7 casse rurali, 12 quelle del consumo, oltre a cooperative attive nell’ambito dell’edilizia, della formazione, del turismo e i consorzi elettrici di Stenico e Storo. Un insieme di imprese che sono associazioni autonome di persone, volontariamente unite per soddisfare i propri bisogni economici e culturali oltre che le proprie aspirazioni, attraverso società di proprietà comune controllate democraticamente. E’ l’identità cooperativa, che esalta il ruolo delle persone e i valori attraverso cui partecipazione e responsabilità si esprimono.

La forza che scaturisce da questo modo di pensare e di agire ha fatto la differenza in Trentino rispetto a molte altre regioni italiane, consentendoci di affrontare questo  momento storico di recessione, forti di un tessuto sociale coeso aldilà dei campanilismi che talvolta affiorano quando giochiamo in casa, tra di noi, ma che si annullano appena usciamo fuori, facendo anzi emergere l’orgoglio di essere trentini. Pensiamo ad esempio all’Emilia: il senso di solidarietà e di unità che abbiamo saputo esprimere trova nelle manifestazioni di gratitudine e di affetto della gente, nella società civile più che nelle istituzioni, il vero riconoscimento.

E proprio per il senso di responsabilità che ci contraddistingue, la visione di un territorio coeso e che risponde in primis alle esigenze dei suoi abitanti deve essere prevalente rispetto all’approccio locale o di paese. Seppure l’azione debba essere mantenuta a livello locale, la visione e il pensiero devono essere di più ampio respiro.

Ed è risultato di una visione di ampio respiro anche la costituzione delle Comunità di Valle. La contribuzione di 40 milioni di euro di contenimento della spesa pubblica, richiesto alle autonomie locali, oltre ai vincoli macro-economici imposti dall’Unione Europea, non può che generare nelle comunità l’esigenza di valorizzare forme aggregative, un sistema intelligente di gestione della cosa pubblica per abbattere i costi e garantire l’erogazione e la qualità dei servizi ai cittadini. Un’architettura dove è corretto che i Comuni mantengano la scelta di merito, il ruolo politico, la vicinanza con il territorio e il cittadino mentre a livello gestionale, organizzativo, non può che essere vista positivamente la centralizzazione di alcuni servizi in seno alla comunità, quale espressione della cooperazione tra i Comuni stessi e non come ente che esercita alcuni compiti e attività per delega della Provincia.

La visione deve essere più lungimirante dei particolarismi o peggio ancora dei personalismi, la politica deve assumere un ruolo di rappresentanza civile, coraggiosa nelle scelte che devono essere, oggi soprattutto, funzionali alle prossime generazioni.

La comunità delle Giudicarie in questo senso può e deve rimanere unita sia in funzione della sua storia ma anche e soprattutto per le future esigenze del territorio. Pensiamo ad esempio alla recente discussione circa la chiusura estiva della statale di Ponte Arche, un episodio che ha di fatto evidenziato come la relazione sia stretta e influenzabile tra le nostre valli e come, guardando da una prospettiva diversa, le scelte di una zona della comunità influenzino e o abbiano effetti sulle altre. Questo ci dà la misura di come, “l’ecosistema” delle Giudicarie vada mantenuto e rafforzato, in una prospettiva di crescita e positiva reciproca influenza.

La cooperazione non può esimersi dal riflettere su questioni sostanziali e fondamentali come quelle in atto all’interno delle Comunità di Valle, e lavorare all’assunzione di un ruolo più vicino al territorio con obiettivo di consentire una partecipazione sempre più attiva dei soci nella definizione delle esigenze da una parte, e dall’altra nell’aumentare la possibilità di influenzare le scelte circa le risposte, anche quelle che il movimento esprime tramite il suo organo di rappresentanza, la Federazione.