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“Il sindaco di Costanidia. Racconto naìf”. Il secondo libro di Adelino Amistadi
Scritto da Giuseppe Ciaghi   
Domenica 06 Gennaio 2013 15:47

 

“Costanidia ormai gli era chiara e trasparente come l’acqua, ne conosceva i personaggi ,la storia, l’indole, vita morte e miracoli di ognuno, l’onestà, la laboriosità, ma anche le tresche e le ribalderie, ne avrebbe potuto scrivere un libro”…strenna che “l’Adelino”, per tanti anni sindaco di Roncone, - pardon di Costanidia – ci ha fatto trovare sotto l’albero di Natale.

Il testo, 457 pagine fitte fitte e in caratteri minuti senza la pausa di una foto o di un disegno, compendiato per altro magistralmente nella splendida copertina dall’estro di Amedeo Marchetti, (pennello un po’ matto e un po’ genio anche lui, proprio come i paesani di Feronio), partecipa al lettore in maniera diretta, sincera, immediata e coinvolgente,  incuriosendolo e appassionandolo, le vicissitudini, i pensieri, i travagli, le riflessioni di “un uomo libero fin da ragazzo di pensarla alla sua maniera, che mal sopportava i soprusi e le alterigie dei potenti…forte e volitivo per natura, onesto e poco addomesticabile”, chiamato dalla sua gente a guidare il comune nel dopoguerra, in momenti difficili per tutti. Erano tempi in cui “fare il sindaco era una missione, santa e doverosa, per chi al proprio paese fosse legato da amore convinto…” Ma “fare il sindaco “ era anche “come andare in guerra”, con “gli alleati che si squagliano e ti lasciano solo a combattere contro il nemico, dove la guerra è il confronto continuo con la tua gente ed il nemico sono le infinite complicanze che ti si presentano ogni giorno …fatte di poca cosa, ma fastidiose, che tolgono la serenità”.  Eventi e responsabilità lo tormentano, specie agli inizi; gli rendono difficile la vita nei rapporti con il pubblico e persino dentro la famiglia, tanto da “sconvolgergli,  cambiargli e ridisegnargli l’esistenza…”  Di lunedì in lunedì in municipio “luogo sacrale della comunità” si costruisce con tenacia e determinazione un’esperienza di straordinario spessore, umano e culturale insieme, fatta di “buon senso e molta  tolleranza”, capace di dirozzarne il carattere per adattarlo alle circostanze più diverse. Pian piano capisce che “dar tempo al tempo”, che saper pazientare, il più delle volte risolve gran parte dei problemi e dei guai.

Così che alla fine può abbracciare il suo piccolo mondo con uno sguardo carico di affetto, di calore e di simpatia, soffuso talora da un velo di compiacente e distaccata ironia: “ toccava a lui, ne era cosciente, oltre che curare la sicurezza, la tranquillità, il lavoro, il pascolo delle malghe e il bosco della comunità, mantenere entro binari accettabili l’azione dei truffatori di turno, ritemprare gli onesti, convincere i riottosi e convertire gli sbandati” convinto che “Costanidia avrebbe avuto un grande futuro, anche se l’indole godereccia e libertina dei suoi paesani,  ne avrebbe marcato per sempre storia e avvenire”. Già i suoi paesani : “montanari che dicono pane al pane e vino al vino. Fatti così. Genuini, sinceri, ai quali non piace esser presi in giro… e se qualcuno ci prova, il sangue nelle vene ribolle come in una caldaia, e possono anche oltrepassare la misura, ma solo se provocati…” In tutto simili a lui.  I suoi occhi, occhi laici, smagati, attenti a tutto,  ci permettono di cogliere la vita della comunità fin nei suoi risvolti più reconditi, di penetrare dentro l’anima dei protagonisti, di respirare l’atmosfera degli ambienti, pubblici e privati, che ne costituiscono il tessuto sociale e scandiscono i ritmi del (soprav)vivere quotidiano, di condividere con la natura, il paesaggio e gli animali l’eterno immutabile susseguirsi delle stagioni insieme al variare dei lavori nei campi e alle occupazioni dei contadini. I rapporti con i politici e le loro clientele, col parroco e le sue pretese, col maresciallo dei carabinieri e con l’apparato “un segretario comunale capace solo di complicare le cose anziché di aiutarti” ricostruiscono, con aderenza alla realtà ed efficacia straordinarie, le condizioni in cui si sono trovati ad operare la maggior parte dei sindaci delle nostre valli in quel contesto storico. Il volume ci pare voglia essere anche un riconoscimento, un omaggio al loro impegno.

Ma “il sindaco di Costanidia” è anche un “racconto naif”. Un po’ lungo per la verità, articolato in 45 capitoli. Somiglia più a un romanzo, di quelli storici, con i Promessi Sposi per modello. Dove personaggi immaginari contribuiscono alla costruzione di una realtà ben definita, estremamente vera. Vi si intrecciano e si rincorrono storie diverse, in un susseguirsi armonico di episodi che vanno dal serio al faceto, al tragicomico, con trame e suspense degne di un giallo. Il tutto condito da una regia sapiente, da una scrittura gradevole, da una conoscenza approfondita della vita paesana, di una vita che si sente condivisa e partecipata. Vi si avverte, accanto alla consueta abilità descrittiva e ad alla sua acuta capacità di osservazione, il grande amore di Adelino Amistadi  per il proprio paese e per la sua gente.  C’è chi scrive di storia compulsando documenti, e chi ne scrive sulla traccia di esperienze vissute. Entrambi aspetti essenziali alla conoscenza di un passato che altrimenti andrebbe perduto. Purtroppo nei nostri archivi troviamo solo i primi…