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“Alter nativitas” in mostra
Scritto da Mariapia Ciaghi   
Domenica 06 Gennaio 2013 15:46

All’interno della rassegna “l’Arte della natività” promossa dall’Assessorato alla Cutura del Comune di Pinzolo, per la seconda edizione è stata inaugurata lo scorso 22 dicembre la mostra “ALTER-NATIVITAS 2012” organizzata da il Sextante in collaborazione con Spazio Tadini di Milano e ospitata  presso la sala espositiva del Paladolimiti di Pinzolo. 

La collettiva (che conta con la partecipazione di una quarantina di artisti contemporanei affermati a livello nazionale e internazionale) e presenta 53 opere tra quadri, sculture e fotografie, ha come fine quello di proporre un percorso alternativo, una pausa di riflessione sulla natività oggi, con linguaggi nuovi. Cosa significa nascere oggi? Cosa vuol dire venire alla luce come individui nel contesto sociale contemporaneo? Quale immaginario evoca oggi l’immagine di un neonato o di una nascita? A queste domande abbiamo cercato di dare una risposta attraverso l’arte.

Rappresentativo, in tal senso, il lavoro di Aurelio Gravina, dove l’asino, collocato in una sorta di metropoli fantasma, si domanda: “Dov’è il bambino?” o nella fotografia di Tomaso Marcolla “Ricordi”. L’attenzione degli artisti si è più rivolta al contesto, alla società che accoglie l’individuo come per Basevi, Damss, Giardini. Il racconto del paesaggio è predominante e qui emergono in particolare l’ironia dell’opera di Lucio Perna dove la stella cometa è reinterpretata: non raggiungere una grotta, ma una bidonville. Interessante anche il punto di osservazione della nascita che supera il limite del visibile a occhio nudo e si colloca in un universo cellulare e intrauterino di cui sono rappresentativi sia l’opera di Giovanni Gurioli che di Ana Erra De Guevara. Una chiave di lettura mistica la troviamo in Cosimi e nelle opere di Stefania Riccadonna. Pietro Weber riprende nelle sue sculture la simbologia della Dea Madre presente in ogni cultura, che è, nelle sue tante manifestazioni, simbolo dell’unità di tutte le forme esistenti in natura.

Al centro della sala espositiva l’artista Marco Nones (autore dell’opera di land art “Dna Sella”, vincitore nel 2011 del simposio internazionale di scultura del legno Montagn-Art di Thyon con l’opera “le fil du vent”)  ha realizzato  l’installazione di un bozzolo, opera  dedicata all’ aforisma di Alda Merini “L’arte è un mistero che ha ali di farfalla”. La farfalla è da sempre uno dei più grandi simboli di trasformazione spirituale e rinascita. Il suo venire al mondo in forma di bruco, da un uovo, rappresenta  lo stato primordiale, caratterizzato però dal cammino verso la perfezione, verso la bellezza più pura. La metamorfosi inizia all’interno di un bozzolo duro, ventre-utero simbolico, rappresentante la morte della forma pre-esistente; il bruco, racchiuso “ermeticamente” nel suo bozzolo, lo trasforma in un vero e proprio athanor e, come per magia, attraverso il “fuoco” trasmutatore, realizza la sua nuova identità: il bozzolo viene lacerato, e la farfalla appena sviluppata fa capolino dal suo rifugio. Quello che colpisce è come, in fondo, le diverse forme che assume questo insetto, siano solamente accessorie a un fine che non è la sola realizzazione della farfalla, ma l’espressione del movimento vitale che essa incarna. Il suo processo è legato a un continuo rinnovamento. Anche nell’uomo c’è un progetto evolutivo, una sorta di disposizione al miglioramento, una tensione verso l’alto e verso lo spirito e c’è  anche a livello fisico;  la nostra forma umana non è nient’altro che una fase di un’evoluzione più ampia di quello che è l’Essere che fondamentalmente siamo. Nell’’indentificarsi troppo con la propria forma, l’evoluzione tende a tardare e, paradossalmente, tende a fallire. Se la crisalide si attaccasse alla propria forma non riuscirebbe mai a diventare farfalla. Tale processo include necessariamente, oltre che una reale consapevolezza della transitorietà della forma, anche una disposizione al “sacrificio” della stessa. Così il  bruco, una volta giunto a maturazione, trova un luogo dove potersi appendere attraverso la formazione di un bozzolo di seta e attendere, rivolto a testa in giù, immobile, il momento della “fioritura” della ali, per spiccare il volo come farfalla! Da questa premessa nascono anche le opere di Clelia Caliari in lana merino: “In fondo alla luce”, “Origini”,“Sospesi” ,“Presenze” , “Rinascere” .

La collettiva propone quindi oggi una nuova sfida, una nuova visione tutta da scoprire attraverso la visita alla mostra di Pinzolo.