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Traduzioni e Comunicazione

“I bersaglieri tirolesi rinascono nelle Giudicarie”
Scritto da Gian Carlo Cozzio   
Domenica 06 Gennaio 2013 15:42

Quando gli occhi si posarono sul titolo del l’articolo, sopra riportato, che il giornale delle Giudicarie propose nel mese di settembre, nella mia mente si è messo in movimento il così detto cassetto dei ricordi, quella frase mi ricordava una cosa che avevo già visto o sentito ma al momento non riuscivo a localizzare. Mi sembrava che qualche cosa stonasse in quel titolo, ma forse era solo una mia percezione. “ Le trist col cavagn ca nu ven bon na bota a lan” La scorsa settimana cercando, per pura curiosità tra le varie cose un documento, vedo uno strano ma spesso piccolo cartoncino per ben 16 volte ripiegato, con un certo riguardo lo apro e immediatamente mi ritorna in mente il giornale delle Giudicarie e quel particolare titolo che mi sembrava sbagliato, ma dopo aver letto e riletto quel documento ho avuto la certezza che le mie perplessità avevano una motivazione.

Quello che a me stonava era “ Bersaglieri Tirolesi” perché Tirolesi? A dire la verità un motivo c’è in quanto anche sul documento è specificato “ dominio Tirolo” ma è naturale visto che allora il Trentino faceva parte dell’Impero asburgico ma era anche scritto, oltre che in Tedesco, Lande schutzen  Abschied, anche in Italiano, Bersaglieri Provinciali. Non intendo contestare il folclore che  queste compagnie sanno dare, ma sentendomi  Trentino  ma anche  Italiano di madre lingua, non capisco questo volersi “ tedeschizzare “ di questi gruppi Trentini. Se lo scopo o meglio il fine sotto sotto nascosto, ma non da tutti, fosse quello della secessione  non sarei d’accordo, cosa sarebbe “ dopo” il Trentino? Naturalmente ogni persona ha diritto di pensare ed agire, sempre nel rispetto delle leggi, come meglio crede, però queste compagnie,come sapiamo,erano nate per difendere il proprio territorio dagli invasori ora in Europa non vedo conflitti bellici da tempo dimenticati,  anzi dovremmo sentirci  tutti come un unico grande paese, naturalmente senza cancellare le proprie tradizioni o usanze. Per arrivare a questo la strada sembra ancora lunga poi che ogni stato agisce più per i suoi interessi interni nazionalistici che per gli interessi comunitari. Se l’Europa non potrà porsi con, una politica estera comune, come un unico esercito e con una politica economica generale sarà e rimarrà sempre un contenitore mezzo vuoto.

L’altro giorno il giornale l’Adige ha proposto un articolo di Giorgio Grigolli: Il libro di Eva su Georg Koltz. Non sempre seguo gli articoli che di tanto in tanto Grigolli propone, ma questo lo ho letto con interesse in quanto al tempo degli attentati terroristici ero per il mio lavoro spessissimo in Alto Adige e quelle vicende le ho indirettamente vissute direi quasi a contatto. A quel tempo, solo per il mio lavoro, conoscevo bene il capo degli Schùtzen si discuteva di molte cose ed un giorno ebbi modo di dirle: Tu hai avuto il biglietto di andata e ritorno! Quello che non hanno avuto le migliaia di Trentini deportati in campi di concentramento solo perché i loro paesi erano vicini allo stato Italiano e per paura di infiltrazioni, senza contare quelli che hanno dovuto scappare per che nutrivano una ideologia italiana, sentendosi Italiani. Ma quello che Grigolli afferma nel suo articolo  sono cose che lui ha vissuto in quel periodo ben documentate e ho appreso quello,  quando su invito di Rumor andò a Roma  per portare un giudizio sul “pacchetto”, un ministro insorse... non accettava che d’ora in avanti l’Alto Adige fosse chiamato anche Sùdtirol. Oggi io penso che molte uscite di Luis Durnwalder, come scrive Sergio Romano sul Corriere, servono a tenere acceso il fuocherello del patriottismo tirolese quanto basta per tenere il gruppo unito e continui disciplinatamente a votare le sue liste. Ma a parte quei fatti quello che Grigolli giustamente sottolinea prendendo spunto dalla intervista di G.A.Stella alla Klotz è che nel libro della Klotz c’è grande spazio per i tutti i “ patrioti morti ricordandoli uno a uno ...lacrimando”, dimenticandosi di quanti italiani hanno perso la vita in quegli ignobili attentati terroristici dal cantoniere Giovanni Postal, finanzieri, carabinieri e alpini. Questo non è raccontare la storia, i fatti accaduti, se arbitrariamente il tutto viene distorto e celata volutamente la verità. Nessuno può negare che durante il Fascismo in Alto Adige c’è stata una voluta Italianizzazione, obbligando lo studio della lingua Italiana modificando o meglio italianizzando toponimi tedeschi di paesi e valli con forse troppa determinazione, ma anche con diplomazia in quanto da allora è territorio Italiano, e non si dovrebbe dimenticare opere importanti, fatte in quei tempi, per il bene comune. Finito l’ultimo conflitto lo stato Italiano ha riconosciuto gli errori del Fascismo e ci sono stati importanti accordi da tutti sottoscritti e da l’Italia rispettati con bene placido, sia dall’Austria che dal Presidente del Alto Adige. Ritornare al passato...ma quale... non fa bene a nessuno.

Gian Carlo Cozzio