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Elisoccorso, un ritardo grave
Scritto da Ettore Zini   
Sabato 05 Maggio 2012 08:14

Per qualcuno una storia di ordinaria burocrazia. Ma, a ben vedere, dietro la costruzione dell’eliporto dell’ospedale di Tione c’è molto di più. C’è la scarsa capacità di programmazione dell’Ente pubblico, c’è l’insensibilità di alcuni privati incuranti della posta in gioco, e c’è la lentezza da parte degli enti preposti a rimediare ad una situazione incresciosa. Che, visti i tempi – soldi a parte - va a discapito della salute e dell’incolumità del cittadino. 

La storia è di una semplicità disarmante. E, pare impossibile che accada in Trentino.

Nel 2006 l’Ente Ospedaliero decide di costruire un nuovo campo di atterraggio per elicotteri. La vecchia piazzola è inadeguata. La sanità trentina punta all’utilizzo del soccorso aereo, come mezzo salvavita. Soprattutto, a infartuati e a persone colpite da ictus. Patologie sempre più frequenti, per cui, la rapidità di soccorso e ricovero in strutture adeguate sono condizione, sine qua non, per la vita del paziente.

L’elicottero è il mezzo più idoneo. E, la possibilità di poter disporre di una pista abilitata anche al volo notturno, è garanzia di un servizio impagabile. Soprattutto in aree periferiche come le nostre, dove un’ambulanza impiega più di un’ora, per raggiungere Trento e Rovereto.

Per la nuova pista si affida quindi la progettazione allo studio tecnico dell’ingegner Massimo Dalbon di Tione. Il nuovo campo di atterraggio dovrà disporre delle dotazioni più sofisticate: dalla pista riscaldata, ai radiocomandi per l’attivazione in volo delle dotazioni di sicurezza. Insomma tutto l’armamentario per avere le abilitazioni di volo per il collegamento diretto con gli altri nosocomi.

Nel 2007 iniziano i lavori. Il progetto è calibrato sugli elicotteri Duphin dell’Aereospathiale, allora in dotazione del soccorso. Primo intoppo. A lavori iniziati, ci si rende conto che la pista non rispetta gli standard. La Provincia ha sostituito il parco elicotteri, con i più ingombranti Agusta Bell: bisonti dell’aria lunghi 18 metri e alti 5. Le normative dell’Ente Nazionale Aereo sono stringenti. Il diametro della pista deve essere il doppio della lunghezza del velivolo, più le fasce di sicurezza. Risultato? La pista deve essere ampliata. Bisogna che tutto collimi alla virgola. I tempi quindi si dilatano.

In breve. Dopo tre anni l’eliporto è finito. La pista, come si dice in gergo, è pronta a spiccare il volo. Ma dall’Enac di Roma vengono le prescrizioni. Bisogna abbattere le piante a bordo pista, perché disturbano le operazioni di atterraggio. Nessuno l’ha messo in conto.

E qui, arriva l’intoppo numero due. I proprietari di quei vecchi e malandati alberi, si rifiutano di tagliarne le chiome. Sembrerebbe che vogliano in cambio, o ne condizionino il taglio, alla permuta di un terreno di proprietà dell’Azienda sanitaria, che confina con la loro azienda (ditta Marchesi). Da trent’anni gli hanno messo gli occhi addosso. E questa è l’occasione buona. Ne scaturisce un contenzioso. Che, di fatto, blocca la pista.

Il costo complessivo della struttura (pista e annessa cabina di regia) è di 1.800.000 euro. Per dirla alla Bonolis: tre miliardi e mezzo del vecchio conio. E per via di quei rami, dal 2010 è utilizzata come una semplice piazzola diurna. Ne più ne meno, come un qualsiasi quadrato occasionale di soccorso.

L’abilitazione non c’è. Quindi niente voli. Niente soccorso notturno. L’aeroporto Caproni di Trento, che dovrebbe prendere in carico i corridoi di volo, ha le mani legate.

Nel febbraio scorso la stampa solleva il problema. Che stanno facendo i responsabili della sanità? Dormono? Non s’era detto che quella struttura era un indispensabile salvavita per i cittadini?

A domanda, non c’è risposta. E, probabilmente non ce ne sarebbe ancora, se i giornali locali avessero mollato l’osso (uno solo, a onor del vero: il Trentino). Al quarto articolo, le prime reazioni. C’è un’interrogazione, a Roma, al ministro dei trasporti Corrado Passera, da parte di un parlamentare trentino. Seguono le rassicurazioni del direttore della Sanità Luciano Flor. Per quelle piante, dice, ci si sta muovendo. Entro aprile ci sarà una soluzione.

Aprile è passato. Dalla fine dei lavori sono trascorsi due anni. Dall’inizio sei. Quegli alberi sono ancora lì, al limitare della pista. E anche la pista è ancora lì. Ferma. E inutilizzata.

Le ultime notizie dicono che l’accordo con i proprietari, in un primo momento dato per certo, è saltato. Che i responsabili della sanità hanno deciso per il taglio coattivo. Che volenti o no, i proprietari saranno obbligati all’abbattimento degli arbusti. La conferma viene dal responsabile alle strutture della sanità trentina: ingegner Claudio Cortelletti. Le vie legali sono strada obbligata. Con quel che ne consegue. Anche in termini di tempo.

A questo punto gli interrogativi sono d’obbligo. La vicenda, del resto, ha le connotazioni della classica storia all’italiana. Sia ben chiaro, il privato coinvolto non brilla ne di altruismo, ne di senso civico. Il proprio tornaconto prima di tutto! Legittimo per carità! Ma ogni commento è lasciato alla sensibilità di ognuno.

Ma forse, chi merita maggior biasimo sono i responsabili della sanità: i committenti dell’eliporto. Gli uffici pubblici che hanno in gestione l’appalto. E che ora si comportano come se l’imprevisto fosse del tutto imprevedibile.

Ma come? Si mette in cantiere un progetto milionario, senza ipotizzare che per l’atterraggio degli elicotteri la pista deve essere sgombra? Come dire: studio una macchina nei minimi dettagli e, quand’è ora di usarla, mi accorgo che manca il volante. E poi? Ma ci pensate? Non uno, ma sei anni per venirne a capo! Troppi. Anche per una qualsiasi regione del tanto vituperato sud! Solo nel 2011 gli scompensi cardiaci trattati in ospedale a Tione, sono stati 116. C’è da credere che, in nemmeno uno di questi casi, un volo notturno potesse essere determinante?