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Traduzioni e Comunicazione

Identità e paesaggio: un valore per i residenti, un’attrattiva per gli ospiti
Scritto da Enzo Ballardini   
Martedì 03 Aprile 2012 10:32

Una serata sicuramente ben riuscita quella organizzata dall’Aziena per il Turismo Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena, dal Comune di Darè e Vigo Rendena al Centro Scolastico di Darè con un relatore d’eccezione, il prof. Annibale Salsa, già presidente del CAI italiano e da tempo frequentatore delle nostre valli. Alla domanda di Alberta Voltolini, su quale tipo di turismo si possa sviluppare nella bassa Val Rendena e quali siano le possibilità di micro imprenditorialità, Salsa ha risposto con una relazione dotta ed avvincente che ha affascinato i molti presenti, tanto che la condivisione sulle argomentazioni e sui ragionamenti presentati è stata unanime.

Difficile sintetizzare oltre due ore di intensa relazione in poche righe, si rischia di tralasciare elementi importanti e rendere di difficile comprensione alcuni ragionamenti che, illustrati dal relatore, sono risultati di grande effetto.

Identità e paesaggio sono termini oggi  di moda perché la gente comincia a sentirsi orfana di questi concetti, con la globalizzazione, ha precisato Salsa, si è rotto il rapporto con la dimensione locale. In questa ottica anche la qualità delle costruzioni, rappresenta un elemento importante per qualificare un territorio e per creare quelle condizioni favorevoli ad un generale benessere per chi vi abita.

L’omologazione ed il degrado dei luoghi conduce “all’angoscia territoriale” termine con il quale si evidenzia il cattivo rapporto tra il soggetto ed il territorio circostante.

Nelle nostre valli, sostiene Salsa, vi sono forti elementi che ci  diversificano rispetto ad altri territori e pertanto ci sono le condizioni per la presenza di una marcata identità.

Elemento importante di questa diversità paesaggistica sono, ad esempio, i prodotti tipici; il modello “Alto Adige” in questo caso è esemplare;  territorio, paesaggio, produzioni tipiche e identità sono i segreti del loro successo.

Da questo punto di vista, ricorda Salsa, nonostante molti elementi positivi, in questi anni, si sono compiuti errori come ad esempio l’aver favorito l’allevamento su grande scala, tipico delle aree di pianura.

Oggi la parola identità è sulla bocca di tutti, ma bisogna stare attenti a due pericoli contrapposti; da una parte si può perdere ma dall’altra c’è la tentazione ad inventarne di nuove. Si rischia, in questo caso,  la “folclorizzazione dell’identità”, ovvero la ricerca di suggestioni folcloristiche solo per i turisti. La conseguenza della crisi dell’identità si riflette sul paesaggio che può perdere le sue caratteristiche di unicità e qualità, diventando omologato e non più distinguibile. Alla base di tutto ci dovrebbe essere un sentimento di orgoglio di chi abita in un territorio con il quale si è instaurato un positivo rapporto di identificazione e che restituisce all’individuo una forte gratificazione.

Ma non bisogna, ammonisce Salsa,  richiamarsi solo  al passato, il territorio deve evolvere, serve innovazione per farlo vivere, altrimenti, come succede in molti casi  c’è la “morte per inedia”.

Il nostro paesaggio non è solo natura ma è il risultato di un “addomesticamento” compiuto dall’uomo e  visibile concretamente nei prati,  pascoli, boschi. Se noi abbandoniamo  queste tradizioni perdiamo anche il nostro paesaggio. Il problema oggi è l’inselvaticamento delle alpi che  fa perdere identità di questi stupendi luoghi.

C’è poi un altro rischio che Salsa definisce come  “società no limits”, ossia la mancanza di limiti nella nostra società che porta allo sfruttamento del territorio senza una visione futura. Contrapposto a questo c’è invece il concetto di sviluppo durevole che prevede di  investire sulla generazioni future.

Salsa porta un esempio emblematico; oggi a scuola bisognerebbe fare la festa dei prati non degli alberi. Non ha più senso rimboschire ancora quando il problema è quello di mantenere i prati che si stanno inselvatichendo, questi sono  errori madornali per la nostra identità ed il nostro paesaggio.

L’identità è in continua  trasformazione, con un filo rosso che lega passato e presente. Il paesaggio è un processo in equilibrio tra trasformazione e innovazione, ma attenzione a perdere tutto se non c’è questa consapevolezza tra i residenti, ammonisce Salsa.

E’ indispensabile quindi una profonda e diffusa conoscenza della nostra storia e delle tradizioni soprattutto da parte dei giovani, altrimenti c’è il pericolo che si crei un pericoloso sfasamento tra le generazioni  ed un sentimento di  alienazione tra i giovani che non riconoscono più l’identità locale.

Tornando alla domanda iniziale riguardo al turismo da sviluppare in Rendena, Salsa sostiene che quello di massa ha ormai i giorni contati. E’ necessario prendere esempio da zone alpine, quali quelle della Svizzera, che in questi anni hanno ottenuto un successo via via crescente, facendo precise scelte per la limitazione del traffico veicolare e sviluppo di un turismo maggiormente sostenibile.

Interessanti anche le riflessioni dei presenti che hanno trovato particolarmente validi i ragionamenti di Salsa.

Il relatore ha concluso auspicando che questo rapporto tra identità e paesaggio venga nuovamente valorizzato, auspicando che si possa parlare, in Giudicarie, di un paesaggio della spressa, della ciuiga e degli altri prodotti tipici locali.

Un ruolo molto importante in questo senso dovrà averlo la cultura, la scuola, la formazione. Da questo punto di vista  tappa è stato molto positivo il  riconoscimento dell’Unesco alle Dolomiti patrimonio dell’umanità.

In questa ottica anche le Comunità di Valle potranno avere un ruolo importante come strumento per un’azione sovraccomunale su ambito più vasto del piccolo Comune.

E’ necessario, ha precisato infine, riuscire a trasformare i nostri villaggi da aree di penetrazione e passaggio a villaggi di sosta, con un progetto mirato e condiviso. Vi sono numerosi esempi nelle vallate alpine e buone esperienze che sicuramente possono essere riproposte in maniera originale.

 

Chi è il professor Annibale Salsa

Fino al 2007 Annibale Salsa è stato professore di Antropologia filosofica e Antropologia culturale presso l’Università di Genova. Dal 2004 al 2010 è stato Presidente Generale del Club Alpino Italiano; fino al 2006 è stato Presidente del Gruppo di Lavoro “Popolazione & Cultura” della Convenzione alpina. Attualmente è presidente del Comitato Scientifico della Fondazione dell’Accademia della Montagna del Trentino; membro accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (GISM); membro del Comitato scientifico della Rivista di psichiatria e scienze umane “Il Vaso di Pandora” e membro dell’Associazione culturale “Dislivelli”. E’ componente della Copmmissione per la pianficazione territoriale e del paesaggio della Comunità delle Giudicarie. Inoltre, si occupa delle minoranze linguistiche dell’arco alpino occidentale e di temi e problemi attinenti l’Antropologia del turismo montano. E’ autore di articoli e di saggi su riviste scientifiche specialistiche e di divulgazione ed è relatore e moderatore in congressi nazionali ed europei. Nel 2008 ha vinto il “Cardo d’oro” premio ITAS.