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Cultura popolare e sociale ed amministrazione pubblica nelle Giudicarie Esteriori
Scritto da Mario Antolini Musón   
Martedì 03 Aprile 2012 10:30

Nel mese di novembre 2011, relativamente alla vitalità socio-amministrativa e logistica delle Giudicarie Esteriori, si è avuto un interessante e determinante incontro, presso il Municipio di Sténico, delle Giunte comunali dei sei Comuni ora presenti: Bleggio Superiore, Comano Terme, Dorsino, Fiavé, San Lorenzo in Banale, Sténico. Un primo ma fondamentale “trovarsi insieme” voluto reciprocamente nella prospettiva di una ipotetica ma possibile unione di tutte e sei le amministrazioni comunali in un unico Comune per tutta la stupenda conca alpina delle Giudicarie Esteriori. 

Certamente si è trattato di un punto di partenza, già precedentemente maturato negli ultimi decenni, per raggiungere finalità ottimali che dovranno essere perseguite, anche se è logico pensare che ci vogliano i necessari tempi di valutazione. Tuttavia credo che opportunamente sia bene tener presente (rilevandone l’intrinseco valore socio-storico) l’osservazione di Roberto Bertolini (in “il Giornale delle Giudicarie”) quando afferma: «A ben guardare non è difficile immaginare fusioni e unioni che riducano il numero di Comuni amministrativi senza travolgere completamente la geografia delle singole zone (...). Occorre riorganizzare, sì, ma attenti alle dinamiche del territorio».

Alla luce di questa intelligente ed indicativa prospettiva credo sia utile e necessario prendere in seria considerazione tutte le dinamiche storiche di un’area, che si estende per soli 246 chilometri quadrati (il 21 per cento delle intere Giudicarie) fra il Garda e il Brenta, protetta da una inclusiva cerchia di monti quasi in un’unica oasi a se stante, ma che, a causa della presenza dei corsi d’acqua della Sarca e del Duìna, è sempre stata nettamente divisa nei tre specifici ed autonomi altipiani del Bleggio, del Lomaso e del Banale. Dopo un primo insediamento delle popolazioni palafitticole nei secoli della preistoria, tutto il territorio è stato poi via via protagonista di numerosi insediamenti umani, che i Romani trovarono già sparsi su tutto il territorio; tanto è vero che, nella seconda metà del primo Millennio dopo Cristo, l’avvento del Cristianesimo portò alla organizzazione socio-ecclesiastica delle tre Pievi: la Pieve di Bleggio (con chiesa a Santa Croce), la Pieve di Lomaso (con edificio sacro a Vigo) e la Pieve del Banale (con chiesa a Tavódo). In considerazione della determinante istituzione dei tre poli socio-ecclesiastici autonomi di riferimento per tutte le popolazioni circostanti, si ha ragione di credere che già prima del Mille tutta la zona fosse caratterizzata dalla presenza degli attuali numerosi piccoli villaggi: 22 nel Bleggio, 14 nel Lomaso e 13 nel Banale. Le tre Pievi, pur successivamente frammentate in “Communitas”, costituiranno per oltre un Millennio l’ossatura portante della vita delle singole popolazioni che solamente con la costruzione del “Ponte delle Arche”, di cui si ha notizia già su documenti del 1248 e del 1403, e, tre secoli dopo, con la realizzazione della carrozzabile Sarche-Tione nel 1850 (ed il successivo costituirsi del centro abitato di Ponte Arche), troveranno le favorevoli circostanze viarie per intrecciare più stretti e vicendevoli rapporti di interconnessione socio-economica.

Lo storico passaggio dal Principato Vescovile di Trento (1803) alla annessione alla Casa d’Asburgo d’Austria (1815) vedrà le tre Pievi e la varie “Communitas” sostituite amministrativamente addirittura da 15 Comuni (Andogno, Bleggio Inferiore, Bleggio Superiore, Campo, Comano, Dorsino, Fiavé, San Lorenzo, Lundo, Premione, Sclemo, Seo, Sténico, Tavódo, Villa Banale) che faranno capo al Distretto giudiziale di Sténico. Soltanto negli anni Trenta del ventesimo secolo, dopo l’annessione del Trentino al regno d’Italia, il numero dei Comuni verrà ridotto a 4 (Bleggio, Lomaso, San Lorenzo Banale e Sténico), i quali si ricostituiranno in 7 con l’avvento della Regione Trentino-Alto Adige negli anni ’50 (Bleggio Inferiore, Bleggio Superiore, Dorsino, Fiavé, Lomaso, San Lorenzo in Banale e Sténico), e che oggi si sono ridotti a 6 con l’unificazione dei due Comuni di Bleggio Inferiore e di Lomaso nel Comune di Comano Terme. Da considerare, invece, che, dal secolo decimonono, i Comuni Catastali delle Giudicarie Esteriori sono e rimangono 34: 12 nel Bleggio, 12 nel Lomaso e 10 nel Banale (rimangono intoccabili qualsiasi sia il sono numero dei Comuni amministrativi).

Chi, però, ha frequentato le Giudicarie Esteriori in passato (e forse anche oggi) ha sempre avuto la netta sensazione di non trovarsi mai in questo o in quel Comune: si è trovato sempre a vagare di paese in paese senza alcun riferimento al rispettivo Comune (a meno che non ci si dovesse recare in uno specifico Municipio). La singolarità del “borgo” ha sempre avuto la netta preminenza sulla organizzazione politico-amministrativa, poiché le popolazioni locali, per secoli e secoli, hanno vissuto e sentito, ciascuna nella propria sede, la vita del proprio villaggio più che l’aggregazione sociale con le popolazioni viciniori, specie dopo la scomparsa delle Pievi come centri di raccolta di tutti i fedeli, e con la nascita delle Curazie prima (fra il 1400 e il 1837) e delle Parrocchie poi (fra il 1900 e il 1967).

Ora è più che giusto e lodevole tendere alla necessaria, utile ed auspicabile unificazione dei servizi pubblici per una popolazione di soli ottomila abitanti, ma tenendo presente l’opportunità determinante di avere presenti tutti i millenari condizionamenti geografici e socio-storici che costituiscono l’elemento culturale locale che non può essere barattato con unioni di pura tipologia giuridico-amministrativa. La legislazione e l’apparato burocratico ha le sue strade da percorrere con le debite finalità “di servizio”, ma ponendo la massima attenzione a rispettare l’aspetto socio-culturale di ogni singola comunità, la quale tesse le fila della propria storia indipendentemente dalle imposizioni logistiche dei “poteri” che, nel tempo, si alternano a capo dei Principati, degli Imperi, delle Nazioni, degli Stati, delle Regioni o delle Province.

Ben vengano le aggregazioni amministrative - (e più presto è, meglio è) -; ma nel pieno rispetto della vitalità di ogni autonoma aggregazione comunitaria, e che oggi - secondo decennio del terzo Millennio - è così esemplarmente evidenziata e salvaguardata da un attivissimo Volontariato localizzato. Si uniscano i Comuni nell’ambio dei “servizi comuni a tutti i cittadini, senza distinzione di sorta”; ma - specialmente nella tipica urbanizzazione così “disseminata” come è quella delle Giudicarie Esteriori - ogni centro abitato dovrà avere modo e norme per continuare a sentire, a vivere ed a gestire la propria autonoma “identità”, che costituisce la massima ricchezza anche della più piccola e distaccata delle “frazioni”, che nel tempo ha saputo mantenere viva ed autonoma la propria identità..

Ovviamente non è un lavoro facile, come non è facile amministrare insieme il lascito testamentario “comunitario” delle Terme di Comano, assistere all’imporsi ed dell’affermarsi dell’abitato di Ponte Arche al centro di un territorio da millenni spaccato in tre, e far convergere, prima l’attività dei 15, poi dei 4, quindi dei 7 ed ora dei 6 Comuni amministrativi verso “servizi unificati ed unificanti”; tuttavia il patrimonio sia ambientale, che socio-economico-culturale delle Giudicarie Esteriori merita di essere valorizzato nella sua globalità (uguale alla somma delle autonome identità) che si distingue nella sua reale ed eccezionale singolarità sempre e solo nel rispetto dei ben 50 villaggi come risultano- rievocando le indimenticabili pagine del Manzoni - sparsi e biancheggianti, come branchi di pecore pascenti, sul pendio dei tre altopiani del Bleggio, del Banale e del Lomaso.