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Serve un piano straordinario per il settore costruzioni trentino
Scritto da Administrator   
Martedì 01 Novembre 2011 07:17

La crisi che continua a attanagliare il settore delle costruzioni e quello immobiliare è strettamente correlata alla crisi finanziaria e alla contrazione della massa monetaria in circolazione. In modo molto simile a quello che avvenne tra il 1973 e il 1980, il rialzo del petrolio e delle materie prime, ha ridotto i margini dell’intermediazione e di conseguenza ridotto pesantemente gli scambi sul mercato immobiliare. L’impressione che questa non sia una semplice crisi ciclica, come afferma spesso l’assessore Olivi, ma un vero e proprio cambio strutturale imposto dall’economia globale, a cui non si possono dare risposte solo sostenendole per qualche tempo con capitali pubblici o delle banche, sta facendosi ormai sempre più evidente. 

Con oltre due miliardi e mezzo di persone che vivono nei paesi emergenti BRIC, come Brasile, Cina, India e Russia, il cui salario è mediamente un quarto di quello italiano, e che stanno consumando sempre più materie prime aumentandone il prezzo, determina una pressione sempre più insostenibile su nostri mercati, sui nostri salari e sul prezzo dei nostri prodotti. La politica che aumenta la spesa pubblica e chiede ciecamente alle banche di sostenere le imprese senza incidere sul costo del lavoro, sui costi dell’energia, sui costi dei trasporti, sui costi dei servizi finanziari come assicurazioni e previdenza, è destinata a condurre l’economia verso un binario morto.

Il problema serio è che questa crisi colpisce e dall’altra premia, settori centrali, cosiddetti “core” dell’economia trentina sui quali si è sviluppata la crescita degli ultimi cinquant’anni. Se infatti da una parte un settore trainante delle costruzioni ha favorito la formazione di una sorta di bolla immobiliare, dall’altra la crescita del petrolio ha anche messo in risalto la potenziale ricchezza dell’energia idroelettrica e della centralità dei trasporti su rotaia, che dall’energia elettrica sono mossi, e dell’autostrada del Brennero come principale arteria economica nel suo collegamento con la Baviera tedesca.

A livello provinciale, e ancor meglio regionale, si deve pertanto studiare una serie di interventi e piani molto complessi orientati a ridare ossigeno al settore delle costruzioni riavviandolo con leggi provinciali ad hoc, a sgonfiare la bolla dei prezzi immobiliari. Alla fine degli anni Settanta, dopo una crisi molto simile a quella attuale per il rialzo dei prezzi petroliferi con le domeniche dell’austerity, il settore delle costruzioni fu riavviato dalla legge provinciale n.44 dedicata al recupero dei centri storici. Quella legge rappresentò il volano della ripresa economica soprattutto nelle vallate più periferiche.

Oggi si devono pensare interventi analoghi che si calino in profondità, perché i problemi sono più complessi di allora. Si può pensare ad una nuova legge provinciale per le migliaia di masi trentini abbandonati, una dettassazione del settore costruzioni spostando le attenzioni verso l’IVA dei prodotti utilizzati, una detassazione ancor più massiccia per gli interventi sopra una determinata altitudine pari agli ottocento, mille metri, perché ormai in montagna sopra quella quota vive solo il 10% della popolazione, mentre una volta tutto il reddito arrivava da quelle altitudini con gli alpeggi e il legname. Pensare inoltre ad una riforma totale degli appalti pubblici, in modo che i lavori vengano assegnati alle imprese locali conosciute e regolari. Alzare inoltre la soglia dell’autonomia dei comuni, nell’assegnazioni di lavori pubblici di piccola entità locale.

A questo poi aggiungere i progetti prospettici facendo partire progetti di trasporti su rotaia evoluti, come vediamo a Monaco, a Parigi, a Bruxelles, che innescano l’economia non solo del settore delle costruzioni, ma anche quello della meccanica e dell’elettronica .

In Trentino avevamo la ricchezza tutta in montagna; nei prati che alimentano l’agricoltura e il turismo, nei boschi per la filiera del legno e nelle acque per l’energia elettrica. Spesso si ha l’impressione che nelle città al centro come Trento, Rovereto e Riva, se ne siano dimenticati.