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Cheyenne: una giovane pastora per un antico lavoro
Scritto da Enzo Ballardini   
Venerdì 08 Luglio 2011 06:30

La vista di un gregge di pecore suscita sempre un’emozione particolare. Da prima sembra una macchia bianca nel paesaggio che si muove come in un disegno, da piccola diventa sempre più grande, riesci a distinguere gli animali, poi vieni avvolto da tutte le parti e rimani immerso in una nuvola bianca in continuo movimento.E la vita dei pastori è da sempre una vita particolare, un po’ zingara, un po’ selvatica, un po’ poetica ed ha ispirato artisti, poeti, pittori, musicisti. 

E’ il caso di Rizzieri, il vecchio pastore di Seo, la cui vita è raccontata in un bellissimo libro di Gianluigi Rocca, pubblicato alcuni anni fa dal museo della malga di Caderzone, dal titolo “L’uomo di nuvole e lana” con pagine e pagine di meravigliose immagini e brani poetici.

Una volta i greggi erano numerosi e provenivano dal Bresciano o dal Veneto per pascolare le nostre montagne. Poi piano piano le presenze si sono rarefatte. Ma quest’anno un grosso gregge ha percorso la Rendena ed ha ottenuto il permesso di pascolare in val Nambino sui pascoli che appartengono alle ASUC di Fisto intorno a malga Zangola, da gran tempo non più monticati dalle vacche.

Anche a Montagne quest’anno è salito un gregge di pecore. Non è guidato da un pastore, ma da una pastora particolare, si tratta di Cheyenne Daprà proveniente dalla Val di  Rabbi; trent’anni, una bella ragazza che ha scelto questo lavoro che le permette di stare a contatto con la natura, con gli animali e con la propria libertà.

Il suo gregge pecore fa ciò che è sempre più difficile fare nelle zone montane, almeno non nelle parti meno facilmente accessibili: sfalciare l’erba.

E’ da molti anni che Bruno Simoni, ex sindaco di Montagne, stava combattendo contro il rimboschimento dei prati che circondano i tre centri abitati. L’attuale sindaco, Michela Simoni, stava cercando un modo originale per riuscire a sfalciare le ripide coste che circondano i tre piccoli centri di Cort, Larzana e Binio, altrimenti in  pochi anni i cespugli avrebbero invaso i prati e circondato tutto il paese fin sotto le case.

I mezzi agricoli non possono essere utilizzati con queste pendenze e allora rimane solo lo sfalcio manuale, con tutti i problemi che comporta in termini di costi e di tempo.

E allora l’idea di affittare un gregge per sfalciare i prati e il contatto con Cheyenne. Così il contratto è stato sottoscritto: dal 19 maggio Cheyenne e il suo compagno Dino si sono trasferiti a Montagne con il loro gregge. Vivono in una roulotte, perché il gregge deve essere tenuto sotto costante osservazione. A Montagne staranno fino a settembre.  Le pecore riporteranno i prati scoscesi che circondano gli abitati ai vecchi splendori. Il Comune ci guadagnerà in termini di manutenzione dei prati che altrimenti, in poco tempo, si trasformerebbero in bosco. Cheyenne oltre a pascolare, in accordo con il Parco Naturale Adamello Brenta, illustrerà il suo lavoro ai turisti e ai ragazzi che soggiorneranno nel vicino Centro didattico di Villa Santi. Cheyenne si è già inserita a pieno titolo nella piccola Comunità di Montagne e ha instaurato con i paesani un rapporto di amicizia e di simpatia. Sono molto apprezzate la sua professionalità, l’impegno ed il grande amore per gli animali.

Finora non ha ancora incontrato l’orso, di casa qui a Montagne, ma il doppio recinto e i tre cani dovrebbero sconsigliare il plantigrado da incursioni con intenzioni bellicose.Nonostante la sua giovane età è già un personaggio noto. Nata in Germania, è già pastora a quattordici anni (una vita fra i pascoli tedeschi, svizzeri e, naturalmente, quelli italiani della Val di Rabbi). La vita e il lavoro di Cheyenne sono stati oggetto di grande interesse di sociologi e documentaristi.  Nel 2008 Luciano Emmer girò il documentario «Le pecore di Cheyenne», proposto alcune volte dalla Rai.  Nello stesso anno girò «Cheyenne, 30 anni», pluripremiato.

Questa di Montagne non sarà la soluzione definitiva al problema ma può essere un piccolo esempio che se darà risultati positivi potrà essere esteso ad altre zone delle Giudicarie. Lo sfalcio di aree limitrofe ai centri abitati è un problema molto sentito in quanto la qualità dell’ambiente, la bellezza e tipicità dei paesaggi dipendono dalla cura e dalle attenzioni che gli vengono dedicate. Un territorio abbandonato con un rimboschimento selvaggio, dal ciglio stradale e  fin dentro i  centri abitati, non  è sicuramente un bel biglietto da visita per un territorio che vuole vivere di turismo e che si trova a fare i conti con vallate, quali quelle del vicino Alto Adige, che da questo punto di vista hanno molto da insegnarci.