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Una giudicariese svela il genoma della fragola
Scritto da Enzo Ballardini   
Domenica 27 Febbraio 2011 09:40

michela troggio

Una giudicariese recentemente è salita agli onori della cronaca. Si tratta della ricercatrice Michela Troggio di Ragoli, che ha seguito un importante progetto di ricerca relativo alla decodifica del genoma della fragola. Dopo il sequenziamento del genoma della vite e del melo, l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, dove Michela lavora, è stato protagonista di un altro importante risultato di portata internazionale.


Il progetto è durato due anni ed è stato realizzato da un consorzio internazionale formato da 37 istituzioni scientifiche, coordinate dall’università della Florida, dove l’Italia è rappresentata unicamente dall’Istituto di San Michele.
I geni identificati sono 34.809 ed è il più piccolo genoma di pianta coltivata finora decifrato. Grazie a questo risultato, si potrà sostenere e potenziare la ricerca nel campo della fragola e dei piccoli frutti (ad es. lampone) per ottenere in modo rapido nuove varietà di fragola: i tempi del miglioramento genetico convenzionale saranno velocizzati per ottenere piante in grado di produrre frutti più salubri e gustosi e che si difendono da sole dalle malattie e dagli insetti, riducendo così gli interventi agronomici in campagna e realizzando una frutticoltura più sostenibile.

In parole semplici cosa è il genoma di un pianta e cosa significa decodificarlo?
Il genoma è l’insieme di tutto il DNA, e dei geni ivi contenuti, ovvero l’intero patrimonio genetico di una specie. I geni contengono le informazioni sulle caratteristiche e le funzioni della pianta. Decodificare un genoma significa ottenere le sequenze nucleotidiche del DNA che lo compone: in altre parole tutte le informazioni genetiche ereditarie che sono alla base per lo sviluppo di tutti gli organismi viventi.

Quali sono le ricadute pratiche di questo tipo di ricerca e che tempi avranno?
Avendo a disposizione il genoma di una pianta si potranno avere in tempi rapidi nuove varietà accelerando i tempi del miglioramento genetico convenzionale ottenendo piante che si auto-proteggono dalle malattie e con frutti più salubri e gustosi. Risulterà più rapido e preciso il compito di selezionare le piante migliori (a livello di piccola piantina in serra), riducendo i tempi dai 4-5 anni del miglioramento genetico tradizionale ai 4-5 mesi di quello assistito.

Ci sono dei rischi rispetto agli studi che state effettuando? Che rapporto c’è tra questi studi e le coltivazioni transgeniche?
Il sequenziamento del genoma di vite, melo e fragola ha permesso di individuare i marcatori molecolari più vicini ai geni che determinano i caratteri positivi di una pianta. Questi marcatori serviranno per assistere il miglioramento genetico convenzionale, si parla infatti di selezione assistita da marcatori. Questo non ha niente a che vedere con le coltivazioni transgeniche.

Rispetto a coltivazioni più diffuse, che hanno anche una importanza dal punto di vista economico per il Trentino come il melo e la vite, avete in programma ulteriori obiettivi per la vostra ricerca?
Il Trentino ha le condizioni ideali per le coltivazioni di fragola e piccoli frutti (lampone, ribes nero e mora) e ne ha ricavato una fiorente attività produttiva. Viste le molteplici proprietà benefiche della fragola e piccoli frutti si stanno sempre più promuovendo presso l’istituto linee di ricerca volte al miglioramento genetico e all’introduzione di nuove varietà. 

L’Istituto Agrario di San Michele all’Adige che ruolo ha a livello internazionale in queste ricerche?
L’Istituto è ampiamente riconosciuto a livello internazionale per i risultati raggiunti nella genomica delle piante da frutto. Le collaborazioni sono numerosissime. Tra le iniziative più recenti promosse dall’istituto trova una collocazione di prim’ordine il Programma Internazionale di Dottorato in Genomica e Fisiologia delle Piante da Frutto (GMPF), in un contesto di cooperazione scientifica internazionale.

Queste ricerche permetteranno un miglioramento generalizzato delle produzioni agricole o c’è il rischio che le conoscenze diventino proprietà di società multinazionali che li sfrutteranno solo per aumentare i propri utili?
No, sono dati pubblici, le ricerche quando sono pubbliche posso essere usate da tutti, multinazionali comprese. Le scoperte prodotte in futuro sulla base di queste potranno essere sia di dominio pubblico che privato, più sono numerosi e importanti i finanziamenti pubblici più saranno le conoscenze “di tutti” ovvero pubbliche a pubblico beneficio.

Si riuscirà con questi studi a contribuire ad aumentare le produzioni agricole e quindi a diminuire il drammatico problema della fame per milioni di persone?
La conoscenza più approfondita dei meccanismi biologici di vite e melo consentirà oltre che il miglioramento qualitativo dei frutti e delle  loro proprietà nutraceutiche, di attuare interventi mirati per la difesa dalle avversità parassitarie, diminuendone il numero e l’impatto, realizzando così nei prossimi anni una politica di agricoltura sostenibile. Con la frutta purtroppo non si risolve il problema della fame del mondo.
E’ soddisfatta della Sua posizione o punta ancora in alto?
Si, sono molto soddisfatta della mia posizione.  Lavoro in un ambiente giovane e stimolante. Ho la possibilità di interagire quotidianamente con ricercatori stranieri e di collaborare con importanti istituzioni internazionali. Continuare a puntare in alto è sempre importante per continuare a crescere e non perdere l’entusiasmo.

Cosa significano per Lei le Giudicarie e Ragoli il suo paese di origine?
Le Giudicarie, ed in particolare Ragoli, rappresentano molto, il luogo dove ho vissuto fino a 19 anni e mi sono formata, dove vive ancora la mia famiglia ed i miei amici più cari e dove amo sempre tornare.


Michela Troggio – Chi è
Michela Troggio, nata a Tione di Trento il 23 marzo del 1971. Laureata in biologia (110/110 con lode) nel 1995 presso l’Università di Parma con un lavoro sulla genetica di popolazioni nelle piante forestali ha ottenuto nella medesima università nel 1999 un dottorato in genetica vegetale. Tra il 2001 ed il 2002 ha quindi condotto una prima esperienza come post-Doc presso l’Università di Davis (California) sotto il coordinamento del prof. David Neale. Ricercatrice senior presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige è coordinatrice di un progetto di ricerca sulla genomica comparativa finalizzato a studiare e confrontare la struttura e l’organizzazione dei genomi vegetali sequenziati.  È inoltre coinvolta nei progetti di sequenziamento di vite, melo e fragola, dove segue lo sviluppo di strumenti finalizzati a supportare il miglioramento genetico tradizionale e gli studi sulle mappe di associazione. Durante questi anni ha instaurato diverse collaborazioni internazionali trascorrendo alcuni mesi presso Myriad Genetics (Utah) nell’ambito dei progetti di sequenziamento, e presso Plant and Food Research in Nuova Zelanda. Nel 2011 è stata eletta come membro della commissione americana per la ricerca nelle piante da frutto appartenenti alla famiglia delle Rosacee (U.S. Rosaceae Genomics, Genetics and Breeding Executive Committee).