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Traduzioni e Comunicazione

Brisa e amanita “siamesi”
Scritto da Alessandro Togni   
Lunedì 08 Novembre 2010 23:12

Ecofiera di Montagna, la spettacolare e bellissima manifestazione fieristica di Tione di Trento giunta alla sua undicesima edizione, anche quest’anno ha potuto indicare quanto e quale successo sia in grado di esprimere attraverso le sue proposte davvero partecipate, e frequentate da un numero di visitatori stimato in 27.500 unità.


In Ecofiera veramente si possono respirare qualità e benessere, positività e sorriso, rimanendo dentro una ‘location’ familiare come Viale Dante, Parco Saletti e Parco Ville, Piazza Cesare Battisti, i luoghi deputati ad ospitare questo avvenimento assolutamente atteso e in grado di raccogliere l’entusiasmo e la simpatia di tutti.
Dalla prima manifestazione organizzata nel 2000 ad oggi, Ecofiera ha sempre mantenuto un suo specifico carattere di popolarità e ricevuto consensi ed apprezzamenti da più parti.
Del resto proprio il numero delle presenze rende testimonianza della sostanziale bontà e del successo di questo appuntamento autunnale tionese.
Sarà per quella sua natura non precisamente specialistica, per l’eterogeneità delle proposte, per la disposizione aperta alle forme dell’economia, che non disdegna però di ritagliare spazi e contenuti dai contorni culturali, scientifici, sportivi e di gioco.
Sarà per la sua “estetica leggera” ma, Ecofiera, è davvero la situazione espositiva più importante di questa nostra periferica terra giudicariese e non solo.
La nuova amministrazione comunale con il sindaco Mattia Gottardi ricevendo in dote un impianto organizzativo negli anni già rodato e sviluppato, ha ulteriormente restituito contributi di immediata e futura progettualità, mantenendo la giusta collocazione all’evento cittadino nel rispetto della doppia anima che da sempre lo ha animato: “Eco”, per sottolineare la vocazione alle proposte di sviluppo sostenibile relative all’ecologia; “Fiera” per avanzare contenuti maggiormente riconoscibili come occasione di incontro e di scambio fra la gente.
E davvero è apparso molto significativo il sostegno e la vicinanza espressa dai rappresentanti della giunta, in particolare dell’assessore al commercio Mario Failoni che oltre ad aver manifestato vivo interesse, ha reso visita a tutti gli stand, per un dialogo che nelle varie forme potesse indicare possibili evoluzioni alla manifestazione.
Sviluppi ed espansioni che in verità già quest’anno si sono concretizzati, ad esempio nei confronti del Gruppo micologico don Giovanni Corradi di Daone, ospite da otto anni in Ecofiera, al quale viene demandata la ‘fabbricazione’ e la cura complessiva della “mostra dei funghi”. E quindi ecco la prima conferenza tematica dedicata alla micologia.
La relazione sostenuta con alta qualità scientifica ma anche intercalata da simpatici suggerimenti e sottolineature dal socio e micologo Alberto Ferretti di Javrè, indicava già nel titolo le due questioni necessarie per tutti i cercatori di funghi: la passione e la conoscenza. Materie e sensibilità queste molto presenti in numerosi soci del gruppo la cui partecipazione all’attività si esplica segnatamente nella raccolta e nella prima distinzione di genere. Non posso ricordarli tutti ma Mansueto Pellizzari, Primo Colotti, Beniamino Crosina, Angela Grandi, Tarcisio Pellizzari, Diego Zamboni, Dino Rossi e Agnese Piolini, Claudio Bonazza, Daniele Boldrini, Tiberio Salvaterra, Ugo Pellizzari, sono certamente da ringraziare per questo fondamentale contributo e per la cura alla mostra.
Ed ancora vanno ringraziate le persone di Mario Salvaterra, Lino Valentini, Martino Marchiori. Non ultimo il dottore forestale Felice Dorna esperto ed amico che ha seguito con Alberto Ferretti tutte le fasi della classificazione.
Tuttavia un importantissimo e singolarissimo apporto all’esposizione micologica in Ecofiera 2010 è venuto da uno dei soci più giovani del ‘don Corradi’: Pietro Mosca di Caderzone.
Iscritto al gruppo dal 2008, il nostro Pietro poco più che undicenne, oltre ad esprimere uno spontaneo entusiasmo per questi esseri fantastici del sottobosco, è ormai già in grado di conoscere e riconoscere numerose specie, lasciando intendere per davvero una vera e propria vocazione alla disciplina, che papà e mamma cercano di favorire nella maniera più consona. Da tre anni Pietro frequenta la mostra di Tione, ma certo quest’anno ha saputo stupire non solo gli appassionati ma anche gli esperti per via di un ritrovamento “unico” nel suo genere: un Boletus edulis, completamente unito alla base con una Amanita muscaria.
Che si siano visti funghi crescere gemelli, oppure l’uno sopra il cappello di un altro, in luoghi improbabili, con qualche particolare deformità o taglia, non è caso raro, succede;  ma che una “brisa” potesse nascere “siamese” con una “muscaria”, non ci era mai capitato di vedere, come non ci risulta nessuna citazione nella letteratura micologica storica e attuale. Forse è davvero una “unicità assoluta”, quella che Pietro ha voluto consegnare alla mostra e l’occasione è apparsa importante anche perché è caduta nel 40° anniversario di fondazione del gruppo micologico daonese.
Una singolarità tuttavia alla quale abbiamo cercato di rendere spiegazione nella considerazione del carattere simbiotico dei due funghi.
Pure se il Boletus edulis è un miceto di riconosciuta e ottima ‘edulicità’, ossia si può consumare a tavola, mentre l’Amanita muscaria anche se sostenuta da fascino fiabesco e brillante coloratura è un fungo velenoso, responsabile di sindrome panterinica, possiamo elencarli entrambi nei funghi simbionti, ossia viventi attraverso un rapporto di mutuo aiuto con gli alberi e le piante.
Dobbiamo pensare che il fungo è solo il frutto prodotto dalla ‘pianta fungo’, che vive sotterranea e si sviluppa in una rete intricata di ‘ife’ chiamata micelio.
Entrambi i miceli (del Boletus edulis e dell’Amanita muscaria), vivono esclusivamente relazionandosi con le radici di alberi come l’abete rosso (Picea abies) o il faggio (Fagus sylvatica), ecc.; in questo senso è normale ritrovare questi due funghi nello stesso territorio montano, e/o solamente dove ci sono gli alberi con i quali possono intrattenere la loro esistenza scambiandosi “nutrimento”, vicendevolmente.  
E’ proprio per la probabilità di una loro vicinanza e di una tempistica similare dei periodi e della crescita che la cultura popolare ha sempre indicato nella muscaria il più classico dei “segnabrise”…“Guardati attorno quando vedi una muscaria, nei paraggi troverai una brisa”. Quante volte non abbiamo sentito questa semplice osservazione.
Tornando al caso del ritrovamento di Pietro se ne deduce quindi che la rete dei due miceli si sia incontrata ed intrecciata e, negli stessi istanti, nel punto dove è nato il Boletus edulis, sia nata anche l’Amanita muscaria; i due funghi nella fase del loro sviluppo si sono uniti alla base formando un esemplare unico, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche morfologiche.
Ora, che le qualità eduli del Boletus siano rimaste integre non si è certi ma a scopo precauzionale è meglio non consumare un fungo ritrovato  in questo stato.
Che l’Amanita si sia trasformata in mangereccia!??! Questa ultima possibilità appare piuttosto remota ma per estendere un giudizio definitivo si sarebbero dovute effettuare analisi di laboratorio al fine di ricercare le sostanze tossiche di norma presenti in Amanita muscaria: acido ibotenico, muscarina, muscazolo, muscazone. Chissà…
Per ora, vogliamo solamente ringraziare e fare i complimenti al nostro giovane socio Pietro Mosca per l’eccezionalità del ritrovamento, augurandogli un buon futuro con la Micologia.