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In Valvestino voglia di Trentino
Scritto da Administrator   
Lunedì 08 Novembre 2010 23:10

In Valvestino, sabato 9 ottobre, si è vissuta una di quelle giornate che dovrebbero lasciare il segno in nome della storia e di quella proiezione di vita amministrativa autonoma della vita comunitaria che è diventata parte determinante della storia stessa.


Infatti nel parlare di storia si è obbligati a fare riferimento a quelle forme di aggregazioni sociali, che dipendono obbligatoriamente dall’esercizio del “potere politico, che nei vari secoli si sta succedendo dando a ciascun territorio ed a ciascuna popolazione, di periodo in periodo, un determinato e quasi sempre diverso modo di “governo” (ossia maniera di intendere e di far vivere la società… tribale, regionale, statale, nazionale, regionale, comunale).
Proprio questo è stato l’argomento che ha visto raccolti numerosi convalligiani dei sette paesi della Valvestino - Armo, Bollone, Càdria, Magasa, Moerna, Persone, Turano - riuniti nella sala del Municipio di Turano ad ascoltare la dotta presentazione del volume “Storia dell’Asar” esposta dallo stesso autore Lorenzo Baratter. Una presentazione che sembrerebbe anomala in quella sede, ed invece è risultata quanto mai inserita in un contesto comunitario, poiché le indagini, gli studi e le attività dell’Asar (Associazione Studi Autonomistici Regionali con sede a Trento) si proiettava su tutti i territori che per secoli e secoli avevano fatto parte del “Tirolo di lingua italiana”, poi Trentino, del quale la Valvestino era sempre stata parte integrante, in quanto obbligatoriamente annessa alla provincia di Brescia, con un atto d’imperio del governo italiano, solo nel 1934.
Ecco l’argomento base: la “storia”, che aggancia anche le popolazioni della Valvestino alle popolazioni trentine, con le quali hanno condiviso tutti i secoli passati, da ancor prima del Mille - (periodo Longobardo-Carolingio, Principato Vescovile di Trento dal 1027 al 1803, periodo asburgico-tirolese 1815-1918) - fino al 1934, quando, l’atto d’imperio del regime fascista, aveva staccato quella stupenda (anche se poverissima) oasi montana dalla provincia di Trento per annetterla alla confinante provincia di Brescia. Un taglio netto, una ferita che ancor oggi sanguina, poiché per oltre sessant’anni non si è fatto nulla per rimarginarla e per porre mano ai grossi problemi giuridico-amministrativi-logistici-viari che quel freddo provvedimento politico-amministrativo politico aveva esasperato e che nessuno si era poi mai preoccupato di affrontarli e risolverli con la meritata e dovuta considerazione sociale.
Anche su queste colonne, a suo tempo, era stata data notizia del referendum del 2008 che quelle popolazioni hanno fatto (e vinto) per chiedere la riannessione della Valvestino alla loro “terra madre” (il Trentino), ed ecco il perché di volerne ancora parlare grazie alla presentazione storico-letteraria di un libro che, appunto, sente coinvolte nelle sue componenti fondamentali anche le genti della Valvestino perché anch’esse parte, inalienabile, viva e vitale, delle genti e delle vicende trentine, specie se considerate, come aveva fatto l’Asar che era nata, ed intensamente ed entusiasticamente vissuto i suoi primi anni, per “studiare” quella “autonomia” che scaturiva dai secoli della storia trentina della quale la Valvestino era stata parte integrante per oltre dieci secoli.
Nella sua analitica esposizione, l’Autore del volume ha fatto sentire e vivere ai presenti quell’afflato storico che riportava i pensieri ed i sentimenti al passato, a quei secoli vissuti nella semplicità, nel lavoro, nel sacrificio ma nei quali la gente aveva saputo e voluto vivere il proprio territorio con i propri Statuti, mediante i quali erano state istituite quelle Comunità localizzate che erano state capaci di attraversare anche i momenti più difficili. Concetti che facevano sentire quel passato “vissuto insieme”, alla stessa maniera, con gli stessi sentimenti, con la propria “autonomia” di aggregazione localizzata, che è rimasta non solo nelle pagine della storia, ma soprattutto nello spirito della gente che l’ha tramandata di secolo in secolo, fino ai giovani d’oggi. Poiché - e questa è la constatazione più eclatante - sono stati proprio i giovani di oggi che hanno voluto riagganciarsi ai valori antichi; sono stati i giovani della Valvestino che hanno voluto il referendum di annessione al Trentino; sono i giovani presenti sul territorio che stanno combattendo la battaglia per riportare la loro terra nella provincia di Trento.
E lo hanno confermato le parole del giovanissimo sindaco Davide Pace, che ha salutato e presentato il relatore in apertura dell’incontro, augurandosi che il movimento (di cui era stato presidente) intrapreso con tanto entusiasmo possa superare le non poche difficoltà che restano da affrontare e da superare; mentre il consigliere regionale del Trentino-Alto Adige, Mauro Ottobre, portando il saluto del Presidente e dei Consiglieri, ha confermato l’adesione della Regione e della Provincia Autonoma Trentino alla richiesta della Valvestino, assicurando il massimo impegno, suo personale e di tutto il Consiglio, affinché in campo giuridico-amministrativo non abbiano a prevalere “intoppi” di sorta, e dicendosi quanto mai lieto e soddisfatto di avere potuto conoscere una terra ed una popolazione così ricche di spirito comunitario e di “verace vita di montagna”.
All’incontro era stato invitato anche il pubblicista Mario Antolini, il quale ha voluto evidenziare due aspetti particolari sull’argomento; prima di tutto ha delineato gli aspetti dell’unione storica della Valvestino con le Giudicarie (anche come diocesi di Trento), sempre legata alla Valle del Chiese: ancora ai tempi dei Lodron, e poi agli organi politico-amministrativi e religiosi di Condino; ed in secondo luogo ha espresso la necessità, da parte di tutti, ad impegnarsi a parlare e scrivere continuamente della Valvestino, non lasciandola sparire nella dimenticanza del silenzio (soprattutto dei mass-media) isolandola ancor più che non lo sia geograficamente.
L’auspicio più concreto che ha aleggiato attorno all’iniziativa culturale è stato il desiderio che venga realizzato quanto prima possibile l’auspicato “tunnel viario” da Baitoni a Persone (pochissimi chilometri già previsti da tanto tempo) che “legherebbe” davvero la terra giudicariese-trentina ad una entità montana del tutto straordinaria e meravigliosa ed, anche dal punto di vista geografico, del tutto unica in tutto l’arco delle Alpi.