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In Baita… con tutti i comfort
Scritto da Administrator   
Lunedì 13 Settembre 2010 06:07

Nella Valle del Chiese oltre 2.200 edifici montano-rurali. In Baita… con tutti i comfort. Parte il “Progetto Baite”, con 30 strutture che saranno ristrutturate dalla Provincia e poi gestite per 15 anni per intercettare il nuovo turismo. Tra vecchie architetture e… Internet.

Vacanze in baita con Internet e tutti i comfort. Pare essere quest l’ultima frontiera del turismo cittadino delle classi benestanti.  Sarebbero più di un milione in tutta Italia i potenziali turisti che sceglierebbero questa vacanza. Profilo, tra i 35 e i 44 anni, status economico e sociale oltre che livello di istruzione medio-alto. Proprio per intercettare questa fetta di turismo sono nati i progetti  «Ca’ da mont» e «Progetto baite», due idee che si propongono  di arricchire l’offerta turistica del Chiese, valorizzando nello stesso tempo parte dell’immenso patrimonio edilizio sparso sui monti della Valle, stimato in 2.200 strutture.
Il primo progetto fu lanciato dal Consorzio Bim, qualche anno fa, e prevedeva la costituzione di una Cooperativa fra i  proprietari, i quali per ristrutturare le case avrebbero potuto accedere ad un mutuo di favore appositamente contrattato con le banche del Chiese. A questo è seguito il progetto Baite, lanciato dalla Pat, che viene realizzato anche nel Vanoi, in Val dei Mocheni e nel Tesino e ha una modalità di attuazione diversa, prevedendo la consegna delle baite alla Provincia, la quale le ristrutturerà a sue spese e le riconsegnerà ai proprietari dopo 15 anni, dopo averle utilizzate in questo progetto di sviluppo turistico.
E’ chiaro ora che questi due progetti, pur differenti nelle modalità, convergono in un’unica direzione che è quella di valorizzare il turismo “soft” sulle nostre montagne e fornire così delle occasioni di reddito integrativo ai possessori di ca’ da mont, oltre allo scopo, non secondario, di non lasciare andare perduto il grande patrimonio edilizio montano-rurale. Detto della Valle del Chiese, con 2.200 strutture, va segnalato il dato relativo all’intero Trentino, che conta 25.000 manufatti di questo tipo. Numeri ragguardevoli, che lasciano intravedere delle opportunità di sviluppo importanti, qualora questo progetto-pilota avesse successo. In questa prima sperimentazioni saranno 120 in tutta la provincia le baite a fare parte del progetto, 30 per ciascuna delle aree interessate.
Una ristrutturazione che sarà il meno invasiva possibile, secondo uno schema di risanamento tipo studiato dalla Fondazione Kessler, ma, come detto, non si rinuncerà a delle soluzioni all’avanguardia, soprattutto dal punto di vista delle nuove tecnologie di produzione di energia pulita e soprattutto niente soluzioni architettoniche aggressive verso la montagna. Lo ha spiegato il presidente del Bim del Chiese Vigilio Nicolini in una riunione di presentazione del progetto svoltasi a Condino a metà agosto, supportato dal dirigente provinciale Diego Loner, che segue il progetto per conto della Pat.
Il target del turista è quello di cui abbiamo già parlato, svelato da un indagine di marketing : «E’ un trend in crescita, quello dei turisti in cerca di contatto con l’ambiente, alla scoperta di folclore e tradizioni locali, ma senza perdere il contatto con il lavoro e le proprie abitudini – ha spiegato Loner». Turismo legato all’ambiente naturale, dunque, alle tradizioni, alla cultura, alle architetture tradizionali ed al territorio. Con l’aggiunta di un tocco di modernità, che però sarà solo “all’interno” e decisamente poco impattante, ossia un collegamento Internet, luce, acqua, alcuni comfort.
Chi può partecipare a questo progetto? In linea di massima chiunque abbia una baita e voglia metterla a disposizione del progetto. Poi le strutture  dovranno avere determinate caratteristiche per poter essere funzionali al progetto. Superficie dai 70 a 120 metri quadrati; non fatiscenti al punto da impedire di riconoscerne le caratteristiche architettoniche, ma nemmeno troppo nuove. Importante l’accessibilità, dunque possibilmente raggiungibili con la viabilità montana e dotate di un minimo di rete infrastrutturale.
Per informazioni rivolgersi al Bim del Chiese.