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Patrick Facchini al via di una stagione fondamentale per la sua carriera sognando il professionismo
Scritto da Angelo Zambotti   
Mercoledì 10 Marzo 2010 10:12

Il 22enne ciclista ronconese Patick Facchini

Il personaggio.
Sognando il professionismo.
Il 22enne ciclista ronconese Patrick Facchini al via di una stagione fondamentale per la sua carriera.

Dalla stagione della prima vittoria tra i dilettanti a quella della definitiva maturità, per cercare di mettersi in luce agli occhi degli osservatori delle squadre professionistiche. Questo ciò che aspetta dal proprio 2010 il ronconese Patrick Facchini, ventidue anni compiuti lo scorso 28 gennaio, passista-scalatore al quarto anno tra i dilettanti delle due ruote. Una carriera che ormai va avanti da sedici anni, iniziata sulle strade giudicariesi per poi attraversare quelle di tutta la Penisola e non solo, un lungo cammino che potrebbe culminare nei prossimi anni con l’ultimo grande salto verso il mondo del ciclismo che conta.

Facciamo qualche passo indietro Patrick, quando hai indossato per la prima volta il dorsale in una gara ciclistica?
«Ho cominciato a correre in bicicletta a sei anni nella società del mio paese, ovvero gli Amici del Pedale di Roncone. Dopo la trafila nei giovanissimi, da esordiente sono passato nel Veloce Club Borgo per due anni, poi da allievo nella Ciclistica Dro per un altro biennio. Per il passaggio negli juniores ho scelto il trasferimento nel bresciano con il Team Valsabbia, infine il triennio da dilettante nell’Unidelta, e da quest’anno sono passato alla Trevigiani-Bottoli».

La stagione scorsa l’acuto nella prima tappa del Giro d’Italia dilettanti conclusasi a Modena. Qual è il tuo giudizio sull’annata messa alle spalle?
«Il Giro era l’obiettivo primario della stagione, quindi la vittoria nella prima tappa e la conseguente maglia rosa (che in realtà nel Giro baby l’anno scorso era bianco-rossa) sono state due grandi soddisfazioni; peccato per il quarto posto finale, visto che ormai speravo nel podio, ma comunque mi sono fatto conoscere e questa era lo scopo principale».

Per l’annata appena iniziata con quali prospettive parte Facchini?
«Questa stagione è fondamentale per la mia carriera. Il mirino è puntato sempre sul Giro d’Italia, poi ci sono altre corse importanti, su tutte il Palio del Recioto (competizione della Valpolicella vera e propria classicissima del ciclismo dilettantistico) del 6 aprile. Intanto domenica 7 marzo andremo nel triestino, poi il 14 l’importante Trofeo Balestra a Palazzolo sull’Oglio».

Per arrivare sino a questi livelli, dilettantistici solo sulla carta perché in realtà in questa categoria si è praticamente professionisti, sono serviti anni di sacrifici.
«Eh sì, la costanza è la prima cosa fondamentale per chi vuole fare strada, certamente il sabato sera non si va a fare “baldoria” se si vuole fare il ciclista, poi le sedute di allenamento che di categoria in categoria vanno aumentando sino a diventare le attuali cinque ore giornaliere in sella».
Il tutto seguendo un mito che ha unito l’Italia come pochi altri personaggi sportivi.
«Il mio ciclista preferito era Marco Pantani, dopo di lui nel nostro sport non c’è più stato nessun vero leader».